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Unità: serviva, serve e servirà

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Ottobre 3, 2022
in Primo piano, Resistenza n. 10/2022
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Serviva unità

I risultati elettorali sono solo la base di partenza del ragionamento che facciamo qui.

Le liste anti Larghe Intese si sono fatte legare le mani dallo spirito di concorrenza e non sono riuscite a volgere a loro favore la posizione che pure avevano conquistato con la raccolta delle firme necessarie a presentarsi.

Il raggiungimento di questo obiettivo, in piena estate, ha dimostrato il diffuso malcontento delle masse popolari per Draghi e la sua “agenda”, ma i capi politici delle liste “antisistema”, presentandosi divisi e in concorrenza fra loro, hanno perso l’occasione per dare una legnata alle Larghe Intese e alla cricca Mattarella/Draghi.

Le elezioni sono state indette in fretta e furia e non è stato possibile accordarsi per formare un’unica coalizione, hanno detto. È vero, ma questo giustifica solo in parte le cinque diverse liste e non giustifica affatto l’aver condotto una campagna elettorale di basso livello, basata solo – o principalmente – su comizi e comparsate in TV anziché su iniziative per mobilitare le masse popolari.

Seguendo l’analisi e le indicazioni del (nuovo)PCI, il P.CARC

– ha spinto i candidati delle liste anti Larghe Intese a promuovere azioni radicali che dessero sostanza ai programmi (più o meno) radicali che venivano sciorinati in TV,

– ha dato indicazione di votare per Unione Popolare (UP) quale lista che, per legame con il movimento operaio e popolare, aveva maggiori possibilità di raccogliere tutto il malcontento contro le Larghe Intese;

– ha chiesto pubblicamente ai capi politici e ai candidati più rappresentativi delle liste antisistema di incontrarsi, decidere insieme quale fosse la lista con maggiori possibilità e far confluire su di essa i voti di tutte, previo impegno a trattare – da subito e per continuare dopo le elezioni – le questioni divisive ricorrendo a strumenti adeguati per coinvolgere nella discussione tutti i militanti, i sostenitori, gli elettori e le masse popolari (assemblee, referendum, ecc.).

In poche parole: prendere esempio e usare nel contesto italiano quello che NUPES e Mélenchon hanno fatto in Francia.

Con la differenza che, avendolo fatto prima delle elezioni, NUPES ha dimostrato di essere davvero una coalizione unitaria e ha conteso la vittoria al partito di Macron e di Le Pen alle elezioni politiche dell’aprile scorso.

Ma non c’è stato verso. Non perché la proposta fosse “campata in aria”, ma perché, pur denunciando la situazione di straordinaria gravità in cui siamo immersi fino al collo, i capi politici, i promotori e i candidati delle liste anti Larghe Intese hanno condotto una campagna elettorale ordinaria, dettata da piccole ambizioni, intrisa di denunce fine a se stesse, scollata dalla realtà concreta.

Giudizio troppo severo? Se è vero che siamo in una situazione di straordinaria gravità, vuol dire che bisogna fare cose straordinarie per fare fronte alla situazione! Farsi la guerra per una manciata di voti e lasciare indisturbati i manovratori rientra nel novero delle cose ordinarie di una campagna elettorale condotta “come se niente fosse”.

Confidiamo che la lezione impartita dalle urne sia recepita. Se non dai capi, dai militanti, dagli attivisti e dai sostenitori delle liste antisistema. Perché, passate le elezioni, si ripresenta oggi la stessa esigenza di unità d’azione e di costruzione di un fronte unitario. Se i dirigenti politici delle organizzazioni antisistema continuano a fare orecchie da mercante, allora è la base che deve pretendere da loro un’autocritica oppure agire di conseguenza e dimissionarli.

Serve unità

I militanti, i sostenitori, gli attivisti e gli elettori delle liste anti Larghe Intese – ma il discorso vale in particolare per i comunisti ovunque collocati (vedi articolo a pag. 6) – hanno il dovere e la responsabilità (non solo la possibilità) di imporre nei fatti la via dell’unità d’azione. Questa è la sola strada per evitare che la delusione per l’avventura elettorale si trasformi in sfiducia e alimenti la rassegnazione, è la sola strada per aggregare e mobilitare le masse popolari che cercano una soluzione agli effetti più devastanti e urgenti della crisi.

Bisogna fare in modo – bisogna imporre – che ciò che i capi e promotori non hanno fatto prima – o hanno impedito che si facesse – lo facciano oggi; bisogna combinare la promozione delle mobilitazioni popolari con la promozione del dibattito aperto e dispiegato sulle questioni che dividono in modo da “risolverle” con il coinvolgimento delle masse popolari.

Servirà unità

La campagna elettorale ha reso ben evidente che le polemiche sulle astratte posizioni di principio non solo lasciano il tempo che trovano, ma spesso sono una scusa per curare orticelli rinsecchiti e deleteri personalismi.

Le questioni di principio che dividono vanno affrontate subito, con trasparenza, serietà, maturità e responsabilità e ciò non è affatto in contraddizione con l’unità d’azione nella pratica.

Servirà unità perché gli imperialisti USA tramite la NATO hanno imboccato la via della guerra aperta contro la Federazione Russa (e imboccano la stessa via contro la Repubblica Popolare Cinese). Bisogna rendere ingestibile il paese a ogni governo che persiste nel seguire la via della sottomissione alla NATO, fino al ritiro dell’Italia da questa disastrosa situazione (stop ai finanziamenti e all’invio di armi al governo ucraino, stop alle sanzioni contro la Federazione Russa).

Servirà unità perché il carovita sta salassando le masse popolari. Non c’è solo l’aumento delle bollette del gas e dell’energia elettrica (e i probabili razionamenti dei prossimi mesi): tutti i prezzi stanno aumentando, dalle materie prime al carburante, dai generi alimentari al vestiario, dalle tariffe del trasporto pubblico alle multe.

Bisogna rendere ingestibile il paese a ogni governo che persegue la via di rovesciare sulle masse popolari gli effetti della crisi.

Servirà unità perché in questo contesto le multinazionali continuano a chiudere e delocalizzare la produzione, aumentano la precarietà e la disoccupazione. Siamo già e lo saremo sempre di più, di fronte a un cimitero di aziende, grandi e piccole, dismesse o chiuse e a migliaia di posti di lavoro persi.

Bisogna rendere ingestibile il paese a ogni governo che non attua le misure necessarie per difendere ogni posto di lavoro, per tenere aperte e funzionanti le aziende e produrre ciò che serve alle masse popolari.

Servirà unità perché la crisi climatica e ambientale richiede interventi urgenti e radicali tanto per ridurre le emissioni nocive, quanto per la manutenzione e le bonifiche del territorio. Solo chi è in malafede continua a chiamare i morti delle alluvioni e degli uragani “vittime della fatalità”!

Bisogna rendere ingovernabile il paese a chi continua a chiacchierare, a inquinare, a devastare e a speculare.

Servirà unità perché non è più tollerabile assistere alla morte di un ragazzino di 18 anni mandato a lavorare gratis dietro il paravento dell’alternanza scuola-lavoro; perché non è più tollerabile assistere agli effetti del disastro dei tagli e dello smantellamento della sanità pubblica.

Servirà unità perché dobbiamo rendere ingestibile il paese a ogni governo che fa gli interessi della classe dominante, sia che prenda ordini in americano, tedesco, francese, italiano o nella lingua “ecumenica” del Vaticano.

Ma, soprattutto, l’unità serve e servirà perché le masse popolari organizzate devono imporre con la mobilitazione un loro governo di emergenza.

Le principali questioni divisive riguardano
– la criminale gestione della pandemia da parte della classe dominante (in particolare Green Pass e obbligo vaccinale);

– l’analisi sulla guerra in corso in Ucraina (ruolo della NATO e ruolo della Federazione Russa);

– la sovranità nazionale (uscita dalla NATO e dall’UE).

Oltre a queste ci sono altre questioni di orientamento generale (e per questo di secondo piano):
– fascismo/antifascismo;

– contrapposizione sui diritti civili/diritti sociali;

– immigrazione;

– disponibilità a intrattenere rapporti più o meno sottobanco con il polo PD o il polo Salvini-Meloni-Berlusconi delle Larghe Intese.
Noi non dobbiamo e non vogliamo omettere o minimizzare queste differenze/contraddizioni in nome di una “unità” che oggi non esiste. Noi dobbiamo trattare (e insegnare a trattare) queste contraddizioni alla luce della contraddizione principale (quella fra masse popolari e borghesia imperialista), alla luce della situazione di straordinaria gravità in cui versa il paese e alla luce della necessaria unità di azione.
Le questioni divisive vanno individuate precisamente e trattate apertamente, nel contesto di un ragionamento politico e di un lavoro di prospettiva. Non devono diventare strumento di sterile gazzarra per difendere astratte posizioni di principio.
Per questo, nonostante esistano differenze, contraddizioni e divisioni, promuoviamo l’unità d’azione di tutti coloro che vogliono avere un ruolo positivo nella lotta di classe di questa specifica fase.

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