Parli di sicurezza sui posti di lavoro? ti becchi una denuncia!

Identificazioni, denunce, multe, divieti non ci scoraggiano dal proseguire gli interventi di propaganda di fronte ai cancelli delle fabbriche e agli ingressi delle scuole.

Il 4 giugno 2021, durante un volantinaggio ai cancelli della Sevel di Atessa (Lanciano), alcuni membri del nostro Partito sono stati identificati dalla Polizia.

L’identificazione durante i volantinaggi alle fabbriche è prassi frequente: la Polizia cerca di intimidire chi va a volantinare e anche gli operai che escono ed entrano. Ma, di fronte all’evidenza che le identificazioni precedenti non avevano sortito particolari effetti, il 4 giugno i poliziotti hanno anche denunciato un nostro compagno, Lino Parra, per “oltraggio a pubblico ufficiale”, per averli “offesi nell’onore e nel prestigio”.

I poliziotti si sono sentiti offesi perché Lino ha risposto all’identificazione invitandoli a fare controlli sulla sicurezza nelle aziende, visto che muoiono sul lavoro quattro operai al giorno – solo il 3 maggio era morta a Prato Luana D’Orazio – anziché su chi chiama i lavoratori a organizzarsi e mobilitarsi per la sicurezza nelle fabbriche.

Da quanto emerge dagli atti giudiziari, il compagno non sarebbe l’unico a essersi guadagnato la denuncia. Dovevano essere davvero molto offesi questi solerti tutori dell’ordine pubblico!

Perché scriviamo di questo episodio, che in fin dei conti è uno dei tanti?

– Perché chi oggi grida al fascismo per il governo Meloni è bene che si svegli alla svelta! I tentativi di bavaglio, la censura, la repressione, le “vie legali” per impedire l’attività politica sono in auge da tempo, anche quando al governo c’erano quelli che oggi si stracciano le vesti per il fascismo che “è tornato al governo”!

– Perché ogni atto repressivo, grande o piccolo, deve essere denunciato pubblicamente; questa è la prima condizione per spuntarne l’efficacia. La repressione dimostra che la classe dominante ha sempre più bisogno di ostacolare la propaganda dei comunisti per mantenere, se non il consenso, la passiva rassegnazione dei lavoratori e delle masse popolari. Questo è il modo con cui la classe dominante impiega le sue forze nella fase terminale del suo dominio.

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