Alla crisi generale del capitalismo e al conseguente rovinoso declino del “mondo unipolare” guidato dagli USA è possibile contrapporre il rimedio del mondo multipolare, come sostengono apertamente Vladimir Putin e Xi Jinping? Davvero è possibile immaginare un nuovo sistema mondiale basato sull’equilibrio di diverse potenze, che accettano di collaborare pacificamente fra loro in un regime che rimane di economia mercantile, sulla base del reciproco guadagno? È possibile che la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese possano veramente essere garanti della stabilità mondiale?
Se leggiamo la realtà usando la concezione comunista del mondo si vede chiaramente che stiamo parlando di sogni e speranze irrealizzabili.

Eppure molti compagni, anche qui in Italia, sembrano convinti che questa possibilità esista. Se così fosse sarebbe ormai obsoleto un principio cardine del pensiero rivoluzionario e dell’analisi marxista della crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale: o la rivoluzione socialista previene la guerra imperialista o la guerra imperialista genera la rivoluzione socialista. Noi pensiamo che questo principio sia ancora valido e che sia confermato dalla realtà.

La globalizzazione fu la risposta alla necessità di trovare nuovi campi di valorizzazione del capitale in eccesso da parte dei gruppi imperialisti, immersi fino al collo nella crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale. Alla guida del processo c’erano gli USA, forti della vittoria della Guerra Fredda.
Il crollo dell’URSS e degli altri paesi socialisti in Europa e la ricolonizzazione di molti paesi che, almeno parzialmente, si erano liberati dalle catene dell’imperialismo, avevano alimentato l’abbaglio per il quale gli imperialisti USA credevano di avere campo libero e un ruolo egemone mondiale. Erano infatti gli anni in cui si parlava della “fine della storia”. Tuttavia, la seconda crisi generale del sistema capitalista, iniziata a metà degli anni Settanta, ancora in corso e anzi entrata nella sua fase acuta e terminale, sconvolge ogni cosa, anche il ruolo egemone degli USA come prima e unica potenza mondiale.
Del resto, un processo analogo avvenne nel secolo scorso con la prima crisi generale (1900-1945), che si concluse – per quanto riguarda i paesi imperialisti e dopo due guerre mondiali – con la fine dell’egemonia britannica sul mondo, l’ascesa degli USA che la soppiantò e la ripresa di un nuovo ciclo di accumulazione di capitale.

La globalizzazione è stato un processo che gli USA si sono illusi di poter gestire a loro piacimento, ma ogni mossa che gli imperialisti fanno, apre a nuove contraddizioni per loro irrisolvibili. Ecco quindi, al di là della loro volontà e nonostante i loro tentativi di tenere tutto sotto controllo, l’impetuoso sviluppo di nuovi potenziali concorrenti sul terreno internazionale. In questo contesto, paesi come la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese hanno assunto via via un ruolo sempre più definito, alternativo e antagonista, rispetto al polo imperialista degli USA e agli imperialisti della UE, pur instaurando con entrambi intricati legami nel campo economico, industriale e finanziario.

La globalizzazione ha aumentato l’interdipendenza. Questa realtà oggettiva, costituita da mille opposti interessi, immersi in altrettanti legami reciproci, spiega i contorcimenti e le contraddizioni in cui si dibattono oggi i gruppi imperialisti nei loro rapporti con la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese.
Sulla semplice constatazione di questo dato si basano i ragionamenti di chi crede che sia possibile un mondo multipolare, in alternativa al mondo unipolare a guida USA: visto che tali e tanti sono gli oggettivi legami economici e finanziari, come è possibile che venga rifiutata l’idea di una soluzione che si basa sulla collaborazione, la cooperazione e il mutuo guadagno? Possono i governi dei paesi imperialisti essere così ciechi e stolti da non accogliere la mano tesa di Vladimir Putin e Xi Jinping, la proposta di costruire insieme un futuro di pace e prosperità?

La risposta l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e la vediamo nell’esperienza passata. Ricordate i tentativi di integrazione della Federazione Russa nella Comunità Internazionale? Oggi sembra incredibile, ma era membro del G8 agli inizi degli anni 2000. Perché questa integrazione non è avvenuta? Perché poteva avvenire solo con l’accettazione da parte della Federazione Russa del ruolo di paria, di vassallo al servizio degli USA. Era il ruolo per cui Eltsin, all’inizio degli anni Novanta, aveva creato le condizioni e a cui stava lavorando. Non era possibile alcun rapporto paritario. Putin, ci piaccia o meno, ha posto un freno alla sottomissione della Federazione Russa, ha imboccato la via per conquistare un rapporto paritario e ciò è alla base della guerra ibrida che gli imperialisti USA guidano contro la Federazione Russa.

Gli USA non abbandoneranno mai pacificamente il loro ruolo. Non lo possono fare. In un mondo guidato dall’economia capitalista non è possibile l’esistenza di alcun equilibrio multipolare. Il capitalismo si basa sulla concorrenza. Ogni capitalista deve aumentare il suo capitale illimitatamente e lo fa eliminando, ogni volta che può, i suoi concorrenti. Se non agisce così, viene eliminato da un altro che certi scrupoli non se li fa.
Il fatto che si sia già sviluppato nei fatti il multipolarismo, nei termini che abbiamo fin qui descritto, non appiana le tensioni. È, anzi, proprio il contesto in cui la concorrenza diventa più acuta e aspra. È proprio la condizione per un salto in avanti nella tendenza alla guerra.

La fase imperialista del capitalismo è l’epoca della sua fine rovinosa, della sua disperata lotta per sopravvivere a scapito del futuro dell’umanità. È evidente che il capitalismo sta portando il mondo verso lo scontro militare generalizzato. Non è questione di se, ma di quando e come questo avverrà. In ultima istanza, la necessità di valorizzare il capitale porta dritti alla necessità di distruggere capitale concorrente. La distruzione come rimedio, come viatico all’apertura di nuovi campi di ricostruzione e di nuova valorizzazione. Qualcuno deve vincere e imporre agli altri la sua vittoria: questo è ciò che insegna la storia.
Chi sostiene la tesi del multilateralismo non è così ingenuo da escludere che gli imperialisti USA/UE vogliano arrivare allo scontro, ma agisce come si trattasse di una possibilità evitabile.
Lo scontro è inevitabile ed è già in atto! Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese non potranno mai svolgere il ruolo di garanti di una stabilità mondiale che è già sconvolta, perché proprio quel loro ruolo è ciò che gli USA intendono eliminare.
I compagni che pensano, in questa fase, che il loro compito principale sia fare in modo che il proprio paese si schieri dalla parte di questo polo alternativo e accolga la visione del multipolarismo, facendo principalmente leva sulle contraddizioni interne alla borghesia imperialista europea, si condannano all’immobilismo.

La fase imperialista è, contemporaneamente, l’epoca della rivoluzione socialista! Il passaggio a un ordine mondiale basato sulla collaborazione fra Stati può avvenire solo con la vittoria di rivoluzioni socialiste nei principali paesi imperialisti. Questa è la grande, ineludibile questione che ci troviamo davanti.
Non c’è nulla da attendere, nessuno sviluppo da stare a vedere. Attendere la venuta di un ipotetico nuovo ordine mondiale, derivante dalla vittoria di uno schieramento alternativo a scapito di quello USA/UE (al netto del fatto che gli schieramenti difficilmente saranno così definiti, soprattutto in campo UE), non garantisce nessun futuro luminoso per le masse popolari dei paesi imperialisti.
La vittoria di chi propugna il mondo multipolare non garantisce alcuna fine al capitalismo e alla sua crisi, alle sue speculazioni, al suo sfruttamento, alle sue guerre. Lo garantisce, invece, lo sviluppo della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata e l’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti. Questa rimane l’unica via, l’unico sogno oggi possibile da contrapporre all’incubo della guerra, che inevitabilmente i paesi imperialisti continueranno a muovere contro la Federazione Russa e che, prima o poi, scateneranno contro la Repubblica Popolare Cinese.

La Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese NON sono paesi imperialisti

Gli ex paesi socialisti non possono in alcun modo essere assimilati ai paesi imperialisti, poiché il loro posizionamento e il loro ruolo nel mondo NON deriva dallo sviluppo capitalista, ma dallo sviluppo che essi hanno avuto nel socialismo e grazie al socialismo.
Il punto è che paesi come la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese non sono più paesi socialisti (la società non avanza più verso il comunismo), ma non sono neppure paesi imperialisti (anelli della catena della Comunità Internazionale) al pari degli USA, della Germania, della Francia, dell’Italia, ecc.
Le loro caratteristiche e le loro contraddizioni (quindi anche il loro ruolo e le loro prospettive) sono il frutto di una lotta che – lo ripetiamo perché fondamentale – l’umanità non aveva mai conosciuto e le cui evoluzioni non sono ancora descritte in nessun testo di storia: quella fra l’umanità che avanza verso il comunismo e l’umanità che sopravvive sotto il dominio dell’imperialismo è lotta per instaurare il socialismo.
Chi pretende di accomunare la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese ai paesi imperialisti solo perché sono diventate “grandi potenze” sul piano militare (soprattutto la prima) ed economico e finanziario (soprattutto la seconda) è vittima di un’analisi gretta che con il marxismo, il materialismo dialettico e la concezione comunista del mondo non ha nulla a che vedere. Pertanto, è destinato a non capire un’acca e a portare completamente fuori strada coloro che tenta di convincere sulla base delle “apparenze” – da “Perché non esiste nessun imperialismo russo” – Resistenza n. 5/2022.

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi