lunedì, Luglio 20, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

Lettera alla Redazione di un ambulante fierista

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Maggio 3, 2021
in Resistenza n. 5/2021
A A
0
0
SHARES
8
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

Sono un ambulante fierista che, come molti lavoratori autonomi, da 13 mesi è privato del diritto al lavoro.
Sto partecipando attivamente alle mobilitazioni di questi mesi, sia a quelle promosse dalle “associazioni di categoria” (Confcommercio, Confesercenti), sia a quelle promosse da organizzazioni “autonome”.

Riguardo alle iniziative intraprese, anzitutto va considerato che, stante le caratteristiche dei lavoratori in oggetto, le associazioni di categoria come pure gli organismi autonomi, si sono mosse inizialmente con una certa confusione di fondo e anche con una sorta di conflitto di interessi fra operatori dei vari settori.
A questo va aggiunto che il contesto della pandemia e le misure anticontagio hanno, in un certo senso, amplificato le contraddizioni e alimentato le divergenze, come d’altronde è avvenuto in ogni settore colpito dall’emergenza e in ogni comunità e aggregato sociale e politico.

Questo fa parte della normale dialettica a fronte di un problema che coinvolge, oltre al mero “interesse di bottega”, una molteplicità di altri aspetti di natura pratica, politica, etica. Ciò che è certo è che non sono mai esistite le semplificazioni giornalistiche “i commercianti e piccoli imprenditori sono per principio no vax, negazionisti, ecc.” e tante altre “belle” patenti affibbiate a uso e consumo della narrazione piegata agli interessi della classe dominante.

Il che non vuol dire che non ci sia dibattito. Ad esempio, sulla liceità del pass vaccinale (rigettato con forza da una nutrita maggioranza) o sulla reale mancanza di alternativa ai vaccini proposti che sono ancora in fase sperimentale, privi di garanzie e, oltretutto, prodotti dalle lobbies associate a chi specula sulla pandemia.
D’altro canto è miope limitarsi a contestare “come” il governo ha gestito l’emergenza (sicuramente male!): è necessario fare un ragionamento più generale che includa le condizioni di vita delle persone e il diritto al lavoro nel suo complesso.

I risultati della gestione governativa della pandemia dicono chiaramente che quello che a marzo 2020 era soprattutto “un timore” oggi è diventata un’evidenza: la classe dominante ha usato e sta usando l’emergenza per comprimere, se non eliminare, spazi di agibilità, partecipazione, libertà collettive e individuali.
Questo fenomeno inizia a essere chiaro a settori sempre più ampi di persone: qui stiamo parlando dei lavoratori autonomi che si sono mobilitati e che per loro sia così, io posso confermarvelo.

Anche se per il momento la questione principale, la principale preoccupazione di questa fetta di popolazione, rimane quella di riprendere a lavorare. Questo è il punto cardine attorno a cui sviluppare ogni altro ragionamento. E la mia esperienza lo dimostra. Ho visto che attraverso la mobilitazione di piazza e la crescente necessità di organizzazione interna, i lavoratori del settore fieristico e ambulante, ma anche della ristorazione o del settore turistico e alberghiero, dello spettacolo e delle palestre stanno maturando una coscienza superiore. Coscienza collettiva, anche. Il che è un risultato enorme, se si considera – e va certamente fatto per capire il fenomeno e “il cuore” delle manifestazioni – che si tratta di persone tradizionalmente diseducate a ragionare in una dimensione collettiva e a occuparsi di come va il paese attraverso una loro partecipazione attiva.

Sono lavoratori autonomi, ancora incapaci di percepirsi soggetto organico e classe sociale, ma nelle mobilitazioni più recenti ho visto chiaramente che si è fatta strada una consapevolezza: il nemico contro cui rivolgersi non è più tanto – o solo – lo Stato (inteso come nemico giurato della proprietà e della “libertà di fare impresa”), ma il monopolio privato che è nemico di tutti i lavoratori.
Ecco, questo è il dato importante, una tendenza embrionale, ma da valorizzare da parte di chi ragiona in termini di cambiamento della società, di sovranismo socialista, di rivoluzione.

Lo slogan “tu ci chiudi, tu ci paghi” è la parola d’ordine coniata da molte associazioni, ma la mia esperienza al fianco dei lavoratori del settore ci indica una diversa tendenza: minoritaria nei proclami, maggioritaria in chi le piazze le partecipa e le vive. Il popolo dei lavoratori autonomi chiede di poter lavorare e basta, senza condizioni.
Da qui si apre un discorso più generale: la crisi sanitaria dev’essere in ogni caso gestita con ingenti investimenti pubblici diretti esclusivamente a personale e infrastrutture, possibilmente con soldi pubblici coniati in proprio, da qui la necessità, o l’urgenza, di recedere dai trattati europei e di rigettare ogni vincolo esterno come priorità nazionale. Questo va fatto senza far ricadere costi e condizioni sulla schiena di cittadini, contribuenti e lavoratori di cui si sanziona addirittura la condotta.

Tornare a “prima della pandemia” è impensabile se valutiamo la cosa dal punto di vista dell’organizzazione sociale: quello che oggi stiamo vivendo è il frutto avvelenato di un sistema che ha permesso una lenta ma inesorabile concentrazione di capitale in poche mani, nonché uno sfruttamento insostenibile di risorse planetarie, un carico ecologico impattante, ma è anche il prodotto di una precisa cultura della competizione e del consumo.
E fa specie vedere la sinistra liberale, ma anche parte della sinistra antagonista e persino pezzi del sovranismo socialista, farsi a loro volta grancassa dei media mainstream: sono state alimentate polemiche infinite per “la presenza dei fascisti” alle manifestazioni e quelle polemiche sono state utili a deviare l’attenzione dai temi principali.
Certo, i fascisti c’erano! Il potere si colloca sempre in ogni fascia, in quella del consenso e in quella del dissenso.
D’altra parte le organizzazioni neofasciste sono oggi come ieri una colonna dei “servizi”. Però spetta ad altri riempire quel vuoto che i fascisti vanno ad occupare, non lasciare loro il campo libero.

Può anche capitare di incontrare un ambulante che ostenta fede fascista, spesso senza neanche sapere cosa sia stato il fascismo, ma il vero fascismo, oggi istituzionalizzato, è il sistema liberale.
A rigor di logica: le proteste e le mobilitazioni sono reazionarie nel momento in cui a dar loro voce e rappresentanza saranno i promotori di un’ideologia liberale; smontare questo possibile scenario è compito delle avanguardie socialiste, pretendere di potersi scegliere la piazza e i compagni di piazza su base pregiudiziale, invece è un’idiozia che soltanto una sinistra morente e dirigenti non necessariamente in buona fede possono accampare.
In piazza ci sono lavoratori e come tali vanno considerati; fra i lavoratori troveremo di tutto, dal fascista al comunista, e poi leghisti, neoborbonici, vegani, vegetariani, amanti dell’agnello fritto, così come troveremmo di tutto se andassimo ad intervistare gli avventori di un grande supermercato.
Andrea – Provincia di Siena

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

Paga il comune! Esproprio proletario alla COOP di Livorno

Next Post

La lotta dei lavoratori dello spettacolo

Related Posts

La pandemia, i comunisti e la marcia verso il socialismo
Primo piano

La pandemia, i comunisti e la marcia verso il socialismo

by Redazione di Resistenza
Maggio 3, 2021
0

...

Primo piano

Portare ovunque la bandiera rossa e la falce e martello

by Redazione di Resistenza
Maggio 18, 2021
0

...

Come il CLN nella Resistenza

Maggio 3, 2021
20 aprile – Un’iniziativa nazionale con le brigate volontarie per l’emergenza

Recovery Fund / PNRR La carota davanti al ciuccio che deve andare “verso le riforme”

Maggio 3, 2021
20 aprile – Un’iniziativa nazionale con le brigate volontarie per l’emergenza

Tentativi di “restaurazione” – Il punto sulla situazione politica

Maggio 3, 2021

La lotta dei lavoratori dello spettacolo

Maggio 3, 2021

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d