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Basta speculazioni sull’emergenza iniziativa al Carrefour di Milano

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Maggio 3, 2021
in Resistenza n. 5/2021
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Sono un membro della Brigata di Solidarietà Popolare Milano-Sud. Vi scrivo per condividere l’esperienza della mobilitazione “Spesa in sospeso” che abbiamo organizzato, il 10 Aprile, al supermercato Carrefour di viale Famagosta a Milano, insieme alla Brigata Nori Brambilla e al delegato della CUB del punto vendita, che ha indetto lo sciopero per l’intera giornata. Hanno partecipato all’iniziativa anche la Brigata operaia, alcuni compagni del Sostegno alimentare San Frediano e del Sostegno popolare dell’Isolotto che, da Firenze, sono venuti a Milano per l’occasione.
L’obiettivo dell’azione consisteva, principalmente, nel sollevare la problematica della povertà e della disoccupazione dilaganti, a fronte delle quali occorre dare risposte più generali ed efficaci. Nel nostro caso specifico, il problema che si pone è anche quello delle risorse necessarie a fornire i pacchi spesa gratuiti che distribuiamo tre volte a settimana e che non bastano più a coprire le richieste.


Da marzo abbiamo raccolto fuori dai supermercati gli alimenti da distribuire. Alla nostra richiesta di solidarietà, nonostante la situazione di difficoltà economica, hanno risposto con generosità lavoratori, pensionati, commercianti e associazioni, mentre i supermercati, che muovono tonnellate di cibo e milioni di euro, non hanno donato niente, se non merce in scadenza e in quantità irrisoria. Unica eccezione l’Esselunga che in virtù di un accordo con il Comune di Milano, ha donato per alcuni mesi cibo per il progetto in cui siamo inseriti, Milano Aiuta.
 Questo dimostra, in piccolo, che la nostra richiesta al supermercato di cibo da distribuire non è campata per aria: se ha donato Esselunga, che certamente non è mossa da uno spirito di solidarietà maggiore di quello di altri supermercati, allora possono donare tutti.

Sappiamo che la grande distribuzione organizzata è un modello di commercio fondato sullo spreco alimentare. Tutti i giorni i supermercati, per invogliare i clienti a comprare, riempiono gli scaffali per dare impressione di abbondanza, cestinando al contempo tonnellate di cibo invenduto. Sappiamo anche che i supermercati, nel corso dell’emergenza, sono rimasti sempre aperti senza subire minimamente la crisi. Hanno anzi, aumentato i guadagni speculando sui prezzi e sulla salute dei lavoratori, incrementando il carico di lavoro e mettendo in secondo piano le misure di sicurezza per prevenire i contagi. E molti dei loro dipendenti sono stati messi in cassa integrazione nonostante l’aumento degli utili.
Abbiamo organizzato questa protesta per dire che chi ha di più e chi ha speculato su questa emergenza, deve fare la sua parte. Non è possibile vedere i supermercati con gli scaffali pieni e dall’altra parte migliaia e migliaia di persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Abbiamo, inoltre, voluto portare la nostra solidarietà anche ai lavoratori della grande distribuzione.


La mobilitazione si è svolta principalmente fuori dal supermercato dove è stato allestito un presidio che ha visto l’intervento di varie realtà e singoli partecipanti. Alcune pensionate e mamme, colpite dalla crisi economica, sono entrate nel supermercato, hanno riempito i carrelli e, una volta arrivate alla cassa, hanno dichiarato di non poter pagare i prodotti chiedendo un incontro con i dirigenti del supermercato e la donazione degli alimenti.
Nonostante ci fossimo premurati di avvertire preventivamente il direttore del negozio di questa nostra mobilitazione e nonostante il nostro atteggiamento pacifico e aperto al confronto, la direzione di Carrefour ha predisposto importanti misure di sicurezza interna e ha declinato, con indifferenza, le nostre richieste.
Ci è stato semplicemente suggerito di scrivere una mail alla direzione di competenza, cosa che, tra l’altro, abbiamo già fatto senza ricevere risposta alcuna!


Il disinteresse della direzione non ci sorprende, l’esperienza di questi mesi ci aveva preparato a ricevere una risposta del genere. Abbiamo capito da tempo che a queste aziende interessa solo aumentare i profitti!
Pensiamo che, comunque, l’esito della mobilitazione non sia da interpretare come una sconfitta ma, al contrario, come l’inizio di un percorso di crescita nel quale stiamo collettivamente prendendo coscienza dell’importanza di lottare per i nostri diritti; come un passo verso la creazione di un più stretto coordinamento con le altre brigate; e infine come un invito, per tutte le persone che subiscono gli effetti della crisi, a mobilitarsi e non rassegnarsi a questa situazione. Quanti più saremo, tanto maggiore sarà la forza che avremo e i risultati che otterremo!
È stato insomma un primo passo che ha posto le premesse per continuare e allargare la mobilitazione a un maggior numero di famiglie e brigate, arrivando così a ottenere soluzioni concrete ai problemi della povertà dilagante.


Istituzioni e governo hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare le problematiche che questa crisi sanitaria ed economica genera e di cui loro stessi sono responsabili. Un’alternativa è però possibile: la solidarietà è l’arma per cambiare questo stato di cose. Organizziamoci e coordiniamoci!
SC

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