La solidarietà alla Palestina nei paesi imperialisti

In tutto il mondo si stanno svolgendo da settimane manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese.

Particolarmente significative quelle nei paesi imperialisti, poiché sono dimostrazione del vicolo cieco imboccato dalla classe dominante: quanto più alimenta la tendenza alla guerra sul piano internazionale, tanto più infiamma il “fronte interno”.

Se in Italia il Ministro dell’Istruzione Valditara ha invocato l’intervento della polizia contro i collettivi studenteschi che hanno pubblicato sui social messaggi contro i sionisti e l’occupazione della Palestina, in Francia e in Germania le autorità hanno vietato le manifestazioni. In Germania hanno addirittura vietato l’esposizione di qualsiasi simbolo che rimandi alla Palestina e il governo lavora per mettere fuori legge le organizzazioni palestinesi presenti nel paese, dove risiede la più grande comunità palestinese d’Europa.

Nonostante intimidazioni, divieti, aggressioni poliziesche e la martellante propaganda filo sionista, in tutti i paesi imperialisti la mobilitazione cresce.

A Parigi, a Marsiglia, a Lille, a Rennes, già all’indomani del 7 ottobre, migliaia di persone sono scese in strada a più riprese. Il 22 ottobre 30 mila persone hanno sfilato a Parigi in un corteo contro l’aggressione sionista finalmente autorizzato, chiamato da decine di realtà sindacali e politiche.

In Germania, per reprimere le manifestazioni, la polizia ha militarizzato le città con posti di blocco e check point, in particolare nei quartieri a presenza araba e turca.

Nel Regno Unito le manifestazioni non sono state vietate anche se le forze dell’ordine hanno proceduto a minacce, ritorsioni e arresti ogni qualvolta hanno arbitrariamente stabilito che i manifestanti “inneggiavano ad Hamas”. Imponenti manifestazioni si sono tenute a Londra, dove la sede della Bbc è stata ricoperta di vernice rossa per ricordare che l’emittente ha le “mani sporche di sangue” palestinese, mentre a Leicester gli attivisti hanno bloccato una fabbrica israeliana di droni.

Anche negli Usa sono state centinaia le manifestazioni per la Palestina. Particolare scalpore lo ha suscitato la lettera (pubblicata lo stesso 7 ottobre) firmata da migliaia di studenti di Harvard, la più prestigiosa università Usa, che indica i sionisti come unici responsabili della situazione in Palestina.

Grande risalto e impatto hanno avuto anche le manifestazioni chiamate da organizzazioni di ebrei antisionisti. In particolare, la manifestazione tenutasi il 20 ottobre a Washington, che ha visto centinaia di ebrei, accompagnati da arabi e altri solidali, occupare la rotonda davanti agli uffici dei deputati in solidarietà con la causa palestinese: gli arresti sono stati trecento. A New York, il 28 ottobre, migliaia di manifestanti, in maggioranza ebrei e arabi, hanno occupato la stazione Grand Central. Pure qui gli arresti sono stati centinaia.

Ma anche in Israele si manifesta. Il 28 ottobre davanti al quartier generale dell’esercito israeliano si è tenuta l’ultima manifestazione dei parenti degli ostaggi, inizialmente vietata dalla polizia. Finalmente incontrati da Netanyahu dopo tre settimane di silenzio, gli hanno chiesto di scambiare tutti gli ostaggi israeliani con tutti i prigionieri palestinesi. Nella città di Cesarea un gruppo di israeliani ha manifestato contro il governo per chiedere la fine dei bombardamenti su Gaza e la liberazione degli ostaggi.

L’infuocarsi del “fronte interno” alimenta le contraddizioni tra i gruppi della classe dominante. Le mobilitazioni hanno già prodotto importanti sommovimenti.

Il 18 ottobre, in Francia, il Consiglio di Stato, chiamato in causa dal Palestine Action Committee (associazione per l’autodeterminazione dei palestinesi), si è espresso contro la circolare del Ministro dell’Interno che vieta le manifestazioni per la Palestina.

Negli Usa Josh Paul, un alto funzionario del Dipartimento di Stato, si è dimesso in polemica con il “cieco supporto a Israele”.

Nelle istituzioni europee Joseph Borrel (Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri della Ue), ha sconfessato la linea di pieno supporto a Israele di Ursula von der Leyen (presidente della Commissione europea), criticata anche da più di ottocento funzionari della Commissione europea che lei stessa presiede!

E l’elenco potrebbe continuare: vedi lo scontro tra Israele e il segretario generale dell’Onu, lo scontro tra Netanyahu e l’esercito che si scambiano accuse sulle falle nella difesa, ecc.

Insomma, la controffensiva della resistenza palestinese e la solidarietà popolare stanno davvero scuotendo il mondo, fino nel cuore dei paesi imperialisti. Ecco un’altra dimostrazione di cosa significa che gli imperialisti sono tigri di carta.

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