Solidarietà a Pietro Ioia e a tutti i detenuti di Napoli!

  • 10, 100, 1000 azioni di ribellione fuori e dentro le carceri
  • Soffiare sulla brace che cova sotto la cenere, imporre un governo di emergenza popolare!

lI 18 ottobre i media di regime hanno diffuso la notizia dell’arresto di Pietro Ioia, garante dei diritti dei detenuti

di Napoli, accusato di aver introdotto, organizzandosi con altri, droga e telefoni cellulari all’interno del carcere di Poggioreale.

L’arresto è stato eseguito dai Carabinieri di Castello di Cisterna a seguito delle indagini condotte della Procura di Napoli sulla base di intercettazioni ambientali e video realizzate dalla Direzione del Carcere di Poggioreale e dalla Polizia Penitenziaria. Le “consegne” sarebbero state effettuate in cambio di alcune centinaia di euro.

È evidente che l’arresto di Pietro Ioia – al di là dei fatti di piccolo cabotaggio che gli vengono imputati, veri o falsi che siano – è un attacco politico e un regolamento di conti. Ioia, con la sua azione di attivista prima e poi di garante dei diritti dei detenuti, è da anni una spina nel fianco proprio di quelle istituzioni della giustizia borghese e di quei corpi di polizia che l’hanno indagato e arrestato.

Ex detenuto comune, Pietro Ioia, dopo circa vent’anni di reclusione ha deciso di dedicarsi alla lotta per i diritti dei prigionieri delle carceri italiane e napoletane in particolare. È stato il primo, con il suo libro Cella Zero, a raccontare dei pestaggi e delle violenze subite dai detenuti del carcere di Poggioreale ad opera della Polizia Penitenziaria.

Nel corso degli anni ha organizzato sportelli, reti di solidarietà e comitati di lotta composti da parenti dei detenuti per denunciare le istituzioni e rendere anche la reclusione un ambito di mobilitazione e di battaglia per condizioni dignitose.

La sua azione lo ha portato a legarsi via via con le più avanzate esperienze di autorganizzazione della città di Napoli: dai comitati per il diritto alla casa a quelli di lotta per il lavoro e di altro genere. Sulla base di queste attività, nel 2019, è stato nominato dall’allora sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, garante dei diritti dei detenuti di Napoli.

Nel 2020 ha assunto posizioni aperte di incoraggiamento e sostegno alle rivolte che i detenuti delle carceri di Poggioreale e di Santa Maria Capua Vetere avevano messo in campo contro il trattamento disumano riservato loro nel pieno della pandemia da Covid-19: negazione dei colloqui con i parenti, mancanza totale di misure di prevenzione, assenza di DPI e nessuna misura di distanziamento e tutela minima della salute.

Durante la campagna elettorale per le politiche 2022, infine, Pietro Ioia ha lanciato un appello a tutti i candidati perché conducessero al suo seguito un’ispezione nel carcere di Poggioreale. Ispezione che ha portato Poggioreale per l’ennesima volta sui titoli di giornale di tutto il paese per le condizioni miserabili e disumane in cui sono stipati i detenuti.

Le denunce e le iniziative di lotta condotte da Ioia e dal movimento di lotta per i diritti dei detenuti sono una spina nel fianco per le istituzioni carcerarie, perché rompono il velo di omertà sull’operato degli apparati repressivi dello Stato e mostrano la natura criminale della borghesia imperialista. Si tratta di azioni che hanno fomentato la lotta dentro e fuori dalle carceri e hanno contribuito ad acuire la contraddizione tra borghesia e masse popolari.

Quanto più si acuisce questa contraddizione, tanto più l’insubordinazione fuori e dentro le carceri aumenta. Per la borghesia i diritti dei detenuti hanno un valore solo fino a quando non mettono in discussione l’ordine costituito. Tappeti rossi vengono stesi a preti e mafiosi con i loro enti e associazioni e la retorica della sottomissione dei detenuti! Galera e gogna mediatica per chi sostiene la trasformazione della richiesta di tali diritti in denunce pubbliche, scioperi, manifestazioni, proteste e rivolte!

L’arresto di Ioia, quindi, non ha certamente al centro i piccoli reati di cui è accusato. La droga, i cellulari ed eventuali altri materiali non consentiti, nelle carceri del nostro paese entrano ed escono quotidianamente sotto la direzione del Vaticano e delle Mafie attraverso una fitta rete di agenti di polizia, preti, personale carcerario, associazioni, ecc. Una rete di potere che Ioia, i detenuti e i parenti con la loro azione hanno più volte portato alla luce e messo in difficoltà. Una rete che i detenuti, i loro parenti ma anche la parte migliore della Polizia Penitenziaria, del personale carcerario e dell’associazionismo devono contrastare con più forza e combattività.

Il mostro Ioia arrestato e sbattuto in prima pagina conferma i due tipi di intervento che le autorità borghesi hanno condotto in questi anni per sedare la ribellione e l’organizzazione della popolazione carceraria:

1. fare concessioni alle richieste dei detenuti, con l’effetto che ognuna di esse finisce per aumentare il prestigio e la forza di chi l’agitazione dei detenuti la sostiene e la promuove;

2. reprimere con la forza ogni forma ed espressione di malcontento e militarizzare maggiormente le carceri, sedando solo temporaneamente proteste, con l’effetto di non risolvere nessuna delle cause delle mobilitazioni, lasciare il personale carcerario in balia del malcontento dei detenuti e quindi spostare solo il problema in avanti.

Con l’avanzamento della crisi generale del capitalismo però la lotta per i diritti dei detenuti e la ribellione all’interno delle carceri sono destinate ad aumentare e svilupparsi. I prossimi governi saranno costretti sempre più a cedere alle rivendicazioni e a concedere indulto e amnistia per evitare di rendere ancora meno governabile la situazione.

La rivolta dei detenuti va a sostegno della ribellione che nel nostro paese monta tra la classe operaia, tra i lavoratori della sanità e nelle aziende capitaliste e pubbliche. Senza la partecipazione attiva dei detenuti e del resto delle masse popolari (comprese le guardie carcerarie) i diritti delle masse popolari nelle carceri non saranno mai garantiti, come non lo saranno nel resto della società. È cosa incompatibile con l’attuale sistema sociale della Repubblica Pontificia.

Compito di noi comunisti è quindi quello di soffiare sulla brace che cova sotto la cenere, di rafforzare la mobilitazione e indirizzarla: essa si sviluppa già indipendentemente da noi in ogni campo della società (anche nel campo nemico), ma senza noi non converge verso l’obiettivo della costituzione del Governo di Blocco Popolare.

A Pietro Ioia e a tutti i detenuti di Napoli esprimiamo la nostra solidarietà e chiamiamo a fare lo stesso, senza se e senza ma, tutte le forze politiche anti Larghe Intese, come PaP, PRC, PCI, Iskra, PC, FGC, PMLI e tutte le altre; i sindacalisti combattivi aderenti a sindacati di base come Si Cobas, USB, SGB, Sol Cobas e SLL ma anche quelli più combattivi aderenti ai sindacati di regime; i comitati popolari come il Cantiere 167 di Scampia, i Disoccupati 7 novembre, la Consulta Popolare Sanità e Salute, il Comitato San Gennaro, gli Studenti No Green Pass, Galleri@rt e il resto del movimento delle masse popolari organizzate.

È profondamente sbagliato e va condannato ogni tentennamento che vari esponenti della sinistra borghese stanno mostrando in questa fase. Il più grave è senza dubbio quello espresso dall’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris che è arrivato addirittura a farsi un’autocritica per aver nominato Ioia garante dei diritti dei detenuti di Napoli durante il suo mandato nel 2019.

Che l’azione di protesta delle masse popolari prenda di mira anche il portavoce nazionale di Unione Popolare perché si rimangi questa dichiarazione ed esprima solidarietà a chi ha contribuito negli ultimi anni alla mobilitazione e organizzazione di un pezzo delle masse popolari.

Gli attivisti e i compagni di Unione Popolare esprimano solidarietà e si mobilitino per il rilascio immediato di Ioia!

Ai detenuti, ai loro familiari e ai comitati di solidarietà con i detenuti, all’arresto del vostro garante fate seguire dure lotte e proteste per richiederne la scarcerazione, per strappare pene alternative alla detenzione, l’indulto per chi è vicino al fine pena, l’amnistia per reati minori e condizioni di vita dignitose anche nelle carceri!

Bisogna difendere le conquiste già strappate e proseguire nella lotta contro l’intero sistema carcerario che non è in grado né di rieducare né di garantire un livello minimo di diritti e dignità. L’arresto di Ioia non è un semplice “caso di cronaca”, ma è il prezzo che la borghesia fa pagare a chi si ribella al suo sistema sociale.

Se alle proteste e alle rivolte dei detenuti si aggiungeranno le proteste e la ribellione di quelle guardie che non si prestano a fare gli aguzzini per conto di chi le manda allo sbaraglio, qualsiasi governo espressione delle Larghe Intese sarà costretto a concedere tutele e diritti!

Anche le guardie devono organizzarsi e denunciare pubblicamente ogni mancanza e ogni abuso, devono svincolarsi dalla retorica della colpevolizzazione dei detenuti, devono ribellarsi. Il sistema va in malora a causa delle scelte politiche della classe dirigente del nostro paese che ha sempre salvaguardato gli interessi dei padroni a discapito delle masse popolari.

10, 100, 1000 azioni di solidarietà con Pietro Ioia e i detenuti di Napoli!

10, 100, 1000 proteste e rivolte dentro e fuori le carceri!

Costruiamo il potere delle masse popolari organizzate!

Costruiamo la rete dei centri del nuovo potere!

Questa è oggi l’opera dei comunisti!

Comitato di Partito Babuskin del (nuovo)PCI – Comunicato n.8 – 19 ottobre 2022

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