Editoriale

La classe dominante cerca di dimostrare in mille modi che il paese è diviso in due. Non fra sfruttati e sfruttatori, non fra operai e capitalisti, non fra masse popolari e classe dominante, ma fra cittadini responsabili che assumono i comportamenti individuali adeguati a fare fronte alla pandemia e cittadini che negano la pandemia, non accettano le misure imposte (chiusure delle attività senza indennizzi adeguati e limitazioni varie), assumono “comportamenti antisociali” e inevitabilmente diventano i responsabili del disastro in cui versa il paese. Tutte balle!
Già il solo fatto che questa contrapposizione sia sistematicamente promossa da tutti i media di regime – a cui si aggiungono le “cannoniere” dell’informazione alternativa (dove domina la sinistra borghese) – deve far suonare un campanello di allarme.
Non si tratta affatto di una “disputa filosofica” sull’interpretazione della realtà: l’analisi della realtà incide direttamente sulla capacità di vedere, progettare e costruire l’alternativa al sistema capitalista.

Se si sostituisce la divisione della società fra “negazionisti” e “covidioti” alla divisione della società in classi, il mondo che si riesce a immaginare resta comunque relegato nel recinto del dominio borghese ed è tutt’altro che nuovo o diverso.
La guerra fra poveri negazionisti vs covidioti non porta niente di positivo al campo delle masse popolari e anzi rafforza la classe dominante.
Avanzare nell’organizzazione e nella mobilitazione delle masse popolari, che iniziano ad agire in maniera autonoma, porta invece qualcosa di positivo anche rispetto al superamento di queste inutili e dannose contrapposizioni.
Per questo motivo chiamiamo tutti gli elementi avanzati della classe operaia e delle masse popolari a non cadere in questo tranello, chiunque sia a presentarlo, indorarlo e spacciarlo come “una questione decisiva”.

Le questioni decisive sono altre: sono quelle che alimentano l’organizzazione delle masse popolari e la loro mobilitazione, il loro protagonismo e il processo attraverso cui imparano a fare a meno della classe dominante, delle sue autorità e delle sue istituzioni e arrivano a gestire autonomamente la società conformemente ai loro interessi.
Un primo passo è riconoscere cosa si muove dietro la propaganda di regime e l’intossicazione dell’opinione pubblica.

L’emergenza sanitaria si è aggravata. La pandemia ha avuto e ha effetti devastanti principalmente a causa dei tagli al Sistema Sanitario Nazionale, alle speculazioni e al malaffare che vigono da decenni. Questo è l’effetto della gestione capitalista di un servizio essenziale per l’umanità.
Dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia, dopo misure di emergenza, stato d’eccezione, impennata del debito pubblico, legioni di esperti di tutti i tipi e spolpamento del personale sanitario e nonostante i trattamenti sanitari e farmacologici per il Covid-19 non siano più un mistero…. la situazione è oggi persino peggiore di ieri.
Prosperano le speculazioni, mentre le cure di prossimità e la sanità di base sono lettera morta. La pandemia non passerà e la responsabilità non è certamente dei “negazionisti”, ma di chi governa il paese e gestisce anche la sanità come una banca di investimento.

L’emergenza economica si è aggravata. Da febbraio 2020 a febbraio 2021 sono stati persi quasi un milione di posti di lavoro (fonte ISTAT, 6 aprile 2021) in “regime di blocco dei licenziamenti”, blocco che sta per essere revocato con i risultati che tutti possiamo immaginare.
Il carovita galoppa (nemmeno i prezzi dei tamponi sono stati calmierati per legge… li ha “regolati il mercato”), bar, ristoranti, piccole imprese, bottegai e artigiani e tutta una lunga serie di lavoratori autonomi delle più svariate tipologie e dei più svariati settori sono allo stremo. I ristori non arrivano, se arrivano non bastano e anche se bastano per un mese o due non possono bastare per sempre.
Chi si sofferma sul fatto che “oggi piangono anche quelli che hanno evaso le tasse e fatto lavorare al nero i dipendenti per una vita” non riescono a capire che il problema è un altro: un esercito di disoccupati incombe.
C’è da decidere se la strada che dobbiamo seguire è promuovere la loro organizzazione e mobilitazione a fianco delle classi proletarie, oppure fare appello alle “guardie regie” e ai carabinieri affinché sparino loro addosso quando manifestano, consapevoli però del fatto che se non li dirigiamo noi, saranno i reazionari a farlo. Non ci sono vie di mezzo.

Strozzini legalizzati! Commercianti e piccole imprese sono costretti a ricorrere a prestiti per fare fronte alla situazione. Una misura semplice e operativa che un governo può prendere è obbligare le banche a fare prestiti a interessi zero, garantiti dallo Stato. è ciò che in parte era stato fatto un anno fa dal governo Conte.
Tale misura contrasta con gli affari della criminalità organizzata che è uno dei pilastri del sistema della Repubblica Pontificia, e al di là delle mille chiacchiere di circostanza, lo Stato spinge le masse popolari o verso l’usura legalizzata delle banche o verso la criminalità organizzata per cui la pandemia è un’enorme occasione di riciclaggio!

Se qualcuno pensava che Draghi è stato installato al governo per fare il decreto sulle riaperture del 26 aprile e per questionare con Salvini sull’orario del coprifuoco, ha preso un abbaglio!

Draghi è un uomo della UE e ha il compito di riprendere su ampia scala l’attuazione del programma di lacrime e sangue che la classe dominante persegue contro le masse popolari da decenni. Il fatto che dal giorno del suo insediamento non sia riuscito – per il momento – ad andare oltre a figure barbine, gaffes e dichiarazioni senza seguito è solo perché è ancora in una posizione precaria.
A rendere la sua posizione scomoda e incerta non sono i 5 Stelle che hanno digerito, dopo esserselo ingoiato, anche il NO al TAV, né i pagliacci alla Salvini: il paese è una polveriera e ogni mossa di Draghi rischia di accendere la miccia di una mobilitazione popolare dall’esito imprevedibile. Senza contare che anche la compagine che lo sostiene è dilaniata dalla lotta per spartirsi potere e bottino.
Per questo diciamo che Draghi è una “tigre di carta” e che la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari può impedire il suo consolidamento.

In questo contesto

– la sinistra borghese si fa campionessa del tiro al piccione contro i negazionisti, i no mask, i no vax, ecc. ecc. per nascondere la sua incapacità di dare prospettiva alle mobilitazioni e alle rivendicazioni delle masse popolari. Spicca come esempio negativo il commento di Acerbo, segretario del PRC, rispetto alle manifestazioni dei ristoratori e delle P.IVA a Roma: “Da quando i fascisti si chiamano ristoratori?”. È riuscito a regalare a Casa Pound la mobilitazione di centinaia di migliaia di lavoratori autonomi, senza neppure muoversi dalla seggiola!
– la destra reazionaria (che, per intenderci, è al governo!) schiera sul campo le truppe di parassiti delle organizzazioni fasciste tanto per cercare di fare fronte alle mobilitazioni della classe operaia, quanto per cercare di dare alle masse popolari in fermento un punto di riferimento chiaramente anticomunista.

In questo contesto la questione principale e decisiva è cosa fanno i comunisti. Per liberare il paese dai capitalisti, dagli speculatori, dalla UE, dalla NATO e dalla pandemia (che sono tutte facce della stessa medaglia):

– dobbiamo sostenere ogni forma di opposizione, protesta e lotta contro il governo Draghi e contro gli effetti della crisi e della pandemia;

– dobbiamo contrastare la propaganda di regime, le balle di Bergoglio sul comunismo e la guerra fra poveri che contrappone “negazionisti a covidioti”, per portare nelle aspirazioni e nella pratica corrente della lotta di classe, la linea e l’obiettivo della costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate come strumento per avanzare nella rivoluzione socialista nel nostro paese.

Da secoli la storia dell’umanità è storia di lotta di classe e da 200 anni è storia della lotta del proletariato contro la borghesia.
Il contenuto di questa lotta è la conquista del potere politico da parte del proletariato, l’instaurazione del socialismo e l’avanzamento dell’umanità verso il comunismo.
La lotta del proletariato per la conquista del potere non si esaurirà fino a che non avrà raggiunto l’obiettivo, quali che siano le manovre e le misure che la borghesia metterà in campo per impedirla e quali che siano le condizioni in cui essa si svolge (pandemia o meno).

Di fase in fase, la marcia del proletariato in lotta per la conquista del potere si è tradotta in esperienze particolari, una concatenata con le altre e ognuna fonte di insegnamenti e scoperte: dalla Comune di Parigi (1871) alla Rivoluzione d’Ottobre (1917), dalla resistenza al nazifascismo alla liberazione di Berlino dai nazisti da parte dell’Armata Rossa (2 maggio 1945), dalla Rivoluzione cinese (1949) alla vittoria della lotte di liberazione nazionale dei paesi oppressi (Corea 1953, Cuba 1959, Vietnam 1975).
Da tali esperienze, e non dalle rappresentazioni fuorvianti che la borghesia fa della realtà, traiamo gli insegnamenti per affrontare il principale limite del movimento comunista (la rivoluzione socialista non ha mai trionfato in nessun paese a “capitalismo avanzato”) e per valorizzare ai fini del suo superamento tutta la forza delle masse popolari organizzate.

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