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Whirlpool: 5.000 lavoratori a rischio

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Ottobre 3, 2022
in Resistenza n. 10/2022
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Whirlpool - "A Napoli il governo e i padroni stanno provando a farci sfiduciare e arrendere piano piano, di promessa mancata in promessa mancata. C'è il solito lassismo all'italiana. Sulla nostra pelle sono state fatte tante campagne elettorali ma la soluzione ancora non si vede. Siamo ora in NASPI, attendiamo il tavolo dove dovrebbe essere avviato il Consorzio e definito un piano industriale per formarci al nuovo impiego e definire i vari passaggi necessari. Per ora solo chiacchiere. Noi non arretreremo di un centimetro. La lotta va avanti".

Whirlpool - "A Napoli il governo e i padroni stanno provando a farci sfiduciare e arrendere piano piano, di promessa mancata in promessa mancata. C'è il solito lassismo all'italiana. Sulla nostra pelle sono state fatte tante campagne elettorali ma la soluzione ancora non si vede. Siamo ora in NASPI, attendiamo il tavolo dove dovrebbe essere avviato il Consorzio e definito un piano industriale per formarci al nuovo impiego e definire i vari passaggi necessari. Per ora solo chiacchiere. Noi non arretreremo di un centimetro. La lotta va avanti".

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Dopo la chiusura del sito produttivo di Napoli e la reiterata mancanza di riscontri sul futuro degli altri stabilimenti, ecco che finalmente una risposta arriva. La multinazionale USA scopre le carte e rende noto che ha deciso di vendere le sue attività in Europa, Medio Oriente e Africa (la cosiddetta area EMEA) entro il 30 giugno 2024. Il vice presidente esecutivo della Whirlpool e presidente dell’EMEA, Gilles Morel, è incaricato di portare a termine l’operazione, che – nel caso vada secondo i piani – lo porterà a incassare un bonus di 3 milioni di euro. Ecco svelato il piano industriale che l’azienda ha tenuto nascosto negli scorsi mesi!

Questo è un passo decisivo nel processo di dismissione della produzione in Europa che la multinazionale persegue da tempo. L’accelerazione viene presentata come una risposta al precipitare degli eventi nel contesto internazionale, ma in realtà è evidente la volontà di approfittarne per portare fino in fondo un processo già in corso.

La chiusura dello stabilimento di Napoli fu preceduta da ripetute rassicurazioni sulla volontà di continuare a produrre nel nostro paese, che hanno permesso di incassare ulteriori e ingenti contributi statali. I conseguenti accordi sottoscritti in sede governativa per il triennio 2019-2021 sono stati totalmente disattesi.

La gestione del caso Whirlpool mostra palesemente la sudditanza dei nostri governi agli imperialisti USA e alle loro multinazionali. I sindacati lamentano la mancanza di risposte da parte delle istituzioni interpellate inutilmente nel corso dell’estate, quando Whirlpool, utilizzando la scusa della guerra e del calo delle forniture, ha cominciato a far trapelare l’intenzione di ridefinire la sua presenza nell’area EMEA. Ancora oggi il governo dei “migliori” continua a non dare alcuna risposta ai lavoratori.

D’altro canto i vertici sindacali mantengono un basso profilo, come se il precedente della chiusura di Napoli non esistesse. Infatti, di fronte alla mancanza di risposte, i sindacati ad agosto avevano dichiarato lo stato di agitazione per i circa 5.000 lavoratori del gruppo in Italia, ma senza mettere in campo alcuna azione concreta.

Nonostante alcune dichiarazioni roboanti e battagliere sui giornali, non si registrano oggi le mobilitazioni che sarebbero necessarie vista la situazione, sia per fare pressione sull’azienda che per mettere con le spalle al muro Giorgetti, il MISE e il governo, che in piena attività quando si tratta di mandare armi in Ucraina, finge impotenza di fronte ai numeri della dismissione industriale del nostro paese.

Il basso profilo dei sindacati di regime che alimenta l’attendismo nel corpo dei lavoratori non ha permesso nemmeno di chiamare in causa i candidati alle elezioni politiche. Un grande servizio reso a chi ha voluto tenere fuori dalla campagna elettorale i problemi reali della classe operaia e delle masse popolari!

Ma se questa occasione è andata persa, la partita non è finita.

Questa, in definitiva, è in mano solamente agli operai della Whirlpool: possono aspettare che il prossimo fantomatico governo risolva la loro situazione (e si è visto bene come le Larghe Intese hanno fatto fronte alle crisi industriali in questi anni…) oppure organizzarsi per opporsi alla chiusura degli stabilimenti, mettendo a contributo sindacati, eletti, ma soprattutto la solidarietà degli altri lavoratori e del resto delle masse popolari.

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