Nessun lavoratore deve essere licenziato!

Allo stato delle cose il 31 marzo 2021 scadrà il blocco dei licenziamenti. Deciso su spinta delle lotte operaie per imporre la chiusura delle aziende per la pandemia in corso, questo è legato alla concessione di settimane di cassa integrazione speciale, che le aziende utilizzano per fare fronte ai cali produttivi, veri o presunti (tanto non controlla nessuno!).
Il blocco è stato aggirato in molti casi. Come ogni legge, anche questa sui posti di lavoro viene rispettata se i lavoratori si organizzano allo scopo. In caso contrario, il padrone si prende tutte le libertà che i rapporti di forza in azienda gli permettono. Inoltre, questo blocco ha innumerevoli eccezioni: non si applica in caso di cessazione dell’attività o fallimento, due scappatoie che i padroni già utilizzano versando spesso lacrime di coccodrillo! Non si applica neanche in caso di accordi aziendali che lo permettono, così se avete in fabbrica delegati sindacali complici o venduti il gioco è fatto! Ovviamente, il blocco non si applica per i licenziamenti dovuti al raggiungimento dei requisiti pensionistici e neppure per i licenziamenti per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, come quelli disciplinari. Infine non vale per i lavoratori domestici, per i licenziamenti per inidoneità e neanche per quelli dovuti allo sforamento del periodo massimo di malattia; così se uno si ritrova gravemente malato rischia comunque di perdere il lavoro, alla faccia della tutela della salute e della dignità della persona! Per non parlare poi dei contratti a termine non rinnovati che neppure vengono conteggiati o delle finte partite IVA che, senza alcuna tutela, si ritrovano senza lavoro.
Nonostante tutto questo, le continue lamentele di Bonomi e dei suoi compari di Confindustria indicano che il provvedimento fa comunque da argine alle pretese dei padroni il cui obiettivo è riavere piena libertà di licenziare.

Una volta munta fino in fondo la vacca della cassa integrazione, essi non avranno remora alcuna a lasciare a casa tutti i lavoratori che vorranno, con la scusa della crisi e della necessità del rilancio dell’economia. Ridurre il più possibile il ruolo dei contratti collettivi di lavoro e avere mano libera sui licenziamenti sono due obiettivi irrinunciabili per i padroni.
Da qui a fine marzo, quindi, non bisogna stare a guardare. I lavoratori devono fin da ora mobilitarsi per ottenere una proroga del blocco. L’alternativa sarà una raffica di licenziamenti. Sulla base di questa parola d’ordine è urgente che vengano convocate assemblee sui luoghi di lavoro, che si promuovano proteste e scioperi, che i lavoratori si organizzino per imporli agli eventuali rappresentanti sindacali che tentennano e consigliano di aspettare e vedere cosa deciderà il governo. Quando il governo deciderà sarà tardi e tutto sarà più difficile: bisogna agire prima!

Agire nelle aziende, ma anche fuori, perché è una lotta che interessa tutta la società. La perdita di posti di lavoro riguarda tutti: impoverisce il tessuto sociale e lo rende più precario, si ripercuote sulle attività commerciali già colpite dalle misure anti Covid-19, è un costo che dalle tasche dei padroni si riversa su tutti i contribuenti. Vanno organizzate iniziative, assemblee, proteste, lettere aperte e tutto quanto è possibile anche nelle piazze, nelle vie, sui giornali.
Il governo Conte, anche se ha al suo interno una componente delle Larghe Intese come il PD, è comunque un governo frutto della breccia aperta nel sistema politico dalle elezioni della primavera 2018. La presenza del M5S fa sì che esso sia maggiormente condizionato dalle mobilitazioni popolari. I legami che permangono con quel che resta della base attiva del M5S che lo ha votato per il suo ruolo antisistema, lo costringono ancora a rendere conto di quanto si muove fra le masse popolari. É possibile imporre un’ulteriore proroga come è stato possibile imporre le chiusure delle fabbriche a marzo. Il modo per farlo è partire subito per conseguire l’obiettivo.

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