Assassini in giacca e cravatta. Un altro omicidio per l’alternanza scuola-lavoro

Il 16 settembre, a pochi giorni dall’inizio della scuola, il diciottenne Giuliano De Seta è morto in fabbrica a Noventa di Piave (VE), schiacciato da una lastra di metallo. Frequentava l’ultimo anno delle superiori e stava svolgendo in azienda il periodo di alternanza scuola-lavoro. Giuliano è il terzo studente ucciso durante l’alternanza scuola-lavoro nel 2022, oltre a 600 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno.

Non sono mancate frasi di circostanza da parte delle istituzioni che, per ripulirsi la coscienza, hanno dato il via a procedimenti legali inutili, se non addirittura dannosi, per individuare la causa della morte di Giuliano. Tanto che tra gli indagati c’è finito pure il docente che gli faceva da tutor scolastico, come se la colpa fosse sua e non dei padroni che sfruttano le ore di alternanza e i cosiddetti “stage” per avere manodopera gratuita!

Giuliano è morto durante la campagna elettorale e il suo omicidio è stato minimizzato dai media e avvolto dal silenzio dei partiti delle Larghe Intese.

Giuliano non era una regina inglese, né un soldato dei battaglioni nazisti ucraini: la sua è una morte scomoda, un omicidio di cui è responsabile lo Stato e di cui la classe dominante non vuole parlare, soprattutto nelle settimane che precedono le elezioni.

Di fronte alle centinaia di morti ogni anno i governi delle Larghe Intese reagiscono sempre allo stesso modo, con leggi che deresponsabilizzano padroni e dirigenti delle aziende, istituendo misure di sicurezza sul lavoro ridicole e inapplicabili, spesso con l’avallo dei sindacati servili. Ma senza dimenticarsi dei “valori cristiani”: se ci scappa il morto le condoglianze alla famiglia sono d’obbligo…

Giuseppe Lenoci, Lorenzo Parelli e Giuliano De Seta sono morti causati dalla politica della classe dominante, fatta di tagli alle spese sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e tagli all’istruzione pubblica, sempre più asservita allo scopo di sfornare carne da macello per i parassiti di Confindustria.

E così, tra diciottenni morti in alternanza scuola-lavoro e ultrasessantenni caduti dai ponteggi, è proseguito come se niente fosse il circo elettorale. Tra successioni di monarchi, divorzi di calciatori e soubrette, passando per il conflitto in Ucraina e gli elogi a Draghi andato a prendere ordini da Biden a Washington, la stampa borghese ha avuto di che scrivere e per la morte di Giuliano è avanzata solo qualche riga, nelle ultime pagine.

Ma per le masse popolari queste morti pesano come macigni.

Lo dimostrano le mobilitazioni degli studenti per il Global Climate Strike del 23 settembre, che hanno portato in piazza il tema dell’alternanza scuola-lavoro e denunciato i veri responsabili delle “morti bianche”, come ama chiamarle la classe dominante, come se questi omicidi non avessero colpevole.

Gli studenti sanno benissimo con chi prendersela. Nelle manifestazioni del 23, da un capo all’altro del paese, i ragazzi hanno denunciato il ruolo complice e responsabile di Confindustria, dei partiti e delle istituzioni; hanno preso di mira le sedi del PD e i palazzi delle istituzioni locali e nazionali. A Napoli a fine corteo gli studenti hanno organizzato un presidio per mettere sotto i riflettori il partito che è da sempre è in prima fila nella promozione dell’alternanza scuola-lavoro, mentre a Roma hanno invocato le dimissioni del Ministro dell’Istruzione Bianchi.

Le masse popolari non ne possono più dei piagnistei e dell’indifferenza di istituzioni e sindacati; NON POSSONO e NON DEVONO più sopportare morti come quella di Giuliano. Contro le morti sul lavoro, l’unica arma è l’organizzazione dal basso.

Pagherete caro, pagherete tutto.

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