All’indomani dell’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica il (nuovo) Partito Comunista Italiano, scriveva:

«La connivenza con le Organizzazioni Criminali è per la borghesia italiana una necessità dettata dalla sua lotta contro le masse popolari, come lo è la connivenza con la Corte Pontificia e la gerarchia ecclesiastica. I gruppi e i personaggi che hanno avuto potere nella Repubblica Pontificia si distinguono solo tra quelli che hanno direttamente favorito l’ascesa delle Organizzazioni Criminali e quelli che vi hanno acconsentito. Quanto alla famiglia di Sergio Mattarella, è stato vietato anche solo parlare del suo ruolo nella Mafia e in particolare nella strage di Portella della Ginestra (1947): per averne parlato, Gaspare Pisciotta finì avvelenato in carcere e Danilo Dolci fu condannato per diffamazione. Chi invoca a prova dell’impegno antimafia della famiglia di Sergio Mattarella l’eliminazione (gennaio 1980) del fratello Piersanti Mattarella o l’opposizione (luglio1990) di Sergio Mattarella all’ascesa della banda Berlusconi, confonde le lotte tra cosche mafiose rivali con la lotta contro la Mafia. A questa stregua anche Salvo Lima (anche lui vittima nel marzo 1992 delle guerre di mafia) andrebbe annoverato tra i protagonisti della lotta contro la mafia e la criminalità organizzata!»

[Comunicato n.5/2015 del Comitato Centrale (n)PCI – 2 febbraio 2015]

“O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative”. Queste sono, invece, le parole del Presidente della Repubblica Pontificia, Sergio Mattarella, dall’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo, durante la commemorazione della strage di Capaci in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone e la sua scorta. Parole, riprese dai principali organi di informazione nazionali, che alimentano il velo di ipocrisia e falsità tipico della Repubblica Pontificia, dei suoi segreti, inganni e traffici. 

Proprio con l’elezione di Sergio Mattarella, infatti, tante associazioni e organismi di familiari delle vittime della Mafia avevano sperato e creduto in un suo intervento incisivo e forte nella lotta alle Organizzazioni Criminali. Speranze e fiducia che sono state tradite. Oltre a parole di circostanza e dichiarazioni di facciata, questi familiari e vittime non hanno potuto vedere molto altro. Non c’è mai stato un reale schieramento pubblico al fianco delle associazioni che richiedono verità e giustizia per i morti di Mafia, così come non è stato reso pubblico nessuno dei documenti segreti circa questi assassinii e stragi.

Un esempio? Vincenzo, padre di Nino Agostino, assassinato da Cosa Nostra nel 1989, avvicinandosi l’archiviazione del caso circa la morte di suo figlio, ha più volte chiesto a Mattarella di essere ricevuto, ottenendo di tutta risposta dinieghi per i troppi impegni del Presidente. Perché Mattarella ha rifiutato di incontrare il padre di un poliziotto ammazzato da Cosa Nostra, che tra le altre cose aveva contribuito alle indagini proprio sulla morte di suo fratello Piersanti? La risposta evidentemente sta proprio il quel comunicato del (n)PCI con cui abbiamo aperto questo articolo e consiste nel ruolo reale ricoperto dalla famiglia Mattarella nei vertici della Repubblica Pontificia, quali “referenti politici delle cosche mafiose”.

Della famiglia Mattarella e delle sue relazioni con la Mafia siciliana non se ne deve parlare. Eppure è risaputo il ruolo che ebbe Bernardo Mattarella, padre di Sergio, nella strage di Portella della Ginestra (1947). Così come è risaputa la brutta fine che fece il pentito Gaspare Pisciotta (morto avvelenato in carcere) per il solo fatto di aver detto la verità su quei misfatti; stesso discorso per la condanna per diffamazione ricevuta da Danilo Dolci per lo stesso motivo. 

Nel 1992, l’ex ministro Martelli, riprese dei documenti della commissione antimafia datati 1976 a firma di Pio La Torre (dirigente del vecchio PCI e sindacalista), nei quali affermava: “Mattarella ha traghettato la Mafia dal fascismo verso la DC. Quell’incontro Mafia, politica e massoneria ha dato origine al potere dei Mattarella in Sicilia che continuerà con il figlio Piersanti”. Cosa ulteriormente confermata nel 2016, quando, il pentito Francesco Di Carlo ha dichiarato che Bernardo Mattarella gli era stato presentato come uomo d’onore della famiglia di Castellammare del Golfo da Calogero La Volpe, tra il 1953 e il 1954. Dichiarando inoltre che aveva avuto modo di frequentare la casa di Mattarella e che sarebbe entrato in Cosa Nostra proprio grazie alla famiglia della moglie di Bernardo Mattarella, Maria Buccellato. La famiglia Buccellato vanta esponenti di spicco in Cosa Nostra tanto quanto nelle istituzioni.

Non regge, quindi, l’idea di giustificare l’antimafia di Sergio Mattarella con l’omicidio del fratello Piersanti. Proprio di Piersanti Mattarella sono comprovati, sempre grazie ai documenti della commissione antimafia firmati da Pio La Torre, i rapporti con i cugini Salvo e Stefano Bontate.

Quando il (n)PCI indica Sergio Mattarella uno dei referenti politici delle cosche mafiose, ha ragione! Diciamo questo perché ne condividiamo l’analisi, confermata dai fatti concreti suoi, della sua famiglia e dei suoi compari politici. Prendere atto del reale ruolo di Mattarella e delle attività con cui ancora oggi punta a proteggere e coprire i suoi mandanti, protettori e compari è particolarmente istruttivo per comprendere la reale natura del regime politico del nostro paese e quale sia la via per fare piazza pulita dei suoi promotori e dei loro pupazzi e fenomeni da baraccone. 

La lotta alla Mafia è un pezzo della lotta per liberare il nostro paese dalle forze occupanti che tengono in scacco e opprimo gli operai, i lavoratori, i precari e i disoccupati. Una lotta in cui fare piazza pulita dei gruppi imperialisti USA, UE e sionisti, del Vaticano, delle Organizzazioni Criminali e di tutte le associazioni dei padroni come Confindustria. Questa è la liberazione del paese che serve e che le masse popolari italiane guidate dai comunisti sono chiamate a fare. Questa la via per mettere fine alla guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista gli muove contro, che oggi ha come suoi alfieri Sergio Mattarella e il commissario inviato dall’UE Mario Draghi. Una liberazione che oggi passa dalla costituzione di organismi operai e popolari che in ogni azienda e quartiere non devono tregua al nemico, ma moltiplicarsi, coordinarsi e agire da nuove autorità fino a imporre un proprio governo, un Governo di Emergenza Popolare. Questa la via per costruire e rafforzare le condizioni per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

I comunisti del nostro paese da sempre hanno combattuto la Mafia e il suo ruolo di oppressione, repressione e sfruttamento delle masse popolari in combutta con gli altri poteri che dirigono lo Stato. Un ruolo che oggi va ripreso, rinnovato e portato fino in fondo, fino all’instaurazione del socialismo in Italia. Facciamo nostra l’affermazione del compagno Peppino Impastato “la Mafia è una montagna di merda” portandola alle sue estreme conseguenze. La Repubblica Pontificia è una montagna di merdaPer porre fine a questo stato di cose gli operai, i lavoratori, i precari e i disoccupati del nostro paese, insieme ai comunisti, faranno valere tutta la loro forza e spazzarla via!

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