Firenze, 25.11.2021

Il 21 novembre si è svolta, presso il presidio GKN, un’importante assemblea nazionale di lavoratori e delegati dalla quale è uscito un documento che sintetizza orientamento e linee di sviluppo della lotta (https://www.facebook.com/coordinamentogknfirenze/) che condividiamo e che sosteniamo.

Rispetto all’assemblea del 21 novembre, alla manifestazione del 20 novembre, che ha visto uniti studenti e operai, e in generale alla lotta che il CdF GKN sta portando avanti dal 9 luglio (cioè da quando il fondo speculativo Melrose ha notificato la chiusura della fabbrica), vogliamo portare alcune considerazioni: principalmente un contributo allo sviluppo del dibattito sulla situazione e sulle possibilità che questa lotta apre di fronte a tutti noi, sia in relazione alla salvaguardia dei 500 posti di lavoro in GKN, sia in relazione a quello che la lotta di questi 500 lavoratori, rappresenta per gli altri lavoratori e il resto delle masse popolari della Piana fiorentina e dell’intero paese.

I lavoratori della GKN lo hanno detto e scritto più volte: la GKN non è un caso isolato, e infatti la sua chiusura è un passo in avanti nello smantellamento del settore auto in Italia, avviato dalla FIAT a inizio degli anni ’80 e proseguito da FCA e adesso da Stellantis. Un processo di lungo corso che la crisi acuta del sistema capitalista sta accelerando.

Lo smantellamento del settore auto, è parte integrante di un processo più generale che vede sotto attacco (da almeno 40 anni) l’apparato produttivo di beni e servizi del nostro paese, perché ai capitalisti conviene produrre auto (così come qualsiasi altro bene) dove i diritti e le conquiste delle masse popolari sono minori, cioè dove quei diritti e quelle conquiste che le masse popolari del nostro paese hanno ottenuto nei decenni di lotte precedenti, sono già state cancellati, o non sono mai esistiti.

La GKN non è un caso isolato, perché fino a quando i padroni detteranno legge, la liquidazione della produzione industriale nel nostro paese proseguirà: è questa la fonte comune di situazioni come quelle della GKN, della Whirlpool, della Timken, della Gianetti Ruote, di Alitalia e di tante altre piccole, medie e grandi aziende del nostro paese.

Questa è la fonte comune del degrado generale della nostra società, della miseria del presente che accomuna sia coloro che un lavoro ce l’hanno, sia coloro che un lavoro non ce l’hanno o sono precari, e della paura del futuro che attanaglia le nuove generazioni, come le centinaia di studenti che sono scesi in piazza il 20 novembre a fianco della classe operaia, e che vedono in essa il riflesso di quello che possono diventare un domani. Cosa possono diventare? Nuovi e futuri disoccupati? Nuovi e futuri precari? Nuovi e futuri lavoratori in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro?

Cosa diventeranno, cosa diventeremo, si decide oggi, perché oggi siamo chiamati a fare la storia, non domani: perché la crisi morde, le fabbriche chiudono, le scuole crollano, la vita si fa sempre più cara, il malcontento è dilagante, e soprattutto perché gli operai della GKN, con la lotta contro la chiusura della loro fabbrica, hanno (nei fatti) messo in moto una pratica che mostra una via a tutti i lavoratori, attuali e futuri, e in generale a tutte le masse popolari del nostro paese.

Una pratica che può mettere la parola fine a questo corso delle cose: non accontentarsi di CIG e altri ammortizzatori sociali, ma fare di ogni azienda minacciata di delocalizzazione, chiusura, ristrutturazione, un centro promotore della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese, e far convergere ogni lotta su questo obiettivo principale.

L’assemblea del 21 novembre che si è tenuta al presidio GKN è stato un momento importante, pensiamo che assemblee di questo tipo, così come ogni altra forma di iniziativa pubblica debbano servire a:

  • alimentare la costruzione di un fronte più ampio possibile di forze a tutti i livelli (dal locale al nazionale) ponendo chiaramente e rigorosamente le discriminanti dell’antirazzismo e dell’antifascismo;
  • alimentare il lavoro per campagne comuni, come quella contro lo smantellamento dell’apparato produttivo, le delocalizzazioni che ogni organizzazione politica e sindacale deve sviluppare in modi e forme specifiche e conformi con le proprie caratteristiche, così da sostenere e potenziare quanto già fanno le organizzazioni aderenti e valorizzare le iniziative di lotta e gli insegnamenti di altri organismi e movimenti, mettendole in connessione, rafforzando in ognuna la coscienza della propria importanza, delle proprie possibilità e della propria forza, dando modo a ogni organizzazione di imparare e insegnare alle altre, di sostenersi a vicenda, di mettere in comune conoscenza, esperienze e strumenti di lotta,
  • alimentare la nascita di nuovi organismi di lavoratori nelle aziende, nei territori, nelle scuole e università e il loro coordinamento: quanto più i proletari sono organizzati, tanto più possono far valere la forza del loro numero e del ruolo che hanno nella società.

Questa è la strada, il metodo, per costruire unità d’azione e solidarietà di classe, per favorire la crescita e lo sviluppo del movimento operaio e popolare, per contrastare atteggiamenti negativi (censure e discriminazioni che limitano il dispiegarsi dell’azione e l’allargamento del fronte di classe) che sono frutto del settarismo e del politicantismo che hanno portato all’attuale frammentazione e debolezza sul terreno politico e sindacale. Pensiamo che l’unità di cui ci sia oggi bisogno vada costruita principalmente nella pratica comune della lotta di classe, su ogni singolo fronte in cui essa si dispiega spontaneamente (cioè tutte quelle forme di resistenza e di opposizione al sistema suscitate dall’attacco che la borghesia imperialista porta alla classe operaia e alle masse popolari) e su ogni fronte che è possibile aprire ad opera della classe operaia e delle masse popolari organizzate.

In questo senso, quindi, vogliamo contribuire alla discussione che è stata fatta (e che è in corso) circa il percorso di costruzione dello sciopero generale e generalizzato: una parola d’ordine che condividiamo, che sosteniamo, che parafrasando quanto detto e scritto dai lavoratori GKN, unifichi e generalizzi i segnali di risveglio che ci sono nel paese e li trasformi in un volano per lo sciopero generale.

Per noi questo significa concepire il percorso di costruzione dello sciopero come una campagna, una campagna di lunga durata, nell’ambito della quale lo sciopero generale e generalizzato diventi uno strumento, un mezzo, per alimentare il protagonismo delle masse popolari, a partire dai lavoratori delle aziende private e pubbliche, che serva a sedimentare organizzazione (ispirandosi a quanto fatto dal CdF della GKN), che serva a coordinare (far convergere) tutti i settori delle masse popolari in fermento e malcontenti e a dare loro un orientamento: difendere l’apparato produttivo del paese dai tentativi di dismissione e smantellamento portato avanti dai padroni italiani e stranieri tramite le misure di questo governo, del Governo Draghi.

Nella pratica, vuol dire agire e far agire ogni singolo gruppo operaio (tanti o pochi che siano, partendo da quelli presenti all’assemblea del 21 novembre e via via allargando), ogni singolo gruppo di lavoratori (nelle scuole, nelle aziende pubbliche, nei trasporti, in sanità, ecc) da comitato promotore locale dello sciopero generale e generalizzato (di azienda, scuola, quartiere: ognuno poi deve declinare in base al proprio contesto, alle proprie possibilità e opportunità).

Comitati promotori dello sciopero generale e generalizzato che nella pratica:

  • agitino la parola d’ordine dello sciopero,
  • promuovano il confronto all’interno del proprio luogo di lavoro, cioè con i propri colleghi (tanti o pochi che siano) sui problemi da affrontare, sulla piattaforma di rivendicazioni su cui costruire partecipazione tramite assemblee e confronti dentro o fuori dall’azienda,
  • promuovano il confronto con il territorio circostante,
  • organizzino iniziative per portare all’esterno la parola d’ordine dello sciopero e per far convergere quante più realtà possibili con volantinaggi, tende del lavoro, iniziative pubbliche e ogni altra forma di propaganda e organizzazione.

Questi sono solo alcuni spunti di quello che è possibile fare per dare contenuto a questa campagna: sia per promuovere l’organizzazione dei lavoratori nei posti di lavoro, che oggi è l’aspetto principale e dirimente per far fronte agli attacchi padronali, sia per dare una prospettiva diversa al futuro di milioni di posti di lavoro in questo paese, cioè per alimentare la costruzione di quei rapporti di forza che ci sono necessari a Insorgere: in questo senso Insorgere vuol dire organizzarsi. In secondo luogo, questo è anche il modo per mettere a contributo (nella pratica) quei dirigenti sindacali scontenti della linea Landini-Camusso, critici nei confronti del sindacato ma che vogliono usare, valorizzare il sindacato per quel che esso rappresenta per milioni di iscritti, per quel che esso può fare (stante il ruolo e gli strumenti che possiede) in funzione dell’organizzazione dei lavoratori e in difesa dei loro diritti. E’ dunque, il modo che consente di verificare nella pratica chi è conseguente con le parole e le promesse e chi non lo è.

In terzo luogo, è il modo per non avvitarsi nell’attesa di una chiamata della Cgil ma anzi, per incalzare il sindacato ad agire, a fare: se il sindacato sosterrà l’iniziativa dei lavoratori bene, se non lo farà il risultato sarà quello di perdere ulteriore consenso. In ogni caso, l’essersi messi in moto, indipendentemente da quanto il sindacato decide di fare, consentirà ai lavoratori di tenere l’iniziativa in mano alimentando e orientando quel sommovimento, che nel paese è presente, è crescente ma che manca di un centro autorevole che lo organizzi e lo orienti, che lo renda effettivamente volano per arrivare a uno sciopero generale, generalizzato, che blocchi il paese.

Quel centro deve essere la classe operaia per il  ruolo che occupa nella società, per l’esperienza che vive e di cui è portatrice e che, collegata con altri settori delle masse popolari, può mettere fine allo smantellamento dell’apparato produttivo, riorganizzarlo assegnando un lavoro utile e dignitoso a ogni persona in grado di lavorare e compiti produttivi a ogni azienda per svolgere le tante piccole opere che servono per rimettere in sesto il paese. La difesa dell’apparato produttivo è la base per realizzare tutti gli altri obiettivi della resistenza popolare: dalla difesa dell’istruzione e della sanità pubblica, alla difesa dell’ambiente, alla lotta contro le discriminazioni di genere, nazione e razza.

In conclusione, l’assemblea del 21 novembre è stata importante perché ha portato a sintesi quella che secondo noi è la linea giusta che il CdF GKN sta promuovendo e cioè: alimentare il movimento delle Organizzazioni Operaie e Popolari (prova ne sono i molti interventi di diversi settori delle masse popolari in lotta), coordinarle e spingere le strutture sindacali (di base e confederali) all’azione.

Questo è, e deve sempre più diventare, un movimento combinato e diversificato con al centro l’individuazione delle misure che servono, e che devono essere attuate, per tenere aperta l’azienda: una lotta di tutti i lavoratori, di tutte le masse popolari, di tutti i progressisti e sinceri democratici che sono per l’applicazione della Costituzione del 1948, perché la GKN non è un caso isolato.

La Segreteria Federale Toscana del Partito dei CARC

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