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Modena. Processo al Si Cobas

Compagno P by Compagno P
Marzo 4, 2023
in Resistenza n. 3/2023
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Il 20 febbraio si è svolta al Tribunale di Modena un’udienza relativa alla prima tranche del maxiprocesso Italpizza in cui sono coinvolte 120 persone tra operai, sindacalisti e solidali.

Il processo è conseguenza della vertenza diretta dal Si Cobas tra il 2018 e il 2019: scioperi e picchetti hanno costretto l’azienda a rinunciare all’uso illegittimo del Ccnl Pulizie/Multiservizi, allo scioglimento delle cooperative in appalto e all’assunzione diretta della maggior parte delle lavoratrici e lavoratori, permettendo agli operai di Italpizza di ottenere stipendi più dignitosi e di recuperare contributi, retribuzioni errate e Tfr.

Una vittoria contro la precarietà del lavoro nella sua accezione più ampia, ottenuta nonostante lo spregiudicato utilizzo dei più duri strumenti di repressione aziendale – trasferimenti e licenziamenti punitivi, delegate sindacali mandate a spalare la neve sui tetti e costrette a trattamenti degradanti di ogni genere – e il ricorso a squadre di picchiatori. Tutto con il supporto di una Questura che ha “fatto gli straordinari” per contribuire a spezzare la resistenza operaia: cariche violentissime, dispiegato uso di candelotti di gas Cs sparati sulla folla, arresti, avvisi orali, fogli di via e denunce.

Il processo, dunque, è una ritorsione. Tutte le accuse (scioperi e manifestazioni non autorizzate, resistenza a pubblico ufficiale, minacce, violenza privata) sono strumentali, si tratta di un processo politico: la colpa del Si Cobas è di essere un sindacato che ha fatto il sindacato. La procura ci va giù pesante: l’azienda si è costituita parte civile e chiede un risarcimento danni ai promotori della mobilitazione – la prima tranche ammonta a 500mila euro – e, se non pagano, può rivalersi sull’organizzazione sindacale.

La prima udienza, che vedeva sessantasei imputati, si è conclusa con il rinvio di un anno. Ufficialmente il rinvio è giustificato con le difficoltà tecniche e logistiche a gestire un processo tanto ampio nel tribunale cittadino. Più realisticamente è il tentativo di NON entrare nel merito delle accuse che, probabilmente, dovrebbero essere ridimensionate. La bolla si sgonfierebbe troppo presto. Il rinvio è funzionale a danneggiare quanto più possibile gli imputati: molti sono operai immigrati che per il coinvolgimento nel processo non possono più presentare domanda di cittadinanza e subiscono sospensioni del permesso di soggiorno, della carta di cittadinanza e dei ricongiungimenti familiari. Come dire: se non ti condanno, ti rendo la vita difficile!

In occasione dell’udienza, il Si Cobas ha indetto una giornata di sciopero generale provinciale e ha promosso una mobilitazione sotto il Tribunale a cui hanno partecipato centinaia di persone. La voce della classe operaia si è fatta sentire anche questa volta, a dimostrazione che non bastano repressione e intimidazioni per silenziarla.

***

Nella sola provincia di Modena, più di 500 lavoratori e sindacalisti sono coinvolti in procedimenti penali per la partecipazione o promozione di lotte sindacali. Lo stesso Tribunale che ha fatto carte false per archiviare il processo per la strage dell’8 marzo 2020 nel carcere Sant’Anna (la tesi è che otto detenuti sarebbero morti unicamente per overdose da metadone!) si accanisce contro i lavoratori. Carcere e fabbrica: lo spartito sembra diverso, ma la musica è la stessa.

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