Editoriale

Il diritto e il dovere di informare sono sacrificati, palesemente, sull’altare dell’unità nazionale. Obiettivo principale di tutto il sistema dell’informazione di regime è, in maniera sempre più evidente, la manipolazione dell’opinione pubblica. I principali mass media sono una centrale di disinformazione e intossicazione, mentre i canali di informazione “alternativa” si limitano a criticare la propaganda di regime e non vanno, non possono andare, oltre la denuncia dei misfatti della classe dominante. Una denuncia utile e sacrosanta, ma che slegata dalla prospettiva concreta di cambiamento, contribuisce ad alimentare essa stessa rassegnazione e disfattismo fra le masse popolari.

In questo contesto il primo obiettivo che ci poniamo con Resistenza è dare ai nostri lettori gli strumenti necessari per andare oltre l’opinionismo, per acquisire gradualmente un’autonomia di pensiero, imparando a distinguere, nel vortice della disinformazione in cui siamo immersi, il falso dal vero, l’importante dal futile.

Il secondo e più importante obiettivo è mettere i nostri lettori nelle condizioni di utilizzare le informazioni che acquisiscono al servizio della lotta di classe, l’unica forza che trasforma le cose.

Un primo criterio che usiamo per raggiungere questi scopi è selezionare gli argomenti che trattiamo: ci concentriamo su quelli che sono decisivi per comprendere il movimento politico in corso, fase per fase.

Un secondo criterio consiste nell’affrontare ogni argomento in modo funzionale agli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, che sono sempre contrapposti e inconciliabili con quelli dei capitalisti e dei loro lacché. Un terzo e fondamentale criterio è non limitarsi a dare un’opinione, ma indicare sempre, per ogni questione, i modi concreti per sviluppare l’organizzazione e la mobilitazione necessarie a cambiare lo stato di cose presente.

Non ci limitiamo quindi a protestare contro il capitalismo e a dire “cosa si dovrebbe fare”: Resistenza è uno strumento al servizio della lotta per rovesciare il sistema politico delle Larghe Intese (rovesciare il governo Draghi) e sostituirlo con un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.

Questa premessa ci permette di entrare nel vivo del primo numero del 2022 di Resistenza, di cui questo articolo riassume gli aspetti salienti.

Il governo Draghi NON è né solido né monolitico: è una tigre di carta. È stato installato con un colpo di mano, ha la maggioranza in parlamento, ma non ha (e non ha mai avuto) il sostegno dei lavoratori. Ha operato cercando di accontentare tutti i gruppi di potere che lo hanno installato affinché continuassero a sostenerlo, ma sta in piedi solo perché manca un centro autorevole di mobilitazione e organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari. Poggia la sua esistenza sull’intossicazione dell’opinione pubblica (ecco il ruolo dell’informazione di regime), sulla promozione della guerra fra poveri e sulla repressione di chi protesta e si ribella (persecuzione contro i “No Vax”, licenziamenti dei delegati e dei lavoratori combattivi, attacco alla libertà di sciopero e generale restrizione degli spazi di agibilità politica).

Al di là dei proclami e della manipolazione dell’informazione, la realtà è che Draghi sta spolpando il paese in favore dei grandi capitalisti italiani e stranieri e della Comunità Internazionale degli sciacalli USA e UE.

Ha dato il via ai licenziamenti di massa (dall’1 luglio 2021) e sostiene attivamente le delocalizzazioni e le chiusure delle aziende: GKN, Whirlpool, Gianetti ruote, Timken, Caterpillar…

Mette il paese alla mercé dei gruppi speculativi internazionali, come dimostrano i casi di Alitalia e TIM e le speculazioni delle multinazionali sulla crisi energetica (che alimentano il carovita).

Sotto l’ombrello della lotta alla pandemia ha dirottato enormi risorse economiche nelle tasche delle multinazionali dei vaccini e ha portato più a fondo lo smantellamento della sanità pubblica in favore di quella privata. Ha “utilizzato” la pandemia per imporre misure come il Green Pass, inutile sul fronte sanitario e funzionale ad alimentare la guerra fra poveri e ad aumentare la sottomissione dei lavoratori alla classe dominante.

Di fronte alla “macelleria sociale rafforzata”, le masse popolari si mobilitano e si ribellano. Sulle pagine di Resistenza abbiamo detto spesso – e continueremo a farlo – che chi si ostina ad affermare “nessuno si mobilita, mancano conflitti e mobilitazioni” ha una percezione sballata della realtà.

In ogni angolo del paese cova la ribellione, ci sono mobilitazioni e manifestazioni. Il fatto che i media di regime non ne parlino non significa che non esistano. Anzi, il fatto che ripetano in modo ossessivo che “chi protesta e si mobilita è solo un’esigua minoranza di complottisti, matti o poco di buono” è la dimostrazione di quanto la classe dominante tema la mobilitazione delle masse popolari.

Le proteste e le mobilitazioni, tuttavia, da sole non bastano. Prendiamo l’esempio della giusta e sacrosanta lotta contro il Green Pass.

Da fine luglio centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza ogni settimana, più volte alla settimana, sono stati fatti scioperi, presidi, ricorsi legali… Però, nonostante si tratti della più ampia, articolata e trasversale mobilitazione contro il governo Draghi dal momento del suo insediamento, il Green Pass non è stato ritirato, ma è stato persino rafforzato.

Ci sono mille insegnamenti che possono – e devono – essere tratti dallo sviluppo di questa mobilitazione. Ci limitiamo qui a indicare il più importante: la protesta è giusta e sana, ma per essere efficace deve sedimentare organizzazione. L’aspetto decisivo non è quanto è vasta una protesta, ma quanto è utile a creare organismi nelle aziende, nelle scuole, nei quartieri e a sviluppare il loro coordinamento e la loro unità d’azione finalizzati a una prospettiva di cambiamento sociale. Sono necessari organismi che operano con continuità, che si pongono come punto di riferimento per il resto delle masse popolari, che promuovono la mobilitazione non solo contro qualcuno o qualcosa, ma per qualcosa.

Per aver sbocco positivo la mobilitazione degli organismi operai e popolari – quale che sia il motivo per cui sono nati, il tema di cui si occupano e le forme di lotta che attuano – deve coscientemente contribuire ad abbattere il governo Draghi e a sostituirlo con un governo che faccia realmente gli interessi dei lavoratori: un governo di emergenza delle masse popolari.

Non esiste altra strada per mettere fine alla gestione criminale della pandemia, per fermare le delocalizzazioni e i licenziamenti di massa, per fare fronte al carovita e alla crisi energetica e ambientale. Chi dice che questa strada è impossibile è – comprensibilmente – immerso nel disfattismo alimentato dalla propaganda di regime. E, per inciso, ciò conferma l’importanza di sostenere Resistenza e diffonderne il contenuto.

Costituire un governo di emergenza popolare è non solo possibile, ma necessario. Questa è la verità che i fatti di oggi, a saperli leggere, ci consegnano.

E la verità è rivoluzionaria.

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