Aggiornamenti dalla Sanac di Massa

Lo scorso 3 settembre gli operai della Sanac di Massa (MS) hanno tenuto un presidio davanti alla fabbrica, buttando simbolicamente via le tessere elettorali per protestare contro le istituzioni locali e nazionali che non si occupano della loro vertenza. Erano presenti il sindaco di Massa, Francesco Persiani, alcuni consiglieri comunali e candidati alle elezioni politiche, in particolare di Unione Popolare e anche il Segretario Nazionale del PRC Maurizio Acerbo.

Evidentemente l’iniziativa degli operai ha smosso le acque. Nei giorni seguenti la Regione ha scritto ad Acciaierie d’Italia e al Mise, chiedendo di trovare una soluzione alla crisi del gruppo industriale.

Ma a muoversi sono stati anche e soprattutto i candidati delle liste contro l’agenda Draghi, che si sono messi a disposizione degli operai. Nello specifico, lo scorso 16 settembre le deputate di ManifestA candidate con Unione Popolare, Simona Suriano e Yana Ehm, hanno presentato un ordine del giorno alla Camera, poi accolto dal Governo, sul caso Ilva-Sanac.

I candidati di Unione Popolare Acerbo, Nicola Cavazzuti e Rigoletta Vincenti hanno dichiarato: “Il governo ha fatto proprio un testo che lo impegna a ‘considerare la possibilità di vincolare Invitalia alla sottoscrizione di un aumento di capitale che garantisca una ricapitalizzazione a maggioranza pubblica’ come strada non solo per risolvere la crisi del gruppo Sanac, ma anche per garantire la riconversione ambientale del colosso della siderurgia italiana. Noi lo sosteniamo da sempre e avevamo assunto l’impegno con gli operai davanti ai cancelli della Sanac di Massa che avremmo – grazie alle nostre deputate – presentato un ordine del giorno alla Camera con il decreto Aiuti. L’odg indica la strada per risolvere la crisi del gruppo Sanac garantendo occupazione. Ora tutti i partiti sono chiamati dopo le elezioni a non tradire l’impegno che ha assunto il governo di cui fanno parte.”

È questo un piccolo esempio di quello che intendiamo quando diciamo che i candidati e gli eletti devono mettersi a completa disposizione delle masse popolari. Nella vertenza della Sanac questo è un primo passo che dovrà essere seguito da azioni concrete e di rottura anche una volta conclusa la campagna elettorale.

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