Napoli: 10, 100, 1000 mobilitazioni per rendere ingovernabile il paese

MA QUALE CAMPAGNA ELETTORALE! Carovita, disoccupazione, precarietà, sfruttamento.
Oggi a Napoli eravamo ancora in piazza, in corteo da Piazza del Gesù alla Prefettura passando sotto le sedi di alcuni partiti. Ancora più calda la piazza con tanti disoccupati che hanno perso anche quelle poche centinaia di euro di reddito eventualmente per una condanna negli ultimi dieci anni mentre si continuano ad aumentare i miliardi di euro spesi per le armi e l’escalation bellica.
C’è tensione soprattutto nella gestione dell’ordine pubblico ma senza risposte sociali concrete la situazione non potrà che peggiorare.
Abbiamo chiarito che bisogna portare a termine gli impegni assunti rispetto alla nostra vertenza affinché qualunque sia il governo futuro non ci siano scusanti.
La Prefettura, il Comune di Napoli ed il Ministero del Lavoro sono stati nuovamente messi in collegamento per espletare i passaggi per l’inserimento della documentazione normativa ed economica nelle bozze della prossima finanziaria e per la firma del protocollo d’intesa tra gli enti per i disoccupati di lunga durata appartenenti alle platee storiche.
Nelle prossime ore daremo le prossime scadenze che potranno essere spesso convocate velocemente per andare a portare in tutti i comizi elettorali che ci saranno un po’ di realtà proletaria.
dalla Pagina Facebook Movimento di Lotta - Disoccupati “7 Novembre” - 25 agosto

Questa estate i disoccupati di Napoli, organizzati nel Movimento di lotta – Disoccupati “7 novembre” e nel Cantiere 167 Scampia, non hanno dato tregua alle istituzioni. Ogni settimana cortei, presidi, assemblee hanno attraversato la città, in un’ampia e articolata mobilitazione per conquistare il diritto al lavoro.

29 giugno. I disoccupati organizzati occupano il Comune, contro il concorso bidone per l’assunzione di 500 netturbini, assolutamente insufficiente per numero di assunzioni previste e organizzato in maniera tale da favorire il clientelismo ed escluderli dalla partecipazione. Per inciso, su questo concorso due settimane dopo la Procura avvia un’inchiesta dalla quale emerge che per partecipare i candidati devono pagare fino a 25.000 euro.

6 luglio. Il Movimento “7 novembre” e Cantiere 167 siedono a un tavolo con i rappresentanti del Ministero del lavoro, della Prefettura di Napoli, del Comune di Napoli e dell’Assessorato al Lavoro. Al tavolo vengono presentate ed illustrate diverse ipotesi progettuali del Comune, concordate con il Ministero del lavoro, che raccolgono la rivendicazione delle due organizzazioni: impiegare i disoccupati di lungo corso in lavori socialmente necessari, utili e dignitosi.

È il risultato di una mobilitazione che va avanti da anni e nel corso della quale i disoccupati organizzati non si sono limitati a rivendicare soluzioni alle istituzioni, ma hanno elaborato dal basso un progetto per il loro impiego nella riqualificazione della città e hanno lottato con tenacia e costanza per imporlo.

15 luglio. La lotta non si arresta di fronte alle promesse delle istituzioni, viene anzi rilanciata per imporne il rispetto con la mobilitazione. Nel frattempo comincia la crisi del governo Draghi. Il rischio è che la situazione possa essere usata come scusa per congelare la vertenza. Nel centro di Napoli si tiene un’assemblea con centinaia e centinaia di disoccupati per decidere come proseguire.

16 luglio. Una delegazione incontra a Roma il Ministro del lavoro, per chiarire che i tavoli per realizzare il progetto di impiego dei disoccupati devono andare avanti, che ci sia o meno la crisi di governo.

17 luglio. Una nuova delegazione consegna un proprio documento al Presidente della Regione Campania De Luca e svolge un incontro con l’assessore al lavoro di Napoli per sollecitare l’accelerazione della vertenza.

20 luglio. Centinaia di disoccupati si muovono in corteo verso la Prefettura dove, dopo alcuni momenti di tensione con la polizia, vengono ricevuti per aggiornamenti sull’andamento del progetto. La giornata di lotta si incrocia con la mobilitazione in solidarietà ai sindacalisti del Si Cobas e di USB arrestati a Piacenza (vedi articolo a pag. 9) che si sta svolgendo la stessa mattina e il 23 luglio una delegazione dei disoccupati è nella città emiliana per il corteo nazionale.

27 luglio. I disoccupati sono ancora in piazza per chiedere il rispetto degli accordi presi e per inaugurare la loro “campagna elettorale”, promettendo che saranno presenti ad ogni comizio per chiedere conto a chi si candida di cosa intende fare per i problemi dei proletari.

5 agosto. Nuovo corteo per le vie della città. Alle rivendicazioni delle precedenti giornate di lotta si aggiunge la contestazione della misura, da poco approvata dal Governo e divenuta in quei giorni operativa, che revoca il Reddito di Cittadinanza a chi ha commesso reati nei 10 anni precedenti. Viene assediato il Consiglio Comunale, con momenti di tensione con le Forze dell’Ordine.

8 agosto. Ancora una manifestazione dei disoccupati organizzati mentre è in corso la Commissione lavoro del Comune di Napoli. Il giorno dopo in tutta la città compaiono striscioni contro il carovita, la guerra, la disoccupazione e la gestione della pandemia, firmati dal movimento dei disoccupati.

15 agosto. Le trattative con le istituzioni sono sospese con la scusa che il governo “è in carica solo per gli affari correnti”. Tutto questo mentre Draghi trasmette alle Camere vari decreti che stanziano quasi due miliardi aggiuntivi per le spese militari. A fronte di questa presa in giro, a Ferragosto ancora una volta centinaia di disoccupati sono in presidio vicino alla sede Rai – dove inscenano un lido balneare – per chiedere il rispetto degli accordi presi.

25 agosto. Un nuovo corteo si dirige verso la Prefettura, passando sotto la sede di diversi partiti, mentre il movimento dei disoccupati annuncia una grande giornata di lotta nazionale a Napoli per l’autunno.

La mobilitazione sviluppata nei mesi estivi dai disoccupati napoletani è un esempio per tutte le organizzazioni popolari del paese. La classe dominante ci sta portando alla rovina e questo autunno si preannuncia disastroso. Dobbiamo rendere il paese ingovernabile alle sue istituzioni con cortei, manifestazioni, presidi, picchetti, occupazioni e ogni altra forma di mobilitazione: non dobbiamo dar loro tregua! Dobbiamo fare come i disoccupati organizzati che non hanno dato respiro a Comune, Governo e Regione, e non si sono fatti legare le mani dal legalitarismo né intimidire dalla repressione.

Il loro esempio è ancora più significativo perché non si sono limitati a rivendicare il diritto al lavoro, ma si sono messi al servizio di una progettualità nata dal basso: nel corso degli anni hanno, infatti, elaborato un progetto di riqualificazione del territorio basato sul loro stesso impiego. Inoltre, nel loro percorso hanno sempre guardato alla propria lotta come parte della lotta più generale di tutte le masse popolari e costruito legami con altre organizzazioni.

Sono aspetti fondamentali perché vanno nel senso di costruire quella rete di organismi popolari e operai capace di prendere in mano il governo del paese e salvarlo dalla catastrofe verso cui ci porta la classe dominante.

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