Una delle situazioni in cui più frequentemente ci imbattiamo è la seguente: chi oggi, sia pur orgogliosamente, sventola la bandiera rossa con la falce e il martello è in generale sfiduciato che quella bandiera e quel simbolo possano effettivamente scaldare, nel 2021 e in Italia, il cuore e i pensieri degli operai e delle masse popolari e farli volare alto.
Così oggi la bandiera rossa, simbolo dell’emancipazione della classe operaia, delle masse popolari e dei popoli oppressi di tutto il mondo, è per tanti compagni “un cimelio”, anziché uno strumento di lotta.

Per contro, chi riempie le piazze e le strade con le proteste e le mobilitazioni di queste settimane e comunista non è, si trova circondato da bandiere di tutti i tipi: tricolori nazionali, sindacati di categoria variopinti, sigle nuove, sigle vecchie, sigle riciclate di una miriade di associazioni, corporazioni, fazioni… alcune delle quali diretta emanazione di questa o quella cricca padronale o comitato di affari. Vede bandiere di ogni genere, ma non quella rossa con la falce e il martello.
Accusato spesso di essere nazionalista, fascista, leghista, ecc. ecc. proprio da chi sventola la bandiera rossa, ribatte: “A voi comunisti però, dove stiamo noi, io non vi ci vedo mai”! E diciamocelo francamente, questa è la pura verità!
I comunisti dovrebbero sempre stare dove ci sono i lavoratori e le masse popolari e se così non è, è normale che a dirigere le danze ci sia la borghesia con i suoi lacchè.

È poi frequente anche imbattersi in operai, lavoratori e persino studenti giovani o giovanissimi che hanno “nostalgia” di quando il movimento comunista era forte e le masse popolari riuscivano a strappare conquiste, degli anni in cui i padroni andavano a testa bassa ed esisteva nella società un diffuso sentimento di solidarietà e di appartenenza al collettivo.
Questo articolo, partendo dalle situazioni suddette, vuole provare a volgere in positivo e dare prospettiva e gambe a un’altra situazione ricorrente: la ricerca dell’unità dei comunisti.

Non intendiamo qui lanciare l’ennesimo appello: ce ne sono già tanti e già sarebbe buona cosa se ci si impegnasse a dare seguito e forza a quelli esistenti anziché farne di nuovi ogni settimana.
Intendiamo, invece, offrire degli spunti di riflessione e avanzare proposte perché si metta al centro di ogni discorso la rinascita del movimento comunista togliendo di mezzo la concorrenza fra partiti e organizzazioni comuniste e personalismi di sorta.
Lavorare assieme al raggiungimento di un risultato è possibile anche dove esistono idee diverse, pratiche diverse e persino obiettivi diversi.
La bandiera rossa e la falce e il martello devono tornare a essere il simbolo della solidarietà, della riscossa e della lotta per il potere. Proprio come fu quando il movimento comunista era forte in Italia e nel mondo.

Portare la bandiera rossa e la falce e martello in tutte le mobilitazioni operaie e popolari.

Ci sono situazioni e posti dove è più semplice farlo in ragione di un legame preesistente con le mobilitazioni che si sviluppano. Le manifestazioni dei lavoratori Alitalia, quelle contro il licenziamento dell’operaio alla ex-ILVA di Taranto, le manifestazioni in Val Susa, sono tra queste.
Ce ne sono altre in cui è più difficile, anche perché sono mobilitazioni relativamente nuove e comunque conflittuali: ad esempio, ai picchetti dei lavoratori della logistica, alle mobilitazioni dei famigliari dei detenuti o degli immigrati rinchiusi negli hotspot.
E poi ce ne sono alcune dove proprio bisogna fare una forzatura.
Ma è una forzatura necessaria e giusta. La bandiera rossa e la falce e martello va portata anche nelle mobilitazioni dei ristoratori, dei commercianti, delle P. IVA. Qualcuno, certo, dirà: “ma lì ci sono i fascisti coi tricolori e i tatuaggi del duce”. Vero, in alcune occasioni ci sono.

Motivo in più per esserci, determinati e decisi, uniti, con le bandiere rosse e la falce e martello che sventolano senza autocensure, reticenze e preoccupazioni di sorta. Non solo per ricacciare i fascisti nelle fogne da cui ogni tanto la Digos permette loro di uscire, ma per spiegare, ribadire, affermare che anche per i ristoratori, commercianti, P.IVA ecc., non può esistere un futuro positivo al carro della borghesia (artefice dell’attuale disastro) e senza rinascita del movimento comunista! Per far vivere il principio che “nessuno si salva da solo”, che “nessuno deve essere lasciato indietro”, che “l’unione fa la forza” e che “la classe operaia organizzata nel partito comunista è la forza che dirige la mobilitazione di tutte le masse popolari”.
Ci saranno manifestanti che protesteranno per quella presenza organizzata, visibile, ostentata e prolungata? Delle minoranze ci saranno di certo, rumorose e minacciose. Pace per loro. Saranno in breve tempo isolate dagli altri, perché dimostreranno di non avere a cuore le sorti della mobilitazione e della loro gente e di non volere alcuna soluzione positiva.

Portare la bandiera rossa con la falce e martello alla testa della lotta contro Draghi e le Larghe Intese.

Anche in questo caso, è utile fare uno sforzo di onestà intellettuale e politica. Oggi l’opposizione al governo Draghi e al suo programma vive soprattutto nelle mobilitazioni spontanee dei lavoratori e delle masse popolari che resistono agli effetti della crisi e della pandemia, che rivendicano soluzioni, ma non vive ancora in un fronte comune politico, sindacale, sociale e associativo. Anzi, i partiti e le forze politiche che pure si schierano contro Draghi (lasciamo perdere Fratelli d’Italia che fa solo una finta opposizione) sono più orientati a “prepararsi” per questa o quella tornata elettorale che non a dare gambe a un fronte comune di opposizione al governo.
Il risultato è che i tanti partiti e le tante organizzazioni comuniste si appiattiscono sulle rivendicazioni (giuste), ma non promuovono un’alternativa chiara e netta a Draghi e al governo delle Larghe Intese. Non solo, lo spirito di concorrenza elettorale (come sindacale) manda a gambe all’aria (o per lo meno rende difficoltoso) ogni tentativo di unità su questo obiettivo.
Compagni e compagne, vi invitiamo ad agire diversamente.

Vi proponiamo di usare ogni ambito e contesto per dare gambe al consolidamento del fronte comune contro il governo Draghi e le Larghe Intese, contro le spinte alla restaurazione (vedi Quota 100, TAV, vitalizi, ecc.). Occorre far leva, allo scopo, su quanti già si mobilitano (sindacati, partiti, associazioni, settori sociali, ecc.), sgombrando il campo dalle logiche concorrenziali. Le stesse elezioni amministrative che si svolgeranno in autunno in importanti comuni (che hanno valore politico più generale e rappresentano una mina vagante per la compagine governativa), vanno sfruttate di modo che ogni lista – comunista o popolare – contribuisca con la sua specifica campagna elettorale al rafforzamento del fronte comune.
L’obiettivo è, diciamolo chiaramente, definire in modo inequivocabile e netto che l’alternativa a Draghi, alle Larghe Intese, alla UE, alla NATO, al Vaticano e alla criminalità organizzata sta in quella bandiera rossa, in quella falce e martello, in quella instancabile lotta che i comunisti promuovono per l’instaurazione del socialismo.

Portare la bandiera rossa con la falce e martello a incarnare tutte le spinte positive per il cambiamento del paese e dare loro prospettiva di governo.

La lotta per il socialismo è una lunga marcia e il suo avanzamento dipende dalla rinascita e dallo sviluppo del movimento comunista cosciente e organizzato. Oggi il movimento comunista è debole, ma non possiamo aspettare di essere forti per promuovere e condurre la lotta per il socialismo. Anzi, è proprio promuovendo la lotta per il socialismo che i comunisti diventano punto di riferimento per la classe operaia e le masse popolari e si rafforzano.
Non possiamo quindi limitarci a fare opposizione al governo Draghi e alle Larghe Intese, dobbiamo affiancare al contro il per, dobbiamo indicare quali sono le misure che già oggi (senza “aspettare di fare la rivoluzione”) un governo che sia realmente espressione degli interessi delle masse popolari può realizzare e, quindi, lottare per costruirlo.
Dobbiamo indicare quelle misure e spingere gli organismi operai e popolari ad attuarle, contando sulle proprie forze e sulle forze dei comunisti che smettono di litigare per questioni – sia pure importanti – che capiscono solo loro e iniziano, invece, a discutere sulla direzione che il paese deve prendere mobilitando le masse popolari ad imboccarla.
Quale alternativa alla cancellazione di Quota 100? Quali misure pratiche per combinare difesa dell’ambiente e creazione di posti di lavoro? Come si difende e si potenzia il Sistema Sanitario Nazionale? E la scuola pubblica? I temi sono tanti e tutti urgenti, come la necessità dei comunisti di discuterne per elaborare indicazioni e orientamenti utili – anzi necessari – ai lavoratori e alle masse popolari.

I comunisti devono avere un loro programma di governo per essere credibili oggi, ora, non in un tempo indefinito “quando avremo fatto la rivoluzione” o – peggio, compagni – quando avremo abbastanza seggi in parlamento.
Al paese serve un governo di emergenza delle masse popolari organizzate. Esso non sarà ancora e non potrà essere, stante la debolezza dei comunisti, il governo dei Soviet e della dittatura del proletariato, ma può essere – e dobbiamo fare in modo che sia – il governo che i comunisti hanno ispirato, per cui hanno spinto, sostenuto, organizzato e mobilitato le masse popolari, un governo che sia loro espressione. Un governo quindi che rompe con il sistema di potere vigente nel paese dal 1945, che si mette all’opera per fare fronte agli effetti più gravi della crisi e che sia strumento attraverso cui far rinascere il movimento comunista fino a renderlo capace di dirigere la rivoluzione socialista nel nostro paese.

Più che cento “costituenti per l’unità dei comunisti” serve che i comunisti diano vita al loro governo ombra, che come il CLN nella Resistenza inizi a operare qui e ora, per una nuova Liberazione nazionale dalla NATO, dalla UE, dal Vaticano, dai capitalisti e dalla pandemia.

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