Quando vi chiedete “chi convoca lo sciopero generale” vi fate una domanda parziale. E quindi parzialmente sbagliata. La domanda è: chi fa vivere lo sciopero generale, chi lo generalizza, chi vi darà continuità? E la risposta è che lo potete fare solo voi, lo possiamo fare solo noi. L’autunno caldo non fu una serie di convocazioni di date dall’alto, ma un processo di risveglio e di intreccio di lotte che cambiò radicalmente l’organizzazione sindacale per poi cambiare il paese. E i pochi diritti che ci rimangono furono conquistati sulla scia di quel cambiamento. Un modello organizzativo plasmato per gestire l’esistente è inadatto a promuovere il cambiamento”.

Dal comunicato del Collettivo di Fabbrica GKN

Per domani 21 novembre il Collettivo di Fabbrica GKN ha organizzato un’assemblea pubblica che si svolgerà dalle ore 10.00 alle ore 16.00 al presidio GKN in via F.lli Cervi n. 1 a Campi Bisenzio (Fi), un incontro tra lavoratori e lavoratrici per raccontare la loro esperienza, lo stato della vertenza, per discutere circa la prospettiva della nazionalizzazione e parlare della convocazione dello sciopero generale.

L’assemblea si colloca in un momento particolarmente importante della lotta di classe del nostro paese e si lega alle mobilitazioni di un autunno più caldo che mai: il 18 settembre decine di migliaia di persone hanno risposto all’invito degli operai GKN ad insorgere riempiendo le strade di Firenze; l’11 ottobre si è svolto dopo 20 anni lo sciopero unitario del sindacalismo di base; il 15 ottobre i portuali di Trieste hanno sancito il protagonismo dei lavoratori nelle mobilitazioni contro il Green Pass che da mesi vanno avanti in tutto il paese; il 16 ottobre sono state migliaia le persone che hanno raccolto l’appello della CGIL a manifestare contro il fascismo e hanno portato nelle piazze la necessità di riaffermare i valori dell’antifascismo popolare invocando lo sciopero generale contro il governo Draghi; infine il 30 ottobre si è svolta la mobilitazione contro il G20 a Roma. Decine e decine di altre mobilitazioni locali infiammano il paese.

L’assemblea di domani dunque rientra a pieno titolo in un movimento nazionale avviato e alimentato dal Collettivo di Fabbrica della GKN che oggi è un centro autorevole di raccordo, un esempio di organizzazione per singoli e gruppi di lavoratori che resistono o già lottano contro i peggiori effetti della crisi del capitalismo. Si pone come obiettivo quello di costruire un coordinamento di lavoratrici e lavoratori necessario a creare le condizioni affinchè la CGIL proclami lo sciopero generale di tutte le categorie e proseguire nella costruzione di nuovi rapporti di forza nelle aziende di tutto il paese che devono necessariamente confluire nella lotta per cacciare il governo Draghi.

Il governo Draghi infatti sta mostrando tutte le sue difficoltà viste le contraddizioni che vivono al suo interno e i diversi interessi che generano contrasti, evidenti nei continui voti di fiducia o nell’approvazione di decreti – legge fatti in fretta e furia. Ma lo scontro principale rimane sempre quello tra la classe che questo governo rappresenta, la borghesia, e le masse popolari con alla testa la classe operaia, impegnate in una mobilitazione oggi estesa in tutti i settori nella società e in ogni angolo del paese per contrastare i sempre più gravi e continui attacchi ai diritti e alle conquiste ottenute con le lotte del passato e per impedire il peggioramento delle proprie condizioni materiali.

Partecipare e promuovere la partecipazione di lavoratrici e lavoratori all’assemblea di domani a Campi Bisenzio (Fi) significa dunque muovere un altro passo verso la comprensione di quale deve essere il governo di cui il paese ha bisogno. Un governo che abbia la forza di attuare fino in fondo le misure che, ad esempio, il Collettivo di Fabbrica e l’assemblea dei lavoratori della GKN hanno pensato e scritto come il DL sulle delocalizzazioni, e che fondi la sua legittimazione sul protagonismo dei lavoratori e delle masse popolari intenzionate a mettere fine a questo corso delle cose.

***

Comunicato Collettivo di Fabbrica GKN su assemblea 21 novembre

Lo sciopero generale e generalizzato non è una singola data. E’ un percorso, un’esigenza, una prospettiva. #insorgiamo

-Stasera, giovedì 11, riunione del gruppo supporto al presidio Gkn

-Sabato 20 novembre mattina, che fatica che ti chiedo: convergiamo sullo sciopero studentesco di Firenze.

-Domenica 21 novembre, che fatica che ti chiedo: invitiamo ad un’assemblea nazionale di lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati, qua al presidio Gkn, per discutere della nostra esperienza, del tema dello sciopero generale e generalizzato, delle nostre rivendicazioni. Scrivete al numero del collettivo di fabbrica per segnalare vostra presenza o per avere info: 3478646481

Ecco alcune riflessioni su queste prossime date:

1. Ripetiamo: per salvare Gkn è necessario cambiare i rapporti di forza nel paese. Non lo diciamo a cuor leggero o per slogan.

Lo diciamo analizzando ogni singola vertenza presente e passata, la situazione dell’automotive in Italia, l’impotenza e la complicità di Ministeri e Governo di fronte all’arroganza di multinazionali, fondi finanziari e Confindustria. Ogni volta che proviamo a indicare una strada di salvezza per Gkn, ci imbattiamo in problemi strutturali del paese e del sistema. Siamo costretti a essere radicali perché sono radicali e radicati i processi che hanno chiuso la nostra fabbrica.

2. Per questo l’estensione della lotta è stata sin dall’inizio una esigenza vitale per Gkn. Ma nel momento in cui la lotta si estende, ognuno entra in campo con i propri problemi, le proprie richieste. E contribuendo a cambiare i rapporti di forza, finisce per cambiarli anche a suo favore. Chi si unisce a questa lotta, si fa un favore.

3. Pensiamo prima di tutto alle cosiddette vertenze in crisi, a quelle passate, a quelle presenti e a quelle che verranno. Tenere in piazze separate acciaierie, Whirlpool, Fedex, Alitalia, Airitaly, magari lavoratori di Stellantis e della filiera dell’automotive, ecc. ecc., non ha alcun senso. Non ha senso dal punto di vista della massa critica. Né dal punto di vista tattico: si lascia la singola vertenza allo sfinimento o al ricatto. Non ha senso dal punto di vista programmatico perché si tratta di rivendicare un cambiamento normativo complessivo e un reale intervento pubblico che ricostruisca intere filiere produttive socialmente vantaggiose e ambientalmente sostenibili.

Non abbiamo mai sostenuto però la mera unità tra vertenze o tra aziende in crisi. Ci sono milioni di lavoratrici e lavoratori che sono in crisi senza nemmeno avere diritto ad essere considerati tali: precari, disoccupati, con contratti a tempo indeterminato ma con salari da fame, in appalto, tirocinanti, partite Iva, piccoli esercenti, lavoratori del turismo, della ristorazione, dello spettacolo, del giornalismo e dell’informazione, a cottimo mascherato, a nero. Per queste lavoratrici e lavoratori non ci sono titoli di giornale, non ci sono tavoli al Mise. C’è il tema delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità, dell’istruzione e del pubblico impiego, additati come eroi e privilegiati a giorni alterni, e in verità sottoposti a un peggioramento e a un fuoco di fila da anni.

4. E non c’è solo il tema della “crisi”. C’è anche il tema della ripresa, totalmente basata sul precariato. Se prendiamo indicatori come curva dei salari, distribuzione della ricchezza e benessere, l’andamento della società degli ultimi anni ci appare come un unico tendenziale peggioramento delle nostre condizioni. E chi si sente a riparo da questo, magari inserito in qualche fiorente azienda con lauti premi di produzione e welfare aziendale, sbaglia. E avrà bruschi e duri risvegli.

5. Un cambiamento complessivo può venire solo da un movimento complessivo. E un movimento complessivo può avvenire solo con la convergenza dei diversi movimenti in atto e invitando a insorgere. Per questo sosteniamo anche l’unità del mondo del lavoro con tutti i movimenti sociali a partire da quello per la giustizia climatica. Perché il lavoro risulta calpestato e compresso da un intero modello di sviluppo.

6. Abbiamo convocato cortei con migliaia di persone. Il territorio è insorto a nostra difesa. Noi insorgiamo a difesa del territorio. La collettività ha difeso questa fabbrica, questa fabbrica difende la collettività. E’ necessario continuare. E’ insufficiente continuare solo così. Abbiamo il dovere di dirlo: lo sciopero generale e generalizzato sarebbe lo strumento principe con cui estendere ulteriormente la lotta. E’ una esigenza vitale per Gkn. Ma lo è anche per tutte le altre lotte.

7. Siamo consapevoli di quanto lo sciopero generale e generalizzato sia impossibile senza una adeguata preparazione. Il clima nel paese è di fermento, non di lotta generalizzata. E manca soprattutto una chiarezza diffusa sulle possibilità e gli obiettivi di una mobilitazione generale. E una data di lotta, qualsiasi essa sia, deve porsi anche il problema della propria continuità, efficacia, credibilità. Ma la preparazione non può diventare nemmeno la scusa per l’eterno rinvio della lotta Questo processo deve cominciare. In un certo senso è già cominciato. E quindi, lo ribadiamo: se non ora, quando?

8. E nessuno ti regalerà un vero sciopero generale e generalizzato, in assenza del tuo protagonismo, di un protagonismo sociale e dal basso. Intendiamoci: la Cgil ha dimostrato di poter organizzare una manifestazione di centinaia di migliaia di persone in pochi minuti. Se questa forza fosse usata con convinzione, sarebbe forse ancora insufficiente, ma comunque sarebbe una base importante come leva iniziale. Invece proprio la forza dimostrata il 16 ottobre rischia di diventare uno schiaffo in faccia a migliaia di lavoratrici e lavoratori se non verrà usata per giungere ad una reale mobilitazione su pensioni, delocalizzazioni, aziende in crisi, morti sul lavoro ecc. Non si potrebbe fare peggiore servizio all’antifascismo che renderlo rito, invece che farlo vivere come forza sociale.

9. La Fiom ha convocato un pacchetto di 8 ore di sciopero. L’ideale sarebbe, dopo le assemblee preparatorie, usarle per una data unica, nazionale, di sciopero dei metalmeccanici su cui far convergere il resto delle mobilitazioni. Noi facciamo appello in questa direzione, per il nostro bene e di tutti gli altri.

10. Ma contemporaneamente non aspettiamo nulla e nessuno. E non ci aspettiamo nulla da nessuno. Quando parliamo di sciopero generale e generalizzato, non abbiamo in mente una data sul calendario, ma un processo. Che si intrecci con i movimenti in campo e che a sua volta sia un invito a responsabilizzarsi e a insorgere.

Quando vi chiedete “chi convoca lo sciopero generale” vi fate una domanda parziale. E quindi parzialmente sbagliata. La domanda è: chi fa vivere lo sciopero generale, chi lo generalizza, chi vi darà continuità? E la risposta è che lo potete fare solo voi, lo possiamo fare solo noi. L’autunno caldo non fu una serie di convocazioni di date dall’alto, ma un processo di risveglio e di intreccio di lotte che cambiò radicalmente l’organizzazione sindacale per poi cambiare il paese. E i pochi diritti che ci rimangono furono conquistati sulla scia di quel cambiamento. Un modello organizzativo plasmato per gestire l’esistente è inadatto a promuovere il cambiamento.

Domenica 21, convochiamo qua al presidio in Gkn una assemblea nazionale di tutte le lavoratrici e i lavoratori, le delegati e i delegati sindacali, interessati a discutere questi temi con noi o anche solo banalmente approfondire la nostra esperienza. Scrivete al numero del collettivo di fabbrica per segnalare vostra presenza o per avere info: 3478646481

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