20 aprile 2021

Salve a tutti,

sono un lavoratore e delegato sindacale del settore della vigilanza privata non armata. Ringrazio la Redazione di Resistenza che mi ha dato l’opportunità di poter scrivere questo contributo sulla nostra situazione lavorativa.
L’emergenza Covid-19 e il conseguente aggravarsi della crisi economica hanno ampliato ulteriormente lo spettro dei lavori precari.
Uno tra questi è il settore della vigilanza non armata, che nella nostra città si occupa di presidiare e controllare gli accessi delle strutture sanitarie e delle residenze universitarie, per evitare il diffondersi del contagio. Fuori dagli ospedali ci occupiamo di fornire il gel, misurare la febbre, dare informazioni agli utenti e controllare la normale viabilità nei parcheggi adiacenti alla struttura; nelle residenze universitarie controlliamo gli accessi in struttura e garantiamo il regolare flusso di persone.

Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a muoverci per tutelare i nostri diritti. É emersa nei lavoratori la necessità di organizzarsi. Lo abbiamo fatto autonomamente, assumendo solo in seguito la decisione collettiva di iscriverci alla FILCAMS-CGIL. Le rivendicazioni che come lavoratori abbiamo avanzato fin da subito sono state: un salario che non vada al di sotto della soglia di povertà, visto che lo stipendio per un tempo pieno non supera gli 800 euro; l’abolizione delle 12 ore lavorative continuative usate dall’azienda per sfruttare i lavoratori (con la scusa che così si guadagna di più); l’eliminazione delle continue richieste di reperibilità non pagata; maggiore sicurezza e tamponi per tutti.

Ci siamo organizzati come gruppo di lavoratori con l’intento di creare un collettivo che si occupa del proprio posto di lavoro e che rivendica una condizione lavorativa dignitosa. Alimentando il protagonismo dei lavoratori e spingendo così in avanti il sindacato a cui siamo iscritti, siamo riusciti a raggiungere degli obiettivi molto importanti e significativi:
– la trasformazione dei contratti di apprendistato (illeciti) in contratti a tempo indeterminato;
– la nomina di un referente che faccia in modo che non ci sia più intermediazione illegittima da parte del cliente appaltatore;
– l’anticipo della comunicazione dei nuovi turni settimanali da svolgere al giovedì sera anziché al venerdì sera;

– la copertura FASIV, ovvero una forma di integrazione sanitaria aggiuntiva (un inciso: è vero che la sanità integrativa è un favore ai privati… anche questo può farvi capire con quali contratti di merda ci ritroviamo, se siamo ridotti a considerarla addirittura una conquista!)
Queste rivendicazioni, che rappresentano il minimo che si deve chiedere se non vogliamo ridurci a essere degli schiavi, hanno spinto l’azienda a colpire i lavoratori più combattivi con vere e proprie azioni di rappresaglia.

Ci sono state pressioni dirette e indirette per dissuaderci dall’iscriverci al sindacato e hanno allontanato i più combattivi fra noi mandandoli in ferie forzate o trasferendoli a 80 km di distanza.
Grazie alla compattezza del nostro gruppo che pubblicamente ha chiesto la solidarietà di forze politiche, sindacati e consiglieri comunali contro questo tipo di repressione aziendale, abbiamo ottenuto che i colleghi trasferiti fossero reintegrati ai loro posti di lavoro originari.
Nonostante questo, l’attacco da parte dell’azienda prosegue. Siamo costretti a fare turni disumani: un collega iscritto al sindacato, dopo essere stato minacciato di licenziamento, ha fatto per sette settimane di fila il turno di notte!
La nostra esperienza ci dice che questa situazione non è diversa da quella di tanti altri lavoratori sindacalizzati che non si piegano di fronte alla normalizzazione della schiavitù e dello sfruttamento salariale da parte del padrone e che per questo vengono attaccati e ricattati da parte delle aziende.

La forza dei lavoratori sta nell’unità, nel rompere il ricatto attraverso l’organizzazione di classe e il legame con i lavoratori di altri comparti e strutture. Per questo il Primo Maggio parteciperemo attivamente al presidio che si terrà davanti all’ospedale a sostegno dei lavoratori della sanità pubblica e degli appalti, perché la lotta per un lavoro utile e dignitoso ci riguarda tutti.

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