Livorno. Un gruppo di mamme dei quartieri popolari organizza l’esproprio di alcuni carrelli di spesa al supermercato.

“Prendo 600 euro al mese e ho quattro figli. Come faccio a mangiare? È per questo che sabato insieme con altre donne del mio quartiere ho mandato una mail al Comune dicendo: O ci aiutate o andiamo a fare la spesa e la mettiamo sul vostro conto. E così abbiamo fatto. Siamo andate a fare la spesa, siamo uscite con i carrelli, ci siamo portate a casa la roba e abbiamo detto che pagava il Comune”, questo è quanto leggiamo in un’intervista fatta a una delle persone che ha partecipato all’esproprio proletario. E ancora: “Quest’anno ho lavorato solo 14 giorni in un ristorante, poi ha chiuso per l’emergenza Covid. Il reddito mi ha fatto cumulo, quindi come le altre donne ho visto ridursi anche il Reddito di Cittadinanza. Non ho soldi, sono povera. Nei quartieri livornesi di Shangai e Corea, a causa dell’emergenza Coronavirus, ci siamo ritrovati nel disagio più assoluto”.

Dal Comune ovviamente condannano il gesto. L’assessore alle politiche sociali a cui il gruppo di mamme aveva mandato l’avviso, turbato da questa operazione, così si esprime attraverso i giornali: “comprendo le problematiche di queste famiglie ma questo non è il giusto modo di protestare”. A quanto pare però l’assessore non ha capito granché bene, visto che nell’intervista le stesse mamme denunciano la miseria e l’insufficienza degli aiuti ricevuti dalle istituzioni. Questi politicanti locali dovrebbero preoccuparsi di fornire sostegni concreti per fare fronte a situazioni simili più che della forma con cui vengono avanzate le richieste. Se non si decideranno a farlo, dovranno presto preoccuparsi delle strade, per loro ben peggiori, che le proteste imboccheranno.

La mobilitazione delle masse popolari è l’unica soluzione per far fronte a questa emergenza sanitaria e economica: essa rappresenta l’unico modo per spingere le istituzioni a darsi una mossa se vogliono mantenere il loro ruolo. Quindi che mille iniziative come questa dilaghino in tutto il paese e che siano d’esempio per altri comitati e organizzazioni popolari!
Ogni singola lotta alimenta e sedimenta l’organizzazione popolare. Occorre tessere una rete di organismi operai e popolari che, a partire dalla solidarietà e dall’assistenza materiale ai bisogni immediati delle masse popolari, arrivi ad occuparsi del territorio, dei quartieri e della città intera e decida, in autonomia, dove vanno investiti i soldi delle istituzioni.

Iniziative come quella delle mamme livornesi rafforzano sicuramente anche l’attività delle brigate di solidarietà operative sul territorio nazionale già da un anno.
La via di uscita da questa situazione di degrado economico, sanitario, sociale e politico, passa dalla costruzione di nuove organizzazioni popolari, dal rafforzamento di quelle già esistenti che devono diventare le nuove autorità pubbliche di cui c’è bisogno.
Fa bene l’assessore di Livorno a preoccuparsi! Sta finendo il tempo del politicamente corretto e delle paternali. È ora che siano le masse popolari a decidere chi deve mangiare e chi deve, invece, iniziare a digiunare!

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