Circa 2000 uomini delle “truppe di occupazione” con le loro Forze dell’Ordine e i reparti celere invadono la Val Susa, bloccano le autostrade, le strade statali e le ferrovie, procedono a decine di fermi e controlli, sparano lacrimogeni tra le case (anche ad altezza uomo) causando diversi feriti tra le fila del movimento NO TAV.
Molte automobili dei militanti vengono incendiate e si impedisce agli agricoltori locali di tenere il mercato.

Il motivo di tanta repressione? Spezzare la resistenza che il movimento NO TAV oppone alla realizzazione del nuovo autoporto a San Didero, che è parte integrante dell’immane, quanto inutile e devastante, opera speculativa che è la linea ad Alta Velocità Torino-Lione.
La lotta, che va avanti da mesi, si è riaccesa il 12 aprile, quando il movimento NO TAV si accorge che Telt, la società che deve realizzare l’opera, sta preparando mezzi e macchine per annettere un altro pezzo di territorio al cantiere. Gli attivisti riescono ad anticiparla e si fanno trovare sul posto. Il controllo popolare e il radicamento sul territorio dei NO TAV è tale da consentirgli di stare sempre un passo avanti all’invasore, anche quando questo ha le risorse e i legami di Telt.
Durante tutta la notte i manifestanti resistono all’attacco della polizia che interviene con oltre 1000 agenti. In 5 si barricano in una struttura di legno sul tetto dell’ex autoporto.

La mattina del 13 aprile segue la mobilitazione dei sindaci di cinque comuni della Valle che portano il loro sostegno ai “resistenti” barricati. Nel pomeriggio indicono anche una conferenza stampa il cui tema principale è l’utilizzo dei fondi pubblici per far fronte all’emergenza sanitaria: servono vaccini, non grandi opere inutili e dannose! Le istituzioni e le Forze dell’Ordine, dicono i sindaci, visto che di mezzi ne hanno (e anche tanti), li utilizzino per requisire le dosi di vaccino che le multinazionali straniere devono al nostro paese!
Nel pomeriggio dello stesso giorno viene diffuso il primo video dei “resistenti” barricati nel presidio di San Didero e un corteo di circa 500 persone si dirige verso l’ex autoporto. La decisione degli attivisti di barricarsi sul tetto, e i video in cui fanno appello a non fermarsi e con cui rilanciano la mobilitazione, infondono fiducia e slancio alla lotta, a dimostrazione che non sono tanto i numeri a contare, quanto la determinazione e lo spirito di iniziativa. Il giorno seguente i manifestanti riescono, nonostante la militarizzazione della zona, ad arrivare all’ex autoporto.

Intanto iniziano ad essere pubblicate le riprese e i fermoimmagine degli scontri delle notti passate, dove si vede chiaramente la celere che spara ad altezza d’uomo i lacrimogeni verso i manifestanti. Le immagini sono preziose: filmare le Forze dell’Ordine è l’unico modo per chiudere la bocca a giornalisti, prefettura e tribunali al servizio dei gruppi mafiosi che stanno dietro alla TAV in Val Susa e alle multinazionali straniere che invadono i nostri territori.

Seguono tre giorni di mobilitazione con presidio permanente con campeggio NO TAV a San Didero, dal 16 al 18 aprile.
Il 15 aprile, uno dei “resistenti”, il nostro compagno Alessandro Della Malva, pubblica un video dove rilancia la lotta, anche in vista del 25 aprile, e porta l’appello a mobilitarsi in tutto il paese nell’ottica di nuova Liberazione nazionale. Stavolta non dal nazifascismo, ma dalle multinazionali, dalla NATO, dalla UE, dalla mafia e da questo governo espressione dei vertici della comunità dei gruppi imperialisti.
Nella giornata del 17 aprile sindaci e amministrazioni dei comuni coinvolti si incontrano nuovamente con il movimento. Parte un corteo di circa 1000 persone che, dopo aver attraversato San Didero e Bruzolo, si incammina per la SS25. Alla fine del corteo i manifestanti sono diventati 4000. Seguono altri attacchi repressivi delle Forze dell’Ordine con lancio di lacrimogeni e utilizzo di idranti. Un lacrimogeno, sparato ad altezza d’uomo, ferisce gravemente un’attivista, Giovanna Saraceno, che viene portata all’ospedale Molinette di Torino, dove le vengono riscontrate diverse fratture al volto.
Nella stessa giornata, i NO TAV irrompono con striscioni e megafoni nella sede de La Stampa a Torino per denunciare la complicità delle principali testate giornalistiche che divulgano informazioni false e fuorvianti. Stessa operazione viene compiuta a Roma alla sede di Repubblica venerdì 23 aprile. In questa occasione la redazione riceve alcuni degli attivisti presenti, mentre gli altri vengono fermati e identificati dalle Forze dell’Ordine.

Per il 18 Aprile i sindaci del territorio danno l’autorizzazione al consueto mercato del sabato, che si svolge solitamente nello spazio attualmente usato come parcheggio dalle camionette delle Forze dell’Ordine. Il mercato viene impedito e ai commercianti viene vietato, di fatto, di lavorare. Lo stesso giorno si conclude il campeggio NO TAV, con la “biciclettata” di protesta contro il cantiere di San Didero organizzata dal Comitato Giovani NO TAV e da Fridays For Future Val Susa-Italy. La polizia tenta di impedire, senza successo, anche questa mobilitazione. Sempre il 18 aprile alcuni NO TAV si radunano in presidio fuori l’ospedale Molinette in solidarietà a Giovanna che deve essere operata e che con un video denuncia pubblicamente quanto le è accaduto. Tutto questo mentre la prefettura, tramite la solita stampa asservita, continua a negare l’evidenza dell’occupazione militare della Valle.

Il 19 aprile, a sette giorni dalla decisione di barricarsi sul tetto dell’ex autoporto, i 2 “resistenti” si incatenano in modo permanente. Intanto, da due giorni i militari disboscano il perimetro attorno al presidio, mettono sotto controllo ogni angolo, e bloccano i tentativi di rifornimento ai compagni sul tetto. Alla sera i Vigili del Fuoco (che in seguito esprimeranno solidarietà ai NO TAV tramite l’USB) sono chiamati a intervenire: liberano dal bidone a cui si erano incatenati i compagni che a questo punto si ricongiungono al resto del movimento.
Il movimento NO TAV ancora una volta ha dimostrato di essere capace di far fronte alla repressione più feroce, di saper indicare la strada al resto delle organizzazioni popolari di tutto il paese, mettendo al centro la difesa della propria terra e gli interessi delle masse popolari!

Avanti NO TAV, cacciamo gli invasori! Serve una nuova Liberazione nazionale!

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