Come era prevedibile lo sblocco dei licenziamenti di luglio ha aperto le porte alle delocalizzazioni. Le multinazionali e i fondi di investimento presenti in Italia fuggono. Senza esagerare, si tratta di un’ecatombe di posti di lavoro e della distruzione dell’intero tessuto produttivo. Questo è un bollettino sommario dei casi più o meno noti di delocalizzazioni:

GKN, Firenze, 420 lavoratori;

Whirlpool, Napoli, 350 lavoratori;

Gianetti Ruote, Monza-Brianza, 150 lavoratori;

Timken, Brescia, 100 lavoratori;

Speedline, Venezia, 600 lavoratori;

Caterpillar, Ancona, 260 lavoratori;

Riello, Pescara, 90 lavoratori;

Sa.Ga Coffee, Bologna, 220 lavoratori;

Treofan, Terni, 200 lavoratori.

A questi aggiungiamo pure Carrefour, il colosso francese dei supermercati che ha annunciato 800 licenziamenti e la chiusura di 106 punti vendita in tutta Italia.

Questo elenco è sicuramente approssimativo: tante aziende medio piccole, dove il livello di organizzazione dei lavoratori è basso o nullo, spariscono senza lasciare traccia nelle cronache.

La somma di questi numeri, che non tengono conto dell’eventuale indotto, sfiora la quota di 3200 posti di lavoro in pochi mesi. Alcuni di questi sono già persi altri sono ancora difesi dalla resistenza dei lavoratori.

La lotta della GKN è la punta di diamante di questa resistenza, una lotta di difesa che ha la sua forza nella consapevolezza di poter vincere a patto di combattere per la vittoria di tutti. Uno dei frutti di questa consapevolezza è il progetto di legge contro le delocalizzazioni che i lavoratori del Collettivo di Fabbrica GKN hanno elaborato assieme ad alcuni giuristi solidali.

La proposta è stata raccolta e portata in parlamento dai suoi primi firmatari: il senatore Matteo Mantero (ex M5S, ora in Potere al Popolo) e la deputata Yana Ehm (ex M5S, oggi Gruppo Misto). La proposta è stata inserita da Mantero come emendamento alla finanziaria e nelle ore in cui scriviamo dovrà essere discussa in Commissione Bilancio.

A questa proposta di legge si contrappone un altro emendamento governativo, presentato dall’accoppiata Orlando-Todde, sempre sul tema delle delocalizzazioni. Un’operazione di pura diversione, che presenta in maniera falsata quello che è il tentativo di rendere più agevoli le delocalizzazioni con un procedura che le regolamenti, rendendo più difficile opporvisi.

La proposta di legge viene sostenuta fuori dal parlamento dalle presentazioni pubbliche che iniziano a svolgersi nelle Case del Popolo e nei territori, organizzate da Potere al Popolo. In questa fase però è decisivo che su questa proposta la battaglia si sviluppi nelle aule parlamentari. Perché questo avvenga i firmatari devono organizzare iniziative di vera e propria rottura con le prassi istituzionali, fare irrompere in parlamento la lotta della classe operaia, mettere in campo azioni di boicottaggio dei lavori, azioni di protesta eclatanti.

Stante la composizione del parlamento e la presenza di tanti passacarte “indegni di un paese civile” è possibile che l’emendamento Mantero sia bocciato. Ma la battaglia resterà comunque aperta: bisogna imporne nuovamente la calendarizzazione come DDL. Questo deve essere l’oggetto principale del dibattito politico dei prossimi mesi.

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