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Trieste. Rappresaglie al porto: vietato organizzarsi!

Compagno P by Compagno P
Marzo 4, 2023
in Resistenza n. 3/2023
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Riprendiamo e rilanciamo un’intervista a Sandi Volk, esponente del Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste (Clpt), effettuata da Visione TV. L’intervista illustra nel dettaglio le rappresaglie a cui i portuali sono sottoposti a seguito dei risultati positivi conseguiti nella loro lotta per la sicurezza dei lavoratori; contro la precarietà e contro la gestione criminale della pandemia e il Green Pass.

Le rappresaglie, volte a minare la loro rappresentanza e a licenziare le avanguardie di lotta (come Stefano Puzzer), hanno determinato un costante peggioramento delle condizioni lavorative. Tutto questo è alla base anche della morte sul lavoro di Paolo Borselli, portuale, avvenuta il 9 febbraio scorso.

Di seguito alcuni brevi passaggi significativi, tratti dall’intervista:

“La presenza del Clpt ha portato a diversi risultati: riduzione della precarietà, assunzioni, una migliore regolamentazione del lavoro e anche qualche miglioramento sulla sicurezza. In definitiva, ha significato la ripresa dell’attività e della presenza dei lavoratori nel mondo portuale. (…)

La ripercussione dello sciopero del 15 ottobre 2021 (i portuali scioperarono per giorni contro l’imposizione del Green Pass come requisito per accedere ai posti di lavoro, diventando così il centro promotore della protesta a Trieste e non solo, ndr) è stata la vendetta delle aziende portuali, che da lungo tempo volevano levarsi dalle scatole il Clpt. Prima l’autorità portuale ha disconosciuto un protocollo sulla rappresentatività che avevamo firmato congiuntamente, appigliandosi a cose abbastanza inventate. Dopo questo, le aziende – pur senza comunicarlo formalmente né al Clpt, né ai lavoratori; noi lo abbiamo saputo dalla stampa! – hanno deciso di non riconoscerci più come rappresentativi e di non fare più nemmeno le trattenute sindacali. Quindi nessun diritto sindacale, nessuna convocazione e nessuna trattenuta.

(…) Oggi la situazione del porto è tornata molto indietro, le aziende sono tornate a fare quello che vogliono, c’è un clima di terrorismo, anche perché nessuno, della cosiddetta opinione pubblica, ha detto niente rispetto a quanto accadeva qui: licenziamenti, sospensioni e rappresaglie.

Le aziende stanno continuando a praticare questo genere di terrorismo. L’obiettivo è creare un clima di paura fra i lavoratori, di modo che se ne stiano buoni e accettino tutto quello che vogliono le aziende. Il risultato di questo clima e di questa gestione ha portato anche alla morte del nostro collega, che è caduto in mare col muletto.

(…) Questi sono i risultati delle vendette sistematiche messe in campo dalle aziende del porto dopo le manifestazioni dell’ottobre 2021, contro dei lavoratori che, semplicemente e a ragione, richiedevano l’applicazione di misure serie di prevenzione (come i tamponi a tappeto gratuiti per chiunque accedesse al porto, ndr) e il rispetto della loro dignità e del diritto al lavoro.

Se andiamo a vedere chi è stato licenziato in conseguenza di quelle manifestazioni, anche se le aziende negano questo legame, vediamo che si tratta quasi esclusivamente di lavoratori del Clpt. Lavoratori significativi, come Stefano Puzzer e come il presidente del Clpt, e altri comunque vicini alla nostra organizzazione”.

***

Il Clpt invita i lavoratori a partecipare allo sciopero contro la guerra di sabato 25 febbraio.

Da un anno e mezzo nel porto di Trieste è in atto una vera e propria campagna di licenziamenti, terrorismo, rappresaglie e vessazioni nei confronti dei lavoratori per “rimetterli al loro posto”. (…)

Lo scopo del clima instaurato in porto è di permettere alle aziende di poter fare quello che vogliono, con i lavoratori alla loro mercé per garantire l’operatività del porto, sempre e comunque. Anche a costo di lasciarci la vita.

Anche – e forse soprattutto – in caso di guerra. Una guerra in cui l’Italia è sempre più coinvolta e che alcuni stanno pervicacemente tentando di far diventare una guerra mondiale. Con media e politici che hanno già iniziato a parlare apertamente di reintrodurre la leva obbligatoria. Una guerra da cui i lavoratori hanno solo da perdere: per ora con aumenti dei prezzi e repressione sui posti di lavoro, in prospettiva come vittime di attacchi, anche atomici (ricordiamo che il porto di Trieste è un obiettivo strategico, visto che ci passa l’80% del petrolio della Germania) e carne da macello come militari al servizio della Nato. Per questo invitiamo i lavoratori di Trieste e Monfalcone a partecipare allo sciopero del 25 febbraio per dare un segnale forte ai guerrafondai che non siamo disponibili a tirare la cinghia, morire sul lavoro o in guerra per tutelare i loro sporchi interessi.

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