Voci dallo sciopero del 16 dicembre

In collaborazione con l’Agenzia Stampa “Staffetta rossa” abbiamo raccolto dalle piazze dello sciopero una serie di testimonianze e valutazioni. Di seguito ne riportiamo una selezione, molte altre sono pubblicate su www.carc.it
Da tutte emergono chiaramente due cose: la prima è che l’esperienza e l’esempio della lotta degli operai GKN ha “fatto breccia” nel cuore e nella testa di tanti lavoratori; la seconda è che tutti, ma proprio tutti, dicono che non bisogna fermarsi e che occorre dare continuità alla mobilitazione contro Draghi.

La nostra è un’azienda che va bene, non ci sono problemi. Però oggi siamo qua a scioperare anche per gli altri, per i giovani, perché a livello sociale ci stanno massacrando. Scioperiamo anche per la libertà di tutti a lavorare, perché non è tollerabile che per entrare al lavoro si debba mostrare un “marchio”.

Questo è uno sciopero corretto, uno sciopero giusto, arrivato leggermente in ritardo. Noi speriamo che non sia finita qui, che ce ne siano degli altri perché la classe operaia non ce la fa più. Ora ci vuole continuità, ci vogliono altre mobilitazioni fino a quando non spostiamo gli equilibri, dobbiamo continuare a scioperare.

I sindacati non devono mollare con il governo, devono rappresentare i bisogni dei lavoratori. C’è la questione dei precari, delle tasse che vengono pagate solo dai lavoratori, bisogna portare a casa dei risultati concreti, non delle promesse.

Operaio della Ognibene Power Reggio Emilia

È uno sciopero necessario. Ora bisogna andare avanti, bisogna continuare con le lotte, fare tutto quello che è nelle nostre facoltà per cambiare la situazione. Dai sindacati mi aspetto che continui la mobilitazione, magari anche in modo unitario e non separato come questa volta, che partecipino anche gli altri sindacati. In questo momento c’è proprio bisogno dell’unità di tutti.

Vediamo l’esempio della GKN di Firenze. La situazione lì è positiva perché stanno facendo rete con le altre situazioni di crisi che ci sono nel paese, mentre fino a qualche tempo fa, una volta risolta la crisi di un’azienda si perdeva tutto il movimento che si era creato intorno a una vertenza e si disperdevano le masse mobilitate nella lotta. La presenza del Collettivo di Fabbrica penso sia una cosa molto importante e positiva, che permette di portare avanti un discorso anche una volta che si saranno risolti i problemi del momento. In questo modo si costruisce una continuità anche nel futuro, quando non ci sarà più necessità di mobilitazione in quella azienda, ma magari in altre realtà sì.

Operaio della Leonardo Divisione Elicotteri, Varese

Con questo sciopero siamo in grave ritardo e io sciopero affinché questa giornata sia un nuovo inizio, una frattura con questi otto anni di immobilismo assoluto, in cui il sindacato non ha rotto con tutte le politiche che vanno contro i lavoratori. Io sciopero per la GKN, per la Whirlpool, per la mia categoria, per tutti i precari, per tutti i giovani che vedono un futuro assolutamente nero e che non vengono considerati, per tutti i lavoratori delle cooperative. Nel nostro campo i lavoratori delle cooperative sono veramente trattati malissimo, pur facendo il nostro stesso lavoro non hanno i diritti rispettati, hanno stipendi più bassi e addirittura alcune categorie non hanno il diritto di essere oggi qui a scioperare insieme a noi.

Ora dovremmo usare un nuovo modo di comunicare, prendere esempio dalla GKN, dal loro spiegare fino in fondo le ragioni, dal loro presentare una possibilità di futuro che è di unità, di un progetto che possa unire. Cosa dire ai sindacati? Che è ora di rompere il sistema di adeguamento alle politiche finanziarie e alle politiche sul lavoro che il governo fa. Bisogna dare una continuità a questa giornata In poche parole, tirare fuori gli attributi e continuare la lotta per tutti. Noi in fin dei conti siamo ancora una categoria privilegiata, ma altre categorie non vengono sostenute adeguatamente nelle loro battaglie.

Io spero davvero che la lotta della GKN possa influenzare positivamente le lotte di tutti. Tutti i delegati, le RSU e anche i semplici lavoratori devono prendere esempio dal loro modo di porsi all’interno di una contrapposizione e di una rivendicazione. Sono veramente molto interessanti, forti e preparati. Bisogna sostenerli tutti insieme, bisogna sostenere loro e qualsiasi lotta dei lavoratori.

Educatrice (dipendente) del Comune di Milano

Questo sciopero non è un punto di arrivo, ma è l’inizio di una mobilitazione. Noi ci riprendiamo la piazza dopo un periodo in cui, nostro malgrado, manifestazioni come queste non erano possibili. Qualcuno dice che siamo irresponsabili, invece siamo stati molto responsabili, forse pure troppo rispetto a come sono stati trattati certi temi in questi anni.

Dopo questo sciopero devono arrivare risposte sui temi che abbiamo proposto nella piattaforma, sulla riforma fiscale, sulle pensioni, sugli investimenti su scuola, ricerca, università. Al contrario dobbiamo tornare tra i lavoratori, nelle piazze e dire quello che c’è e non c’è, portare avanti ulteriori momenti di mobilitazione. Veniamo da oltre vent’anni di politiche neoliberiste che ci hanno portato in questa situazione, è il caso di invertire la rotta e per farlo la mobilitazione va costruita dal basso, dai lavoratori, dagli studenti, dalla base. Spero ci sia un’inversione di tendenza e laddove non ci dovesse essere torneremo a farci sentire.

Insegnante del Molise

Nella nostra, come in numerose altre aziende, ci sono molti giovani con contratto a termine. Com’è possibile che in questi ultimi vent’anni si sia passati da una situazione in cui eravamo noi che lasciavamo i posti di lavoro per trovare quello che ci piaceva, senza cadere per questo nel precariato, a oggi in cui i giovani devono accettare qualunque lavoro senza potersi realizzare? Non credo che questo sia un progresso.

Nel nostro piccolo, a livello aziendale, cerchiamo di costruire percorsi di stabilizzazione perché vorremmo dare a questi giovani le stesse possibilità che abbiamo avuto noi in passato. Cerchiamo di dare un po’ più di sicurezza, ma non siamo ancora arrivati al punto in cui le persone sono veramente libere di scioperare. Oggi, ad esempio, chi ha un contratto a termine non ha scioperato. Ci sto male io per primo, perché penso che non sono riuscito a garantire a questi lavoratori un diritto che io ho ancora.

Speriamo che lo sciopero di oggi ci permetta di portare a casa qualcosa sulle pensioni e sulla lotta al precariato. Se non si riesce non bisogna fermarsi. Il grande limite che vedo nell’azione sindacale degli ultimi anni è che su una questione si fa lo sciopero e dopo, bene o male che vada, ci si ferma lì. Invece va creato un percorso che continua nel tempo, anche per far ritrovare la fiducia a questi giovani, per fargli capire che facciamo sul serio.

Operaio Tenaris Dalmine, Costa Volpino (BG)

Ho partecipato alla manifestazione dello sciopero generale contro il Governo Draghi, convocato dai sindacati confederali CGIL e UIL. Ho la tessera sindacale dell’USB, ma ho comunque sostenuto questo sciopero perché si lotta contro il governo Draghi, così come ho fatto per lo sciopero generale del sindacalismo di base lo scorso 11 ottobre.

USB non ha chiamato a mobilitarsi per la manifestazione, per cui organicamente non era presente, ma so che anche altri iscritti come me sostengono lo sciopero.

In piazza ci sono operai e lavoratori di tante categorie: metalmeccanici, edili, logistica, settore pubblico, gli operai della Whirlpool di Varese, i lavoratori dell’università, il Centro Sociale Cantiere e tanti altri. Dal palco sono stati denunciati il lavoro precario in continua crescita, il futuro per i giovani che non c’è, l’ulteriore attacco al sistema pensionistico con la quota 102 e poi 104, e tante altre cose. Insomma, il procedere della crisi si fa sentire in mille modi sulla pelle e la vita dei lavoratori e la crisi pandemica ha accelerato tutto.

Come sempre, i discorsi dei vertici sindacali sono da prendere con le pinze, anche se fa piacere che Landini abbia dovuto invocare la possibilità di un prossimo sciopero, se il governo non darà retta ai lavoratori. Nel prossimo futuro bisogna ricordarsi di queste parole e far sì che i lavoratori si organizzino per continuare il percorso lanciato dagli operai GKN di Firenze con la parola d’ordine “Insorgiamo”.

Pensionato e attivista USB Milano

Questo governo, che si vende come tecnico, non è niente altro che un governo politico che sta realizzando quello che i politici da tempo hanno in mente: favorire le fasce di reddito medio-alte a discapito di quelle basse. Sulle pensioni stiamo chiedendo una riforma vera, non dei palliativi, tipo quota 100 o 102; una riforma vera che garantisca di uscire dal mondo del lavoro dopo 40 anni di contribuzione. Noi pensiamo che 40/41 anni di contribuzione sia il massimo che può dare un lavoratore.

(…) La lotta della GKN è una lotta dove chiediamo di mettere delle regole certe alle multinazionali. Una multinazionale non può venire in Italia, in qualche maniera dichiarare di creare occupazione e poi decidere, dall’oggi al domani, di lasciare a casa i lavoratori. Il problema non è se licenzio il lavoratore via sms o via whatsapp, il problema è che, se vengo in Italia e vengo con l’intenzione di produrre, devo anche garantire stabilità sociale, perché quella roba lì crea più danni che il non venirci. Bisogna mettere regole certe alle multinazionali, è questo il problema. Con la battaglia che stanno facendo, i lavoratori di quella come di altre aziende, chiedono che venga regolamentata la presenza delle multinazionali in Italia.

Segretario organizzativo della Fiom di Lecco

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