Alle organizzazioni sindacali promotrici dello sciopero del 20 maggio – Contributo a un bilancio necessario

Sviluppare l’iniziativa sul terreno politico è la strada per estendere i risultati ottenuti e superare i limiti di partecipazione

Lo sciopero del 20 maggio è stato indetto il 9 aprile, quindi è stato preparato in poco più di un mese. Nonostante questo

Allo stesso tempo l’adesione allo sciopero nelle aziende e la partecipazione alle mobilitazioni di piazza sono state scarse: “siamo sempre i soliti” per dirla con le parole di alcuni promotori.

Da dove vengono i risultati in termini di adesioni? Dal fatto che lo sciopero del 20 maggio non è stato il classico sciopero sindacale (su una lista di rivendicazioni al governo e al padronato), ma è stato uno sciopero politico: contro la guerra, l’economia di guerra, il governo della guerra. Sviluppare l’iniziativa dei sindacati conflittuali sul terreno politico è il modo per estendere i risultati ottenuti e superare i limiti di partecipazione.

Per svolgere un’attività sindacale efficace nella situazione creata dalla crisi del capitalismo, dalla pandemia e ora dalla partecipazione del nostro paese alla guerra degli imperialisti USA contro la Federazione Russa, bisogna che le organizzazioni sindacali conflittuali impieghino le loro forze, le loro relazioni, il loro prestigio sul terreno politico. Sviluppare l’azione sul “terreno politico” non vuol dire

  • né smettere di fare attività proprie dei sindacati (contrattazione, ecc.): istruttivo a questo fine l’esempio dei sindacati baschi ELA e LAB;
  • né crearsi una sponda politica nelle istituzioni borghesi: cercare un qualche partito che faccia da portavoce degli interessi dei lavoratori o mandare propri esponenti in Parlamento per condizionare in senso favorevole ai lavoratori l’azione del governo,
  • né diventare un “sindacato comunista”, cioè unificare nella stessa organizzazione la lotta sindacale e la lotta politica: sarebbe un cattivo sindacato (non unirebbe i lavoratori su grande scala e lascerebbe gli altri lavoratori nelle mani degli agenti della borghesia) e un cattivo partito rivoluzionario (ridurrebbe la sua azione a rivendicare miglioramenti delle condizioni di vita e di lavoro sempre sotto la direzione dei capitalisti).

Sviluppare l’azione sul terreno politico significa contribuire con la forza e il prestigio dell’organizzazione sindacale alla riscossa generale dei lavoratori e delle masse popolari: promuovere la mobilitazione dei lavoratori a occuparsi della salvaguardia delle aziende, l’organizzazione dei precari, dei cassintegrati, dei disoccupati, la mobilitazione comune non solo contro il governo Draghi, ma 

  • per cacciare il governo Draghi, il governo della guerra, del carovita, della devastazione ambientale, della chiusura delle aziende
  • per dare al paese un governo deciso e in grado di attuare le misure d’emergenza che le organizzazioni sindacali stesse  indicano come necessarie.

Nella situazione attuale, per svolgere un’attività sindacale efficace occorre non ridurre il proprio compito a contrattare con i “datori di lavoro” i salari e le condizioni di lavoro (le condizioni dell’asservimento dei lavoratori ai capitalisti e alle loro autorità), ma darsi un “piano di guerra” contro i padroni e le loro autorità, funzionare da scuola di organizzazione, di solidarietà, coscienza, lotta di classe e adottare metodi di lotta all’altezza della situazione, in particolare contro il carovita e la guerra. Dalle denunce e le proteste alle irruzioni in consigli comunali e regionali, dai presidi contro gli speculatori sui prezzi del gas e dell’elettricità (in tanti tuonano contro le speculazioni, ma le principali aziende italiane operanti nel campo dell’energia sono ENI, Enel, GSE, Snam, Terna, Italgas: tutte aziende pubbliche, i cui principali azionisti sono Cassa Depositi e Prestiti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze) allo sciopero dell’IVA sulle bollette e alle spese proletarie. Dalle denunce sull’invio di armi alla moltiplicazione di iniziative come quelle dei lavoratori dell’aeroporto di Pisa e dei portuali di Genova che hanno bloccato l’invio di armi per le guerre degli imperialisti USA-NATO. Non sono i metodi di lotta usati normalmente dai sindacati? Vero, ma la situazione non è normale, quindi “a mali estremi, estremi rimedi”!

Per quanto riguarda i lavoratori che hanno partecipato alle mobilitazioni di piazza, la cosa importante è che ognuno torni a casa con le idee più chiare su cosa fare: su cosa occorre fare e su cosa lui può fare.

I risultati dell’azione dei padroni e dei loro governi sono sotto gli occhi di tutti: aziende che chiudono una dopo l’altra, precarietà senza limiti, carovita, povertà, pandemia, guerra, cambiamento climatico… Se non è roba da matti questa! Il guaio è che i padroni e i loro governi non sono in manicomio: comandano, dirigono il nostro paese.

Finché noi operai e masse popolari restiamo nelle loro mani, subiamo le conseguenze delle loro azioni. Possiamo indurli a moderarsi in questo o in quello, fargli paura, costringerli a fare ora una cosa e ora l’altra. È quello che facciamo con le lotte rivendicative. Possiamo farlo con più forza. Ma in definitiva siamo nelle loro mani. E se noi ci fermiamo lì, loro faranno di peggio.

Una parte di noi, stufa e delusa dei risultati scadenti e comunque provvisori della nostra resistenza, delle nostre lotte rivendicative, delle nostre dimostrazioni e dei nostri scioperi di protesta, darà ascolto alle proposte dei gruppi più reazionari, arroganti e criminali della classe dominante (fascisti, razzisti, guerrafondai), si arruolerà nelle file della mobilitazione reazionaria , cercherà di crearsi uno spazio vivibile per sé e la sua famiglia scagliandosi contro quelle masse popolari che i gruppi più reazionari indicano come causa dei mali (gli immigrati, i “lavoratori garantiti”, i baby pensionati, gli emarginati, ecc.).

Tutto questo lo possiamo evitare. Come? Organizzandoci e coordinandoci per strappare ai padroni la direzione del paese e per riorganizzare le attività economiche e il resto delle attività sociali in modo confacente ai bisogni, ai migliori sentimenti e alle idee più avanzate delle masse popolari e chiamando tutti a partecipare a quest’opera. I lavoratori organizzati lo possono fare.

Per strappare ai padroni la direzione del paese, il primo passo è organizzarsi fin da subito in ogni posto di lavoro: 10, 100, 1000 Collettivi di Fabbrica come quello della GKN!

  1. Trova altri due o tre colleghi decisi a darsi da fare: usa ogni occasione e non partire dalla tessera sindacale
  2. vedetevi (almeno all’inizio) fuori dall’azienda, lontano dall’occhio del padrone
  3. studiate insieme la situazione: lo stato dell’azienda, i problemi più pressanti dei lavoratori, i punti di forza su cui fare leva, ecc.
  4. decidete le iniziative da prendere, anche piccole, per raccogliere altri colleghi, difendersi con maggiore efficacia e costruire passo dopo passo rapporti di forza favorevoli,
  5. collegatevi con lavoratori, singoli e gruppi, di altre aziende, con altri comitati e movimenti popolari della zona.

Questa è la strada da percorrere, meglio che ognuno è capace, migliorando via via quello che è capace di migliorare. Noi comunisti faremo la nostra parte. Che sia una strada difficile è vero: la corrente contraria è forte, i falsi amici dei lavoratori e e delle masse popolari sono ovunque, i nostri limiti sono ancora grandi e facciamo errori. Ma non ci sono alternative né scorciatoie né nicchie al riparo dalla tempesta. Quindi l’importante è imparare e avanzare. Imparare a fare facendo, imparare a combattere combattendo, passo dopo passo, fino a vincere.

Partito dei CARC – Commissione nazionale Lavoro operaio e sindacale

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