Impedire a Whirlpool di chiudere gli stabilimenti

Le rassicurazioni di Whirlpool? Sì, certo…
Dopo aver tenuto segreto per mesi il suo piano industriale; dopo aver, infine, rivelato di voler vendere tutte le sue attività produttive nell’area EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa); dopo aver disertato il tavolo ministeriale convocato per discuterne — dopo tutto questo, Whirlpool ha annunciato, il 21 ottobre, che ci sarebbero due acquirenti disponibili a rilevare tutte le proprietà. Per mostrare la sua buona volontà, ha anche aggiunto che, in ogni caso, se non si trovassero acquirenti, la produzione nel nostro paese continuerebbe.

È evidente il tentativo di prendere tempo. Quello che è certo è che ci troviamo di fronte a una multinazionale americana che ha incassato milioni di incentivi statali per rimanere in Italia, che ha disatteso ogni accordo sottoscritto negli ultimi anni e che sbandiera ai quattro venti che il 2022 “è il secondo miglior anno nei nostri 111 anni di storia” (Marc Bitzer, presidente e amministratore delegato di Whirlpool Corporation).

Pubblichiamo le corrispondenze relative alle due mobilitazioni di ottobre degli operai Whirlpool e una nota che fa il punto della situazione in cui si trovano i lavoratori del sito di Napoli, alle prese con la lotta per la reindustrializzazione del loro stabilimento, chiuso ormai da un anno.

Corrispondenza da Cassinetta di Biandronno
Il 14 ottobre le RSU dello stabilimento Whirlpool di Cassinetta di Biandronno (VA) hanno indetto 2 ore di sciopero a fine turno per protestare contro l’atteggiamento arrogante della multinazionale che, dopo aver annunciato l’intenzione di vendere tutte le sue attività produttive in Europa, Medio Oriente e Africa, non si è neppure presentata al tavolo convocato al MISE lo scorso 28 settembre. Un insulto ai lavoratori e al paese!

Oltre allo sciopero, nella stessa giornata, è stata organizzata anche una fiaccolata serale per coinvolgere tutta la cittadinanza. Vi hanno preso parte circa 1000 persone: erano presenti i sindaci dei comuni del territorio, i sindacati e anche esponenti politici, fra i quali anche noi del P.CARC e i compagni del PCI.

Corrispondenza da Siena
Il 18 ottobre, le vie di Siena sono state attraversate dal corteo degli operai della Whirlpool per lo sciopero organizzato da CGIL, CISL, UIL e COBAS.

La partecipazione è stata buona, circa 500 persone. Tra queste quasi tutti i 300 lavoratori della fabbrica con familiari e amici, e delegazioni dalle aziende del territorio: le RSU della GSK di Rosia, gli operai del settore della camperistica della Valdelsa e quelli di altre realtà della Valdichiana. Noi del P.CARC abbiamo sfilato in un unico spezzone assieme a PC, PCI, PRC dietro allo striscione “Dalla GKN alla Whirlpool insorgiamo!”, e abbiamo distribuito un volantino a firma “comunisti uniti a sostegno della classe operaia!”

La manifestazione è stata un passo in avanti importante perché, per la prima volta dopo tanti anni, gli operai sono usciti dallo stabilimento di Viale Toselli e hanno marciato con orgoglio, chiamando la cittadinanza a sostenerli. Parlando con loro si percepivano il timore per il futuro e la preoccupazione di non farcela contro quel colosso che è la multinazionale, una multinazionale che non si presenta neppure più ai tavoli del MISE.

Nonostante questo, il corteo è stato animato da comizi e cori con parole d’ordine di riscossa.

Il sindaco di Siena, Luigi de Mossi (Lega), su spinta degli operai, ha dato il patrocinio del Comune alla manifestazione, ha sfilato insieme a loro e ha promesso che farà quanto è in suo potere per difenderli. Ora sta ai lavoratori costringere le istituzioni senesi a mantenere quanto hanno promesso, e soprattutto sta a loro organizzarsi in modo da tenere in mano le redini della mobilitazione, senza delegare a nessuno il destino della fabbrica.

Napoli
Luciano Doria, ex operaio, sulla vertenza per la reindustrializzazione

Nel corso dell’estate, dopo gli ultimi tavoli al MISE, alla Regione Campania e alla Prefettura di Napoli, è emerso che, nell’ambito del progetto di reindustrializzazione, avremmo dovuto iniziare dei corsi di formazione finanziati dalla Regione.

Non era chiaro che tipo di corsi fossero. La Regione temporeggiava dicendo: “Finché non sappiamo che tipo di lavoro andrete a fare, non possiamo iniziare dei corsi generici, sprecheremmo i fondi regionali”.

Dopo l’estate non si era ancora risolto nulla. Il mese di settembre è stato un tira e molla: la formazione inizia, anzi no, non inizia; il consorzio che dovrebbe rilevare il sito c’è, poi non c’è più… Insomma, nessuna risposta certa. A questo punto, abbiamo deciso di riprendere le azioni di lotta: dichiarazioni a mezzo stampa, volantinaggi, fino all’occupazione dell’autostrada Napoli-Salerno del 10 ottobre.

Quando ancora eravamo in autostrada, ci è stato comunicato che l’indomani si sarebbe tenuto l’incontro col Prefetto Palomba. Da questo è scaturito un nuovo incontro al MISE, con la Regione Campania a fare da intermediaria. Il 21 ottobre c’è stato il tavolo: le riassunzioni sarebbero riconfermate, come la reindustrializzazione del sito, ma non è ancora chiaro cosa si farà e chi lo farà. Nel verbale d’intesa siglato al MISE, il Commissario della ZES (Zona Economica Speciale istituita dalla Regione per il recupero del sito industriale-ndr) si impegna ad acquisire lo stabilimento entro il 30 novembre, per cederlo poi a un prezzo di favore all’azienda o al soggetto imprenditoriale che rileverà tutti gli ex operai della fabbrica, alle stesse condizioni economiche e normative che avevano prima. Da settembre 2022 il sito è completamente bonificato; aspettiamo che il nuovo governo convochi un nuovo tavolo al ministero.

In poche parole: il famoso consorzio che ogni tanto dicono che c’è e che poi non c’è, probabilmente non vuole esporsi e non mette niente nero su bianco finché non è certo che i fondi promessi ci sono e con essi anche la concessione dell’intero sito industriale. Se entro il 30 novembre non avremo nulla di concreto, ritorneremo a mobilitarci.

Nel mese di novembre promuoveremo anche un incontro pubblico a Napoli con tutti i nuovi eletti provenienti dalla Campania, senatori e deputati, a prescindere dallo schieramento politico, e anche con quelli che in questi anni ci hanno seguìto e sono stati riconfermati, per verificare il loro impegno sulla nostra vertenza. Inviteremo anche tutti i solidali.

Per l’occasione, probabilmente, proietteremo il docufilm “Via Argine 310”, girato dal regista Pannone e con la voce fuoricampo di Alessandro Siani che spiega tutti questi anni di lotta e quello che abbiamo fatto. Questo docufilm è stato presentato al Festival del Cinema di Roma il 22 ottobre, alla presenza di una delegazione di lavoratori.

Dal canto nostro, non siamo tranquilli, perché il governo in questi anni ha fatto solo promesse mentre le multinazionali hanno sempre avuto mano libera e hanno attuato un vero e proprio caporalato autorizzato. Va fatta una legge per tutelare i lavoratori e le aree dove queste fabbriche producono.

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