Solidarietà agli imputati e ai condannati del maxi-processo per i fatti del 3 luglio 2011!

Il sistema TAV vacilla: il movimento NO TAV deve appropriarsi e mettere in pratica tutti gli insegnamenti della sua grande lotta per affondarlo!



25.01.2021



Il giorno 21 gennaio presso il Tribunale di Torino è stata letta la sentenza del processo di appello agli esponenti del movimento No Tav che il 3 luglio del 2011 hanno lottato contro l’installazione del cantiere Tav in Valsusa. La giuria ci ha messo 12 ore di seduta in camera di consiglio per arrivare alla sentenza: dimostrazione della difficoltà che gli apparati della repressione hanno nel dirigere le operazioni che mettono in campo per fiaccare la mobilitazione popolare contro questa grande opera inutile e dannosa. La sentenza ha portato ad un dimezzamento delle pene che erano state comminate ai 32 imputati (ma nel processo di primo grado gli imputati erano 53). Certo, rimangono condanne che arrivano anche a 2 anni: questo rappresenta una profonda ingiustizia nei confronti di chi lotta per la difesa del territorio contro la devastazione, contro gli affari sporchi dei grandi gruppi capitalisti (Telt e Sitaf per fare due nomi), ma nessuno si aspetta giustizia da apparati fedeli alla mafia del Tav.

Telt e gli altri componenti della mafia del Tav ostentano sicurezza, fanno di tutto per dimostrare che, pur con crescenti ritardi rispetto ai loro programmi, i lavori per la linea Torino- Lione proseguono: da pochi giorni Telt ha ultimato un ulteriore allargamento del perimetro del cantiere Tav per consentire la costruzione di uno svincolo dall’autostrada A32 necessario al passaggio delle macchine operatrici. Con questa falsa sicurezza Telt cerca di nascondere le recenti dichiarazioni dei tecnici della Corte dei Conti Europea con cui bocciano il progetto del tunnel Tav in Valsusa, cerca di nascondere i continui slittamenti della data di termine dei lavori (il Ministro delle Infrastrutture De Micheli ha dichiarato recentemente che ci sarà un ulteriore ritardo di 2 anni rispetto alla data del 2030) e cerca di nascondere che in valle è ancora forte l’opposizione all’opera.

L’aspetto determinante per chiudere con la devastazione causata dal cantiere Tav in Valsusa è l’azione del movimento No Tav.

Per trarre i giusti insegnamenti dall’esperienza di lotta del movimento No Tav riportiamo uno stralcio del comunicato n. 3 prodotto dal Comitato di Partito “Antonio Gramsci” del (nuovo)Partito Comunista Italiano, che è possibile leggere in forma integrale cliccando su questo link. Questo comunicato contiene una interessante analisi dei punti di forza espressi dal movimento No Tav durante tutta la sua esperienza di lotta.



Ecco i passaggi principali:



1. Protagonismo popolare. Il movimento NO TAV, fin dalle sue origini, fonda la sua azione sul protagonismo e sulla partecipazione organizzata degli elementi delle masse popolari che sono suoi militanti e sostenitori. Il movimento NO TAV è un movimento spontaneo sorto per realizzare una rivendicazione da senso comune come è appunto la cessazione del progetto dell’inutile e costoso tunnel Torino-Lione, la difesa dell’ambiente e dei territori. Il movimento NO TAV è un movimento organizzato: la sua azione poggia sulle organizzazioni popolari cui ha dato vita (i vari comitati territoriali NO TAV, i coordinamenti tra comitati, ecc.), sulle reti di relazioni che ha generato, sul calendario di eventi e attività ordinarie che porta avanti che negli anni hanno permesso alla lotta NO TAV di trasformare la solidarietà e la partecipazione spontanea alle sacrosante ragioni della lotta in una forza capace di protrarsi negli anni e nei decenni. Da questo ingrediente fondamentale della lotta NO TAV ricaviamo l’insegnamento che il primo passo perché le lotte di resistenza abbiano un sano e positivo sviluppo è lavorare per costruire organismi operai e popolari. Dalle fabbriche ai quartieri, dalle scuole alle università, dagli ospedali al resto dei servizi, il primo passo è costituire organismi che riuniscano e valorizzino la partecipazione di tutti coloro che, situazione per situazione, incarnano spontaneamente la tendenza ad organizzarsi, coordinarsi e mobilitarsi per raggiungere uno specifico obiettivo.

 

2. Promotori e dirigenti determinati a vincere. Perché un movimento di lotta possa crescere e svilupparsi esso deve esprimere dei promotori decisi a vincere e capaci di infondere fiducia e determinazione nei partecipanti alla lotta. Dei promotori in grado di orientare il movimento su una linea giusta, che porti allo sviluppo e al successo della lotta e alla risoluzione delle difficoltà e dei problemi che essa incontra in corso d’opera, perché adotta una tattica flessibile mantenendo la fermezza strategica (il TAV non si deve fare) e non teme le intimidazioni e la repressione della borghesia e dei suoi apparati polizieschi e giudiziari (che agiscono per conto del sistema TAV). È questa la meritoria opera che nella storia del movimento NO TAV hanno svolto figure note come Nicoletta Dosio e Alberto Perino e altre meno note provenienti da un insieme variegato di aree politiche: dagli anarchici ai centri sociali ai gruppi reduci degli anni ’70 (Autonomia, Organizzazioni Comuniste Combattenti ecc.), dagli ambientalisti ai cattolici di base, dalla vecchia sinistra borghese del PRC alla nuova sinistra borghese del M5S, ecc. Un insieme di esponenti provenienti da aree politiche molto diverse tra loro ma che, al netto delle differenze, hanno realizzato una solida unità d’azione nel promuovere la lotta NO TAV e nell’animare i numerosi organismi su cui poggia l’attività del movimento. L’esperienza del movimento NO TAV insegna ai compagni con la bandiera rossa nel cuore variamente collocati e a chi è attivo in organismi che si  occupano della lotta contro il catastrofico corso delle cose che per costituire “molte Val di Susa” nel resto della regione e nel paese è necessario rompere con il settarismo e concepire l’importanza dell’unità d’azione contro il nemico comune. Per farlo occorre prendere ispirazione dall’unità d’azione messa in campo dai vari esponenti e gruppi che negli anni hanno promosso e diretto il movimento NO TAV: unirsi per portare sostegno alle lotte di resistenza, unirsi per fornire strumenti e metodi perché queste possano svilupparsi, unirsi per fomentare e promuovere la costituzione di organismi operai e popolari. Questa è la giusta concezione dell’unità d’azione ricavabile dall’esperienza del movimento NO TAV.

 

3. Agire da Nuova Autorità Pubblica. Nella sua storia il movimento NO TAV ha costantemente combinato la lotta per rivendicare la cessazione del progetto TAV con la mobilitazione di tecnici per lo studio del progetto, con lo svolgimento di iniziative autorganizzate per ostacolare la prosecuzione dei cantieri ed imporre gli interessi delle masse popolari al di là della volontà delle istituzioni (colluse con il sistema TAV). È questo un esempio di metodo d’agire da Nuova Autorità Pubblica. Il movimento NO TAV deve alla combinazione di questi tre aspetti nella sua azione la ragione principale dei risultati ottenuti in termini di rallentamento del progetto TAV e forza politica acquisita. La sua esperienza insegna ad ogni organismo operaio e popolare che per resistere efficacemente non basta rivendicare con determinazione che questa o quella ingiustizia non abbia compimento. Occorre organizzarsi per contrapporre al potere dello Stato e dei capitalisti il potere delle masse popolari organizzate che con la propria mobilitazione intraprendono ogni iniziativa e misura utile al successo della lotta (senza mai limitarsi a fare la “tifoseria” di uno schieramento politico o sindacale né aspettarsi soluzioni dalle forze politiche che sono espressione degli interessi dei grandi capitalisti).

 

4. È legittimo ciò che è conforme agli interessi della lotta NO TAV. Il movimento NO TAV ha abbastanza sistematicamente fatto valere come proprio principio d’azione che è legittimo ogni atto, forma e metodo di lotta che alimenta la mobilitazione contro il TAV anche se è illegale. Le ricorrenti manifestazioni che il movimento organizza nei luoghi vietati nei dintorni del cantiere TAV, le violazioni dei fogli di via che gli apparati repressivi comminano ai militanti del movimento, le azioni militanti contro le forze dell’ordine schierate a presidio del cantiere, ecc. sono alcune delle iniziative con cui il movimento NO TAV attua questo principio d’azione. Esso ha avuto una funzione fondamentale nel protrarsi della vita del movimento: la lotta NO TAV si sarebbe infatti estinta se si fosse fatta legare le mani dall’occupazione militare del territorio, dai divieti, dalle minacce e dagli ostacoli vari frapposti dal nemico. Questo quarto metodo di lotta del movimento NO TAV insegna a tutto il movimento delle organizzazioni operaie e popolari che non c’è divieto che tenga se chi promuove e anima la lotta è determinato a perseguire i propri obiettivi. È un insegnamento particolarmente importante nel quadro del crescente inasprimento della repressione che colpisce i movimenti di lotta.

 

5. Promuovere il coordinamento dei movimenti e degli organismi di lotta contro la crisi ambientale. Un ulteriore storico punto di forza del movimento NO TAV è l’attivismo con cui nel corso della sua storia ha sempre promosso il coordinamento con gli altri movimenti e organismi attivi nella lotta contro le devastazioni ambientali. È questa la base su cui il movimento NO TAV ha costruito il suo peso politico nazionale, esportando i propri insegnamenti per la moltiplicazione dei focolai di resistenza alle devastazioni ambientali, portando solidarietà concreta alle altre lotte in corso ed estendendo la solidarietà per la lotta in corso in Val Susa. È questo un quinto caposaldo dell’azione del movimento NO TAV da cui ogni organismo operaio e popolare può trarre ispirazione per rafforzare la propria lotta. Insegnamento particolarmente utile per esempio per le numerose lotte contro chiusure e delocalizzazioni di aziende che scontano la gestione corporativa e azienda per azienda di queste lotte messa in atto dai sindacati di regime.

  

6. Mobilitare il più vasto fronte di solidarietà e sostegno alla lotta. Il movimento NO TAV nel corso della sua storia si è sistematicamente avvalso di esponenti autorevoli del movimento delle masse popolari (tecnici, intellettuali, sindacalisti, politici, amministratori) che associando la loro immagine alla lotta NO TAV hanno contribuito ad allargarne il suo seguito e la sua autorevolezza. Negli anni leader della vecchia sinistra borghese (PRC) e della nuova sinistra borghese (M5S), del movimento sindacale e della società civile hanno prestato la propria immagine a sostegno del movimento NO TAV che mantenendo ferma la sua indipendenza e autonomia se ne è servito per ingrossare le file del suo seguito popolare. Questo è un altro insegnamento reso dalla lotta NO TAV a tutto il movimento di resistenza delle masse popolari al procedere della crisi: sviluppare la lotta su due gambe, mettendo al centro la mobilitazione popolare (prima gamba) ma incrementandola ed alimentandola con lo schieramento di esponenti autorevoli dalla parte delle ragioni della lotta (seconda gamba).

 

7. Intervenire nelle contraddizioni del campo nemico. Nella sua storia il movimento NO TAV ha praticato a più riprese una linea di condotta senza esclusione di colpi combinando lo sviluppo della mobilitazione popolare con l’intervento nelle contraddizioni del campo nemico. Per campo nemico intendiamo i gruppi d’interesse fautori del TAV (capitalisti, organizzazioni criminali, ecc.), il sistema dei partiti delle larghe intese (polo PD e satelliti, polo Berlusconi e satelliti), le istituzioni para statali collegate all’opera (TELT), gli apparati repressivi (magistraura, forze dell’ordine, ecc.) e infine il sistema delle Amministrazioni Locali (Regione, Comuni, ecc.). Sono due le principali modalità di manovra adottate:

– creare uno schieramento dichiaratamente NO TAV nell’anello debole del campo nemico, gli amministratori locali dei Comuni della Val Susa, l’articolazione del potere statale più vicina alle masse popolari e proprio per questo più facilmente condizionabile dalla lotta NO TAV,

– isolare e colpire, con azioni di boicottaggio e sabotaggio, forze e gruppi d’interesse aperti fautori della costruzione del TAV: dalle aziende capitaliste che lucrano sullo sviluppo del cantiere alle forze dell’ordine impiegate come forza d’occupazione della valle.

Nell’esperienza del movimento NO TAV questo metodo di lotta ha contribuito ampiamente a rendere ingestibile la situazione nel campo istituzionale. Lo schieramento NO TAV di numerose Amministrazioni Locali e le numerose e creative iniziative da queste intraprese per contribuire alla lotta hanno ripetutamente e con successo ostacolato l’avanzamento del cantiere. Analogamente le iniziative di boicottaggio e sabotaggio, combinate all’insieme delle attività messe in campo dal movimento per allargare la mobilitazione, hanno rappresentato un ottimo strumento di lotta per fiaccare le forze del campo nemico e promuovere il disfattismo nelle sue file.

Questo è un settimo metodo di lotta che il movimento NO TAV insegna al resto del movimento delle organizzazioni operaie e popolari. Una lotta di resistenza per svilupparsi può e deve anche giovarsi delle contraddizioni che suscita nel campo nemico ed utilizzarle per conseguire il successo della lotta.

 

8. Resistenza alla repressione. Concepire la resistenza alla repressione come terreno d’azione per il rafforzamento della lotta al TAV, per accrescere lo schieramento solidale con le ragioni del movimento e rendere ingestibile la situazione ai fautori del TAV. È esemplare la campagna condotta dal movimento NO TAV nel 2019 contro l’arresto e la traduzione in carcere della compagna Nicoletta Dosio. L’atto di disobbedienza della compagna Dosio ai dispositivi che le imponevano gli arresti domiciliari mandò in tilt la catena di comando della repressione. Portò alla ribalta la repressione contro il movimento NO TAV e mostrò all’opinione pubblica la giustizia di classe vigente nel nostro paese, che dispiegava ingenti forze per arrestare una militante NO TAV mentre consentiva di farla franca ad ogni genere di criminale affiliati ai centri del potere reale del nostro paese (Mafia, Vaticano, Confindustria, ecc.).

Con questo ottavo metodo di lotta il movimento NO TAV insegna al movimento delle organizzazioni operaie e popolari che la repressione statale non è una scure invincibile, che è possibile resistere alla repressione e ritorcere gli attacchi repressivi contro chi li sferra.”

Il Partito dei CARC invita la parte più determinata del movimento NO TAV a fare di questi 8 punti materia di dibattito e approfondimento. La lotta NO TAV negli anni ha attratto la combattività, la solidarietà e la generosità della parte migliore del paese ma per vincere contro il TAV come contro la borghesia imperialista, non bastano coraggio ed eroismo. Assieme al coraggio e all’eroismo di cui il movimento NO TAV ha dato prova più volte occorre seguire una linea giusta ed avanzata. La grande esperienza del movimento NO TAV e le forme di lotta sperimentate nel corso di decenni di lotta sono la nostra più grande arma per vincere contro il sistema del TAV. Appropriamocene ed usiamole sistematicamente!





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