[Poggibonsi]Cassa integrazione alla Trigano: davvero il problema è chi non ha il Green Pass?

Nonostante apparentemente tutto vada a gonfie vele alla Trigano di Cusona a Poggibonsi, leggiamo dai giornali che la fabbrica ha messo in cassa integrazione per una settimana i 450 lavoratori dello stabilimento. Il problema principale (diciamo “principale” perché il sistema in cui viviamo è in piena crisi da tempo, al di là delle cause contingenti) è la crisi di materie prime e di semilavorati a livello internazionale.

I media puntano i riflettori sui lavoratori organizzati contro il Green Pass, dipingendoli a tinte fosche come ignoranti, egoisti e addirittura fascisti, ma il problema non sono certo loro.

Ci troviamo ad assistere ad una crisi mondiale i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: delocalizzazioni, chiusure di attività, sblocco dei licenziamenti, pensioni posticipate, smantellamento della sanità pubblica eccetera. Il tutto accompagnato da una repressione sempre più dispiegata, per colpire chi non si piega e per intimidire tutti gli altri che potrebbero avere intenzione di farlo.

Sono centinaia in Italia le aziende nelle condizioni della Trigano, in particolare quelle del settore Auto, di cui la stessa fa parte: invece di andare a controllare i Green Pass, i dirigenti della società provvedessero a tracciare seriamente i contagi tramite test regolari (l’unico modo davvero efficace per evitare la diffusione del virus) sia ai vaccinati che ai non vaccinati, provvedessero a presentare un piano industriale contro le chiusure, iniziassero a garantire la sicurezza sul posto di lavoro (assistiamo a migliaia di morti all’anno nella civilissima Italia di Draghi, Bonomi e Bergoglio).

Come comunisti, siamo consapevoli che tutte queste misure (e molte altre) non possono essere calate dall’alto, né questo governo ha la minima intenzione di farlo, come dimostra quotidianamente, ma devono essere imposte dal basso, dai lavoratori e dalle masse popolari organizzate.

“Insorgiamo” è il grido che riecheggia da qualche mese a questa parte ed è la parola d’ordine che vogliamo portare in ogni fabbrica, in ogni scuola, in ogni quartiere. Il collettivo di fabbrica GKN ha dimostrato che solo organizzandosi e insorgendo si può invertire il corso catastrofico delle cose, su cui evidentemente è avviata anche la Trigano di Poggibonsi.

Ma il momento è ora! Nell’esprimere vicinanza agli operai e agli impiegati della Trigano, li invitiamo quindi a non lasciarsi trascinare dagli eventi e ad organizzarsi: anche un piccolo gruppo di lavoratori può fare la differenza per l’intera fabbrica, devono mettersi in moto subito per occuparsene (impedire che venga smantellata) e uscirne per legarsi al territorio, di cui è un’importante risorsa economica, produttiva e anche sociale: quando viene a mancare il Lavoro, è tutta la società a fare passi indietro.

Facciamo appello anche ai lavoratori scontenti dell’istituzione del Green Pass, affinché la loro lotta si strutturi, rivendicando la gratuità dei tamponi come prima misura immediata, perché non esiste che si paghi per andare a lavorare e tanto più pagare per misure sanitarie: domani gli operai dovranno comprarsi anche guanti e scarpe, portare gli attrezzi da casa? 

Che questi operai vadano poi oltre la questione specifica: il GreenPass è uno strumento repressivo e non sanitario e la lotta contro questa misura va legata alla lotta per l’imposizione -dal basso- di un vero sistema di sicurezza sul lavoro, alla lotta contro tutti gli altri attacchi che quotidianamente subiscono i lavoratori, il carovita e i salari schifosi, soprattutto in un momento come questo, in cui i padroni non possono più fare concessioni.

Esempi di questi attacchi sono i licenziamenti politici che, negli ultimi giorni, hanno colpito Paolo e Andrea, delegati sindacali Usb alla CSO di Scandicci e Simone, delegato Filcams dell’azienda di vigilanza Worsp all’ospedale di Cisanello a Pisa. Porteremo alla fabbrica la raccolta firme in loro sostegno e i contatti sono a disposizione per conoscerli, confrontarsi e fare fronte comune contro la repressione aziendale.

Insorgiamo contro gli attacchi dei padroni, estendiamo il fronte della solidarietà operaia!

Costruiamo Organizzazioni Operaie in ogni fabbrica per difendere il tessuto produttivo del nostro Paese!

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