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Rompere la gabbia (dell’elettoralismo)

Teresa Noce by Teresa Noce
Novembre 3, 2023
in Resistenza n. 11-12/2023
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Sul numero scorso di Resistenza abbiamo trattato delle elezioni europee, del fatto che siano una farsa, come del resto è una farsa il ruolo del parlamento europeo.

Ma la campagna elettorale per le elezioni europee, che si svolgeranno il 9 giugno, è iniziata e i partiti borghesi hanno già un occhio puntato sui risultati. Questo perché, nonostante il parlamento europeo conti quanto il due di cuori quando briscola è picche, i risultati elettorali rimangono un metro di misura del consenso popolare (poi c’è il discorso sui compensi, i rimborsi, gli affari leciti e illeciti che si fanno fra i corridoi, ma questo è un altro paio di maniche).

Quindi, con un occhio già alla campagna elettorale, il polo Pd delle Larghe Intese (nel quale rientra anche la Cgil) e il M5s minacciano mobilitazioni contro il governo Meloni – e qualcosa sono pure costretti a fare – mentre fra i partiti di governo c’è chi, non potendo vantare di aver mantenuto nessuna delle promesse elettorali, prova a mobilitare in senso reazionario la parte più arretrata delle masse popolari. È il caso della Lega che organizza per il 4 novembre una macabra manifestazione “in difesa dei valori occidentali” a sostegno di Israele, del sionismo e dei massacri contro il popolo palestinese.

Tuttavia fra le masse popolari c’è poco trasporto per le elezioni europee. Certo, la data sembra ancora lontana, ma pesano lo scollamento dalla politica borghese, la consapevolezza che il parlamento europeo conta come il due di cuori e la mancanza di una alternativa ai partiti delle Larghe Intese. Soffermiamoci su questo punto.

Nel campo dei partiti e delle organizzazioni anti Larghe Intese il dibattito su cosa fare alle elezioni europee, ovviamente, è già iniziato. C’è chi punta a usarle per “portare una voce di opposizione nel parlamento europeo” e chi vuole utilizzarle per “definire un perimetro chiaramente anticapitalista”, sperando tutti di consolidare il loro ruolo nella politica italiana come “opposizione ai poteri forti”. Tra i vari obiettivi, ne manca però uno, che è anche il più importante: sfruttare la campagna elettorale per incunearsi nelle contraddizioni della classe dominante (che cresceranno anche per effetto della campagna elettorale), per afferrare e usare gli appigli prodotti dall’iniziativa del Pd e dei suoi cespugli per promuovere, sviluppare e coordinare la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari.

Vi sembra poco?

Proviamo a pensare cosa sarebbe la campagna elettorale se oltre a raccontare “le cose che non vanno” (del resto nel parlamento europeo non si può fare molto di più) i promotori, i sostenitori e i candidati di una lista anti Larghe Intese facessero anche “iniziative di rottura”; se costruissero su questo il loro consenso; se utilizzassero queste iniziative per alimentare la mobilitazione contro il governo Meloni, le Larghe Intese e il loro programma comune.

Il risultato, probabilmente, non sarebbe l’elezione di una nutrita squadra di eurodeputati, ma sicuramente sarebbe una sonora legnata ai servi della Nato, dei sionisti e della Ue che governano il nostro paese.

Il P.CARC non presenterà alcuna lista alle elezioni europee.

Lavoriamo per la convergenza di tutti i partiti e le organizzazioni anti Larghe Intese in un’unica lista che combini i discorsi e i programmi di rottura con iniziative di rottura, con l’obiettivo di rafforzare, estendere e coordinare la mobilitazione delle masse popolari.

Iniziative di rottura
Non occorre inventare nulla, occorre solo mettere in sinergia e in concatenazione le iniziative che le organizzazioni politiche e sindacali e gli organismi operai e popolari già fanno, organizzandole però con continuità e su scala più ampia. Alcuni esempi.
Il 21 ottobre si sono svolte tre manifestazioni contro la guerra degli imperialisti, contro le basi militari e l’economia di guerra. A Pisa è stata tagliata e divelta, pur simbolicamente, la recinzione della base militare Cisam.
Il 31 ottobre è stata divelta la recinzione del cantiere Tav a San Didero.
Il Comitato Autonomo Lavoratori Portuali di Genova ha organizzato per il 10 novembre un presidio al varco S. Benigno, in risposta all’appello dei sindacati palestinesi.
A ottobre, a Leicester, il movimento di solidarietà con il popolo palestinese ha bloccato i cancelli di una fabbrica di droni israeliana. Quante e quali aziende simili possono essere bloccate o sanzionate in Italia?
A settembre, don Giusto, parroco di Como, ha scritto una lettera pubblica per incitare le organizzazioni sindacali a lottare per il diritto alla casa, per incitare il Comune di Como ad assegnare le case e per invitare in parrocchia chi una casa non ce l’ha. Non per pregare assieme affinché il cielo provveda, ma per ricevere la lista degli appartamenti comunali vuoti da occupare.

La lista è parziale. Le possibilità di una lunga campagna elettorale di organizzazione e lotta sono invece infinite.

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