Commissariare dal basso e cacciare la Giunta regionale è possibile perché esiste già in embrione l’alternativa a Fontana e Gallera – servi di Confindustria e dei padroni della sanità privata – e alla loro criminale gestione della pandemia.
Questa alternativa sono le brigate volontarie per l’emergenza, che da mesi si mobilitano per fare fronte all’emergenza economica e sociale a Milano, a Lecco, Como, Brescia e Varese e senza il cui intervento migliaia di persone sarebbero state abbandonate a sé stesse.
È la brigata medico-sanitaria “Soccorso Rosso” che effettua gratuitamente tamponi alle masse popolari, tamponi che il SSN non effettua a chi non presenta sintomi gravi e su cui specula la sanità privata.


È Medicina Democratica che ha elaborato un piano per rimettere in piedi la sanità pubblica e promosso l’iniziativa di “medicina telematica”, attraverso cui decine di medici prestano assistenza on line a persone che non possono muoversi e che a causa del collasso della sanità territoriale e del sovraccarico dei medici di famiglia non vengono seguite.
Sono i medici e il personale infermieristico che da Brescia a Milano, passando per Bergamo, si organizzano, scioperano per pretendere adeguate condizioni di lavoro e si “lanciano” a indicare le misure che servono per far fronte all’emergenza e affermare il diritto alla salute.
Sono i comitati in difesa della sanità pubblica che, soprattutto a Milano, sono riusciti a riunire varie realtà sociali, politiche e sindacali in solidarietà ai medici e agli infermieri del San Paolo e San Carlo, sotto attacco per aver denunciato in una lettera pubblica la grave mancanza di personale e strumenti che li obbliga di fatto a dilazionare le cure e a scegliere quali pazienti salvare.

Le condizioni che rendono possibile il commissariamento popolare stanno nell’esistenza di organizzazioni come quelle succitate che per le attività che svolgono acquisiscono una sempre maggiore autorevolezza tra le masse popolari, sdegnate e incazzate contro la giunta regionale e anche, di contraltare, nella crescente sfiducia nella giunta leghista e in generale nella politica borghese.

Che fare?
Per promuovere e sostenere tutte queste mobilitazioni stiamo mettendo in campo un’articolata attività.
Stiamo partecipando alle brigate perché continuino la loro opera e allarghino il loro campo d’azione, promuovendone la formazione laddove ancora non esistono.
Stiamo promuovendo un gazzettino in cui raccogliere le denunce sull’operato della giunta e le esperienze di mobilitazione popolare per farvi fronte.
Abbiamo promosso un’assemblea pubblica e volantinaggi fuori dalle aziende per discutere con gli operai di salute sui posti di lavoro e del ruolo che essi possono assumere nella lotta per la sanità lombarda.
Abbiamo messo su in alcuni quartieri popolari “Tende della salute” per informare sull’emergenza Covid-19, per alimentare la mobilitazione per il diritto alla salute e la moltiplicazione delle brigate medico-sanitarie (vedi articolo a pag. 6).
Stiamo sostenendo l’organizzazione degli operatori sanitari e abbiamo promosso la solidarietà a coloro che sono stati colpiti da provvedimenti disciplinari per aver denunciato l’inadeguatezza delle proprie strutture.
Il pezzo in più che oggi dobbiamo mettere, la sfida che noi e tutte queste realtà che hanno a cuore gli interessi delle masse popolari abbiamo di fronte, è riuscire a far confluire le mobilitazioni ancora sparse in un movimento che coscientemente si ponga come scopo il commissariamento dal basso della sanità lombarda.

Concretamente, dobbiamo promuovere il coordinamento di tutte queste realtà attorno all’obiettivo di elaborare ed attuare, avvalendosi anche di tecnici e personale competente un piano della “sanità che serve” alle masse popolari. Significa promuovere la costituzione di una commissione popolare composta dai lavoratori della sanità, dagli utenti, da medici e tecnici, da esponenti delle organizzazioni operaie e popolari che definisca il piano e coordini le attività per attuarlo dal basso, direttamente e con iniziative di lotta, mobilitando a tal fine la vasta rete delle organizzazioni di base già esistente e avvalendosi del ruolo e delle capacità di organizzazioni come Emergency, che già oggi sostiene attivamente le brigate. Significa anche mettere a contributo quei consiglieri regionali e comunali, come Fumagalli, Piccirillo e Forte del M5S o Rozza del PD che portano avanti, a suon di denunce e mozioni di sfiducia, l’opposizione all’operato della giunta di cui chiedono finanche le dimissioni. Questi e altri eletti devono essere spinti a sostenere le mille forme di organizzazione che si sono sviluppate, a fare ispezioni negli ospedali e nelle aziende, a dare informazioni sui dati inaccessibili per il resto dei cittadini. Se non lo faranno, si smaschereranno come complici di fatto di quella giunta che a parole contestano.
È questa la strada per arrivare a trasformare il commissariamento della sanità lombarda in un problema di ordine pubblico, per imporre la cacciata di Fontana e Gallera e avviare una nuova gestione della sanità che sia espressione degli organismi popolari.

La sanità è il primo campo da cui partire. Essa rappresenta la principale fonte di speculazione e guadagni della Regione, con un giro di affari di 9 miliardi di euro (il grosso del bilancio), ma è anche il settore decisivo in cui intervenire per una corretta gestione della pandemia. Commissariarla dal basso è il primo passo per arrivare poi a costituire una giunta di emergenza popolare, che attui le misure necessarie in ogni ambito, dal lavoro all’emergenza abitativa, all’ambiente. Sarà questo un primo importante passo nella costruzione della rivoluzione socialista nel nostro territorio e in tutto il paese.

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