Da settimane le tensioni nella maggioranza di governo si sono aggravate. Le manifestazioni sono tante, i motivi sono due:

  1. le Larghe Intese hanno rotto ogni indugio e sono passate dal cercare di mettere il governo Conte in carreggiata a pretendere che esegua con più lena le direttive imposte dalle autorità della UE, attuando senza remore il programma comune dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti. Da questo hanno origine anche gli ulteriori strappi e abbandoni fra le file del M5S;
  2. l’approvazione della riforma del MES (9 dicembre) ha rinfocolato la lotta fra i comitati di affari, fra chi gestirà i miliardi del Recovery Fund quando e se arriveranno. Per quel momento sarebbe molto utile alle vecchie volpi della politica (da Berlusconi a Renzi, passando per le varie congreghe del PD e dalla lunga lista di amici degli amici) avere fuori dalle scatole il M5S o quanto meno riuscire a epurarlo da chi ancora pretende “il rispetto dei programmi” e della legalità (borghese).

Noi non sappiamo dire se il governo Conte 2 cadrà a breve. A contrastare questa ipotesi sta il fatto che la classe dominante NON ha una soluzione di ricambio e, anzi, fatica a mettersi d’accordo anche su cose di ben più semplice soluzione (ad esempio, la nomina del commissario per la sanità in Calabria). Però, non è da escludere che nella maggioranza di governo ci sia qualcuno che trama per approfittare della situazione e conquistare posizioni rispetto a avversari e concorrenti: è la guerra tra bande che si cela dietro il teatrino della politica.
In ogni caso le questioni su cui soffermarsi sono altre.

Anziché scommettere sulla tenuta del governo Conte, il movimento delle masse popolari nel suo complesso e ogni singolo organismo che vi partecipa – sia esso politico, sindacale, associativo, ecc. – deve porsi la questione di come fare, quali strumenti utilizzare, quali iniziative prendere e quali leve usare per costringere il governo ad adottare misure che vanno negli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, di come sfruttare la situazione per rafforzare la loro organizzazione e la loro mobilitazione.
La situazione generale è talmente grave che i campi in cui cimentarsi sono illimitati: dalla proroga del blocco dei licenziamenti (vedi articolo a pag. 3) alle misure per difendere i posti di lavoro che le multinazionali vogliono tagliare (vedi articolo sull’ex-ILVA), dal rafforzamento della sanità pubblica al commissariamento delle regioni amministrate dagli avvoltoi della sanità privata (vedi articolo sul commissariamento della Lombardia), dalla riapertura delle scuole in sicurezza al potenziamento dei trasporti pubblici, ecc.
Siamo perfettamente consapevoli che molti considerano questo obiettivo impossibile, che fra quei molti ci sono anche tanti compagni e compagne e moltissimi attivisti ed elettori del M5S che comprensibilmente si sentono traditi, delusi, schifati. Siamo però altrettanto consapevoli che per rimanere in piedi questo governo ha bisogno di recuperare almeno in parte la popolarità e la fiducia delle masse popolari che ha gravemente compromesso con la gestione criminale della pandemia e con le promesse non mantenute (sostegno economico, sanità territoriale, ecc.).

Scommettere sulla caduta (o meno) del governo Conte pone, inevitabilmente, un’altra questione: quale governo verrà dopo? Gli organismi operai e popolari devono porsi l’obiettivo di imporre un governo che sia loro espressione.
Un governo che non si limiti a promettere di fare cose in loro favore, ma che sia anche composto da gente disposta a mettersi al servizio delle organizzazioni operaie e popolari per fare ciò che esse indicano nel modo che indicano, mobilitandole direttamente e facendo fronte agli inevitabili attacchi e boicottaggi.
Un tale governo non sarà costituito attraverso le elezioni: imporlo dal basso deve diventare l’obiettivo cosciente delle masse popolari.
Nella relazione fra il “cade o non cade” (rimanere al carro della classe dominante) e la lotta per imporre il governo di emergenza di cui i lavoratori e le masse popolari hanno bisogno, bisogna considerare in particolare due aspetti:

– il primo è il ruolo che ha in questa battaglia quella parte di eletti del M5S che non si arrende a essere inglobata dal PD e che oggi scalcia contro Di Maio e Crimi per aver tradito il Movimento, gli attivisti e gli elettori. Quegli eletti rappresentano ancora – nonostante tutto – il cavallo di Troia delle masse popolari nelle istituzioni borghesi, la spina nel fianco delle Larghe Intese.
Vogliamo affermare con chiarezza, a costo di essere ripetitivi, che devono essere costretti ad assumersi la responsabilità di operare sì contro Di Maio e Crimi, contro il PD e Renzi, ma innanzitutto al servizio degli organismi operai o popolari. Che si mettano a disposizione senza riserve. Vanno chiamati, incalzati, sollecitati e, se si sottraggono, vanno sputtanati poiché si dimostrano uguali ai Di Maio e Crimi che loro chiamano traditori;

– il secondo – e in definitiva il più importante – è che a decidere se il governo Conte cade o non cade non devono essere Renzi o Zingaretti, Di Maio o Di Battista, ma le organizzazioni operaie e popolari che hanno la forza e la legittimità di imporgli la politica da attuare. A quel punto può solo attuarla; altrimenti va sostituito con un governo che fa gli interessi delle masse popolari, quello che noi chiamiamo Governo di Blocco Popolare.

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