All’ArcelorMittal (ex-ILVA) di Taranto i lavoratori sono sotto attacco padronale. A inizio aprile è stata diffusa la notizia della sospensione di due operai, accusati di aver denigrato l’azienda in seguito alla condivisione su Facebook di un post che invitava a vedere la fiction di Canale 5 “Svegliati amore mio”. La serie tv narra dei danni ambientali provocati dall’acciaieria e racconta di una bambina affetta da leucemia. Una storia comune a quella di tante famiglie che vivono nei pressi di impianti siderurgici come quello di Taranto.
Il provvedimento disciplinare si è poi trasformato nel licenziamento dell’operaio Riccardo Cristello. Secondo ArcelorMittal avrebbe usato espressioni eccedenti il diritto di critica e lesive per l’immagine e per la reputazione dell’azienda, che quindi gli ha dato il benservito per “giusta causa”!

Il presunto danno all’immagine della società è solo il paravento dietro cui l’azienda nasconde la vera ragione del licenziamento. ArcelorMittal ha “colpito uno per educarne cento”, ha stretto il bavaglio con cui i padroni ricattano gli operai che, per la paura di perdere un lavoro già precario, sono costretti a censurarsi e a subire, assieme al resto delle masse popolari di Taranto, il disastro ambientale provocato dai veleni della produzione. Questo è l’utilizzo ordinario che viene fatto di quella legge infame che è l’articolo 2105 del codice civile, meglio nota come “vincolo di fedeltà aziendale”.

Il quadro in cui matura questo attacco è quello della concretizzazione dell’investimento pubblico di 400milioni da parte dello Stato all’ex-IlVA, con la nascita, il 14 aprile scorso, di Acciaierie d’Italia, partecipazione congiunta di Invitalia con ArcelorMittal. L’investimento deciso dal governo Conte 2 è stato inizialmente sospeso dal governo Draghi e l’azienda ha pressato per il suo sblocco utilizzando come arma di ricatto la serrata di interi reparti e la cassa integrazione di centinaia di lavoratori. Questo scontro chiarisce la natura dell’investimento statale, improntato alla logica di foraggiare con i soldi dei cittadini le tasche degli speculatori. A riprova di ciò, il reale destino della fabbrica rimane, nei fatti, quello dello smantellamento, del decadimento della struttura (con conseguente aumento dell’inquinamento a fronte di una diminuzione dei volumi produttivi), a cui gli operai provano a opporsi con la denuncia e la mobilitazione.

In questo contesto, la lotta per il futuro della fabbrica si è legata alla lotta di Cristello, assurta a simbolo della repressione padronale. USB ha lanciato un appello pubblico, lanciando un’ampia campagna di solidarietà che ha portato a schierarsi diversi esponenti politici e sindacali, ma anche del mondo della cultura e dello spettacolo, a partire dai registi della fiction Simona Izzo e Ricky Tognazzi e dalla protagonista Sabrina Ferilli.
A questa campagna si è aggiunto lo sciopero a oltranza con presidio dei cancelli, indetto sempre da USB il 14 aprile, che ha associato la lotta di Cristello alla lotta per il futuro dello stabilimento e del territorio tarantino.
Varie forze politiche hanno partecipato al presidio e tra queste il Fronte della Gioventù Comunista, Potere al Popolo e una delegazione del nostro Partito.
La mobilitazione ha portato all’incontro del 15 aprile fra il ministro del lavoro Orlando con USB a cui ha preso parte anche Cristello.

L’incontro non ha prodotto nulla di più che qualche frase di circostanza, ma il giorno successivo USB ha rilanciato con un nuovo presidio a Roma sotto la sede del MISE per il 22 aprile. Nel frattempo, l’azienda se ne è uscita con la proposta indecente di procedere al reintegro di Cristello, nel caso in cui questi avesse accettato di avanzare pubblicamente le sue scuse! La richiesta ovviamente è stata rispedita al mittente. La mobilitazione già in corso si è legata ancor più alla lotta per il futuro dell’azienda e per la sicurezza nei suoi reparti, per via di due incidenti sul lavoro avvenuti proprio in quegli stessi giorni e che potevano avere un esito tragico.
Il presidio sotto il MISE del 22 aprile è stato partecipato, oltre che dai lavoratori, anche dalla coppia Izzo/Tognazzi.

Sono intervenuti al presidio con parole di fuoco anche il parlamentare del Movimento 5 Stelle Vianello e il fondatore di Italexit Paragone (quest’ultimo era intervenuto anche ai cancelli della fabbrica), mentre, nei giorni precedenti, anche l’ex premier Conte si è espresso in sostegno di Cristello.

Il 22 aprile il ministro Giorgetti ha clamorosamente rifiutato di incontrare una delegazione e questo ha determinato il rilancio della protesta con un nuovo presidio sotto il MISE per il 28 aprile, dove la lotta per l’ex-ILVA si è saldata con quella dei lavoratori Alitalia. Un’unità importante per la salvezza dei posti di lavoro e di settori e servizi che sono strategici per lo sviluppo industriale del nostro paese.

Gli esponenti politici e della cultura sono alleati che i lavoratori dell’ex-ILVA devono imparare a mobilitare e a dirigere sempre meglio nelle loro battaglie, da quelle particolari come la lotta contro il vincolo di fedeltà aziendale, a quelle più generali come la lotta per la nazionalizzazione tanto dell’impianto produttivo che dell’intera filiera dell’acciaio nazionale, nell’ambito di un piano di rilancio e riconversione ecologica di respiro nazionale.
è chiaro ormai che la posta in gioco non è solo il posto di lavoro di Cristello, ma il futuro della fabbrica tarantina. L’operazione terroristica di ArcelorMittal viene quindi ereditata e presa in carico dall’attuale governo. Il rifiuto di Giorgetti di incontrare i lavoratori è una presa di posizione che non intende legittimare la controparte in alcun modo. Non sappiamo esattamente cosa si muova nelle stanze romane, ma i sommovimenti che questa vicenda sta innescando anche nel teatrino della politica borghese fanno intuire che esistono delle importanti contraddizioni interne rispetto a cosa fare a Taranto ora che lo Stato detiene quote decisive della società.

La situazione generale e particolare offre ancora mille appigli alla mobilitazione degli operai e delle masse popolari di Taranto che ora più che mai devono far valere la loro forza.
Per Taranto giunge al termine il tempo delle attese.

La sospensione di due operai dell’ex-ILVA di Taranto da parte di ArcelorMittal trasformata in licenziamento per il nostro compagno di lotta e di lavoro Riccardo è solo l’ultimo tentativo di cucire la bocca, la protesta, l’indignazione degli operai, di una città, di un paese di fronte alla devastazione ambientale e sanitaria rispetto a cui ci vogliono far stare zitti e con la testa abbassata! Noi siamo con la gente del quartiere Tamburi dove tante famiglie hanno perso i propri figli assassinati dalle polveri che ArcelorMittal ha solo fatto finta di coprire!!!! E se ArcelorMittal prova a “colpirne uno per educarne cento”, ha sbagliato a pensarlo! Chi tocca uno tocca tutti!
È necessario organizzarsi all’ex-Ilva come in tutte le aziende siderurgiche del paese per rispedire l’attacco al mittente! È possibile fare questo con la mobilitazione e l’organizzazione. Il gruppo operaio promotore del Coordinamento Nazionale della Siderurgia (pagina Facebook: Coordinamento Siderurgia) è al fianco dei suoi compagni di lotta e di lavoro, al fianco del quartiere Tamburi e del nostro paese devastato dai padroni e non sarà l’obbligo di fedeltà aziendale a impedirci di organizzarci e lottare per la sicurezza e la dignità in fabbrica e nei quartieri!!! La solidarietà nelle nostre mani è un’arma invincibile che i padroni non riusciranno a rompere!!!! Usiamola!!!!
Aprile 2021 – Gruppo operaio promotore del Coordinamento Nazionale della Siderurgia

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