Per avanzare nell’attuazione del suo programma, il governo Draghi sta promuovendo su larga scala l’intossicazione dell’opinione pubblica, la diversione dalla lotta di classe e la propaganda di regime.
Per il momento, gli sforzi profusi non hanno dato risultati soddisfacenti: i “dissidenti” e i ribelli crescono, le mobilitazioni e le proteste si estendono. Inevitabilmente Draghi dovrà fare ricorso alla repressione poliziesca delle manifestazioni per contenerle e alla persecuzione giudiziaria di chi le promuove per prevenirle.
Ma è un passo “delicato” poiché a certe condizioni la repressione non soffoca affatto le mobilitazioni, ma le alimenta.

Draghi è dunque costretto a procedere con cautela, manovrando per creare il terreno favorevole per una stretta repressiva. I principali segnali che indicano questa evoluzione sono i seguenti:

– attorno alla retorica dell’unità nazionale (contro la pandemia, “per la ripresa”, contro il neofascismo, contro i “No Vax”, ecc.) governo, autorità e media di regime manovrano per costruire il consenso attorno alla guerra tra poveri. Si prestano all’opera, in nome dell’antifascismo padronale, i vertici della CGIL e i vertici dell’ANPI;

– l’assalto alla sede della CGIL, organizzato dal Viminale e dalla Questura di Roma e condotto da Forza Nuova il 9 ottobre scorso, è stato il pretesto attraverso cui vari esponenti “diversamente democratici” (vedi il senatore sionista E. Fiano, fra vari altri) hanno invocato lo scioglimento e la messa al bando delle organizzazioni neofasciste. Risultato? Il Parlamento NON ha messo al bando le organizzazioni neofasciste, ma ha impegnato il governo a “combattere tutte le forme di estremismo da Forza Nuova al movimento NO TAV”;

– sono iniziati i restringimenti alla libertà di manifestare. In particolare USB ha denunciato due episodi in cui la Questura di Roma ha vietato le manifestazioni;

– aumenta l’utilizzo di dispositivi di repressione individuale, in particolare denunce, multe e DASPO, comminati in centinaia di casi.

Da notare che dei quattro aspetti su indicati, gli ultimi due sono quelli di minore efficacia.

Nonostante i divieti di manifestazione, decine di migliaia di persone continuano, infatti, a scendere in piazza senza chiedere permessi e senza cercare approvazione e accordo con le Questure (succede da 15 settimane consecutive in moltissime città d’Italia per le manifestazioni del sabato contro il Green Pass).
Per quanto riguarda il ricorso a denunce, multe e DASPO, questo neppure ha sortito grandi effetti. Se prendiamo le mobilitazioni No Green Pass di Milano, migliaia di persone continuano a manifestare facendosi beffe delle autorizzazioni, dei divieti e delle pretese di ordine della Questura.

Tuttavia intendiamoci, le titubanze del governo nel dispiegare la repressione sono destinate a sparire. Ma non bisogna temere l’aumento della repressione: essa non è una dimostrazione di forza del governo, ma una dimostrazione della sua debolezza. E può trasformarsi in un boomerang.

Che la repressione ricada su chi la promuove dipende SOLO dall’atteggiamento e dalla condotta di chi la subisce.

Dato che la repressione si inserisce a pieno titolo nel contesto creato dalla propaganda di regime, bisogna denunciare sempre gli attacchi repressivi, anche quelli piccoli, anche quelli che sembrano “insignificanti”. Denunciare tutti gli episodi repressivi limita il raggio d’azione del nemico, crea contraddizioni fra le sue file e contribuisce a smascherare il teatrino della democrazia borghese agli occhi delle masse popolari.

Dato che la repressione ha l’obiettivo di isolare e criminalizzare chi ne viene colpito, è fondamentale che chi viene colpito chieda pubblicamente solidarietà, faccia appello alla solidarietà dei lavoratori e delle masse popolari. Per lo stesso motivo tutti gli organismi operai e popolari, i partiti, le organizzazioni e i movimenti devono esprimergli pubblicamente solidarietà, mettendo in secondo piano le eventuali divergenze politiche, di linea e di pratica.

Dato che la repressione ha l’obiettivo di impedire che un individuo o un organismo continui la sua attività al servizio della mobilitazione delle masse popolari, bisogna in ogni caso proseguire con le attività, con le mobilitazioni e con le iniziative, anche quelle che hanno fatto da pretesto per l’attacco repressivo. Ogni nostro passo indietro porta il nemico ad avanzare. Ogni volta che il nemico non riesce a impedire una mobilitazione, un’attività o un’iniziativa, sono, al contrario, le masse popolari a conquistare terreno.

Assassini impuniti
Quando nel maggio 2020 abbiamo rivendicato l’enorme scritta che su un muro di Milano diceva la verità, “Fontana assassino”, abbiamo specificato che si trattava di una semplificazione. Attilio Fontana, Presidente della Lombardia e responsabile di TUTTE le decisioni criminali che hanno causato decine di migliaia di morti nella regione, è, infatti, solo uno degli assassini! Assassini sono anche gli altri Presidenti di Regione che, come Fontana, hanno firmato la direttiva di inviare gli anziani malati di Covid nelle RSA, causando una strage; assassini sono i capi e capetti di Confindustria; assassini sono i ministri della Repubblica, Speranza in testa.
Le loro responsabilità erano e sono così evidenti che lo stesso Fontana, per evitare di dover anche solo frequentare un’aula di tribunale e correre il rischio di passare da accusatore ad accusato, ritirò la denuncia “contro gli autori della scritta” (per indagare sulla quale, pagata con i soldi dei contribuenti, fu scomodata la Procura antiterrorismo del Tribunale di Milano!).

Ebbene il Tribunale di Milano, lo scorso ottobre ha chiesto l’archiviazione per il processo sulla gestione delle RSA in cui Fontana era imputato.
Le motivazioni? “Non fu un comportamento anomalo, anche altri Presidenti di Regione hanno fatto come lui”.
Capito come funziona la legge della borghesia? Poiché sono tutti responsabili di 130mila morti, allora nessuno è responsabile! Meglio dare la caccia ai “No Vax”, perseguitare chi lotta contro il Green Pass, manganellare chi sciopera e dispensare fogli di via e DASPO ai lavoratori in lotta…
Questa è la giustizia borghese!

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