Quando si dice che i vertici CGIL arrivano dove Draghi non può arrivare…

Pubblichiamo di seguito una corrispondenza che una compagna della Sezione di Roma ha inviato alla Redazione a proposito dell’articolo pubblicato sul numero scorso del giornale “Le due anime della CGIL”. È una piccola esperienza che spiega bene e conferma, a partire da un episodio che sicuramente anche altri lavoratori hanno vissuto, cosa significa che “i vertici della CGIL dispiegano la politica di Draghi là dove Draghi da solo non arriva”, una tesi contenuta in quell’articolo.

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Lo studio dell’articolo è stato molto utile per mettere a fuoco le ragioni per cui definiamo la CGIL “l’anello debole delle Larghe Intese” e, in particolar modo, grazie a un’esperienza fatta dalla mia coinquilina ho compreso meglio il passaggio in cui si dice: “i vertici usano la base come massa di manovra per dispiegare la politica di Draghi là dove Draghi da solo non arriva, là dove da solo non riesce a dividere e a contrapporre la classe lavoratrice così bene come invece fa la CGIL”.

La mia coinquilina sta facendo un corso di formazione per un’azienda di informatica e una delle sessioni del corso sui diritti e i doveri dei lavoratori l’ha tenuta un funzionario della CGIL. Per cominciare, questo ha ammonito i presenti dal postare sui social commenti personali o che parlassero del lavoro perché “l’azienda vede ogni cosa” e perché “tutti gli estremismi sono sempre sbagliati”. Ai presenti che hanno controbattuto a queste sue affermazioni difendendo la loro libertà di espressione ha risposto che se avessero avuto bisogno di sfogarsi avrebbero potuto parlare con lui in qualità di “psicologo dei lavoratori”.

In questo modo ha spostato la questione su un altro piano, si è posto come sfogatoio personale dei problemi dei lavoratori di cui, ovviamente, può solo ascoltare le lamentele per poi dare una pacca di incoraggiamento sulle spalle.

Un altro aspetto su cui si è soffermato è stato lo sciopero di cui ha sminuito l’importanza come strumento di lotta e che ha utilizzato per fomentare la divisione tra i lavoratori. Infatti ha chiesto ai presenti: “se sono solo sette lavoratori su dieci a scioperare, secondo voi è giusto che siano tutti e dieci a beneficiare delle conquiste di chi ha scioperato? È giusto o non è giusto? Vi lascio con questo quesito”.

Rispetto a questa domanda, lasciata volutamente in sospeso, ho detto alla mia coinquilina che le conquiste anche di pochi lavoratori sono patrimonio di tutta la classe operaia e che la CGIL, anziché impiegare le proprie risorse per seminare sfiducia e rassegnazione, dovrebbe occuparsi di mobilitare i lavoratori. Questo mi ha consentito di parlare con lei dei diritti ottenuti a caro prezzo dagli operai e anche di approfondire alcuni aspetti del lavoro del Partito in questo ambito.

La mia coinquilina ha concluso nell’unico modo ragionevole possibile: chi si comporta come il funzionario CGIL in questione non può pretendere di avere la fiducia dei lavoratori…

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