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Cosa cova ai cancelli delle fabbriche lombarde?

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 2, 2022
in Resistenza n. 7-8/2022
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Lettera alla Redazione

Maggio e giugno sono stati mesi intensi per il lavoro operaio e sindacale della Federazione Lombardia del P.CARC, che si è svolto in maniera articolata ai cancelli di aziende della Lombardia e della provincia di Verbania Cusio e Ossola.

Abbiamo propagandato e promosso lo sciopero generale del 20 maggio, proclamato unitariamente da tutto il sindacalismo di base contro la guerra, l’economia di guerra e il governo. Abbiamo fatto conoscere i contenuti delle iniziative tenute dal Collettivo di Fabbrica della GKN di Firenze. Abbiamo invitato a partecipare alle presentazioni del libro I Consigli di Fabbrica degli anni Settanta – La parola ai protagonisti (Edizioni Rapporti Sociali), svoltesi a Bergamo e a Domodossola, e alle iniziative di solidarietà nei confronti di Simone Casella, nostro compagno licenziato per la sua attività sindacale e politica. In ogni occasione abbiamo orientato e spinto gli operai ad organizzarsi sul proprio luogo di lavoro.

Le diffusioni di volantini spesso prevedono la partecipazione di giovani studenti, operai in pensione o semplici simpatizzanti del P.CARC e sono avvenute all’Iveco di Brescia, alla Cromodora di Ghedi (BS), alla Vetrobalsamo di Sesto San Giovanni (MI), all’Idrochem di Pieve Vergonte (VCO), alla RSA Emmaus di Gratosoglio (MI) e alla Whirlpool di Cassinetta (VA).

Aziende e ambiti di lavoro molto diversi tra loro, ma con il comune denominatore della preoccupazione per la crisi generale e la guerra in corso.

Oltre a questa preoccupazione, sono varie sono le problematiche emerse parlando con i lavoratori. In alcune aziende è evidente lo sfruttamento massiccio di manodopera interinale, poco formata e utilizzata spesso per carichi di lavoro molto pesanti, oppure per mettere in concorrenza i lavoratori più giovani con quelli meno giovani, o per aumentare i ritmi di produzione a scapito della sicurezza. In altre, come alla Vetrobalsamo, c’è una netta prevalenza di manodopera immigrata, assunta tramite cooperative, ed è palpabile il regime da caserma. Alla Whirlpool di Cassinetta, dopo la chiusura dello stabilimento di Napoli alla fine del 2021 e le ultime dichiarazioni della dirigenza, che minaccia di lasciare il mercato europeo, il processo di morte lenta sembra a una svolta negativa.

Ovunque abbiamo trovato operai che si chiedono che cosa bisogna fare in una situazione del genere e che sono interessati a sapere cosa succede nelle altre aziende, del proprio come di altri settori produttivi.

Le diffusioni sono molto formative, soprattutto per i giovani, e sono delle occasioni per contrastare le tesi più disparate e fuorvianti. Ad esempio sfatiamo falsità come “la classe operaia non esiste più” e mettiamo le mani in pasta nelle contraddizioni reali.

Le iniziative in solidarietà con il compagno Casella e le presentazioni del libro I Consigli di Fabbrica, che abbiamo propagandato ai cancelli, grazie alla partecipazione operaia si sono trasformate in vere e proprie assemblee con i lavoratori. Nonostante emerga una grande sfiducia nella propria forza, nei propri colleghi, nei sindacati, siano essi di base o confederali, abbiamo trovato lavoratori che con speranza guardano a quello che sta facendo il Collettivo di Fabbrica della GKN. Da comunisti supportiamo con ogni mezzo, mettendo a disposizione la nostra esperienza, tutti coloro che hanno questa spinta a organizzarsi e vogliono intraprendere lo stesso cammino, al di là delle tessere sindacali o politiche.

Voglio sottolineare come siano molto formative anche le obiezioni che riceviamo dai lavoratori, perché ci costringono a mettere al centro l’aspetto di classe, a essere meno astratti e a calare nel concreto la nostra linea.

Portare fuori dalle aziende la bandiera rossa e la falce e martello è necessario per ridare fiducia agli operai e farli interessare al movimento comunista. Per questo invitiamo anche le altre organizzazioni comuniste a fare altrettanto, singolarmente o assieme a noi. Anche da queste azioni passa quell’unità dei comunisti che tanti auspicano.

L’intervento fuori dalle aziende, i volantinaggi e le iniziative pubbliche che promuoviamo costantemente sono una scuola. Dimostrano come, nonostante i cambiamenti innegabili del tessuto produttivo e il predominio del capitale speculativo, la classe operaia rimane la principale protagonista della lotta di classe. Il nucleo fondante del sistema è ancora lo sfruttamento dell’operaio da parte del padrone: su questo si basa tutto il funzionamento della società capitalista.

Compito dei comunisti è orientare e spingere i lavoratori a organizzarsi, partendo dalle condizioni oggettive, per creare quelli che saranno i nuovi Soviet: organizzazioni operaie nelle aziende che saranno l’asse portante del nuovo potere.

Non sono i padroni ad essere forti, ma è la classe operaia che deve imparare a far valere la propria forza!

Matteo Chindemi
Responsabile del settore Lavoro operaio e sindacale della Federazione Lombardia

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