Riceviamo e rilanciamo la nota scritta dai lavoratori e dalle lavoratrici ANFFAS di Firenze circa il divieto di visita all’interno delle RSA (residenze sanitarie per anziani) e RSD (residenze sanitarie per disabili) imposta con una delibera d’urgenza dal presidente della Regione Toscana. Strutture che troppo spesso, a causa della gestione criminale attuata, sono state trasformate in macellerie adibendole a reparti Covid e abbandonate a loro stesse. Quello che emerge dalla nota è quanto possiamo trarre dal bilancio dei mesi passati: sono stati e continuano ad essere gli stessi lavoratori di queste strutture a gestire la sicurezza al loro interno, a individuare di volta in volta le problematiche e a proporre o attuare direttamente le soluzioni. La nota mostra quindi la via da intraprendere per ricostruire il SSN, prendendo in mano la gestione di strutture sanitarie e ospedali nell’interesse di lavoratori e utenti; una via fatta dell’organizzazione di lavoratori e utenti all’interno di ogni struttura e del coordinamento tra queste.

 

Sulle visite nelle RSD e nelle RSA

In questi giorni, nonostante nella nostra regione ci siano ancora centinaia e centinaia di contagi da Covid e i morti siano ancora decine, sentiamo parlare di possibili “riaperture”; a differenza di marzo, praticamente tutte le aziende sono rimaste aperte e soprattutto per questo il virus continua a circolare: solo scuole superiori e università sono state bloccate insieme al mondo della cultura e della socialità, circoli e biblioteche compresi. Ci sembra quindi che la situazione sia abbastanza delicata e ci vorrebbe prudenza, soprattutto perché nei mesi di “tregua” sembra proprio che non siano state prese le misure necessarie come l’aumento di posti letto negli ospedali, assunzioni di medici e infermieri, inserimento di più mezzi pubblici di trasporto, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.

In questo scenario, il presidente della Regione ha bloccato con una delibera di urgenza (ormai si usa fare così..) le visite in RSA e RSD con l’intento di preservare gli utenti: ma i risultati sono stati scarsi, come dimostrano i dati sui contagi e i tanti morti in strutture come la RSA S. Giuseppe di Sesto Fiorentino, a Montedomini. Ci sembra evidente, visto che i parenti non entravano, che ci siano stati dei grossi limiti nell’applicazione dei protocolli di sicurezza sui lavoratori e il personale in generale, a partire da tamponi e screening: sono stati fatti? Ci sono indagini in corso per questo disastro?

La nostra esperienza lavorativa di anni ci dice quanto siano importanti per i nostri ragazzi le visite dei parenti, la mancanza di contatti con gli affetti familiari può essere altrettanto pericolosa del COVID; si vanno ad alterare equilibri psicologici già fragili, che si stabilizzano nel corso del tempo e si ripristinano a fatica quando saltano. Nella scorsa primavera le giuste e rigorose precauzioni che abbiamo adottato hanno portato a non avere nemmeno un contagio, un risultato di cui siamo orgogliosi come lavoratori e come cittadini e decisamente in controtendenza con i dati generali; siamo riusciti a ripristinare prima possibile anche le visite dei parenti, ovviamente prendendo tutte le misure igieniche e di sicurezza del caso, e i nostri utenti ne hanno tratto subito giovamento.

Riteniamo quindi sbagliate queste misure che impediscono le visite e ne chiediamo il ritiro, convinti che ogni struttura si debba adoperare per far fronte a questo problema. Noi come ANFFAS abbiamo deciso che per quanto in questo momento non sono sicuri i contatti diretti, oppure le visite degli utenti nelle case dei parenti, non è comunque umano non permettergli di vederli. Abbiamo quindi fatto in modo che i parenti possano arrivare fino all’esterno della struttura e vedere i loro cari attraverso un vetro o una finestra. Possono salutarli, parlare con loro da una debita distanza e tranquillizzarli. Possono portare dei regali che rimangono rigorosamente all’esterno della struttura per qualche ora e poi sanificati e messi dentro. Non è abbastanza, ma è al momento un buon compromesso per sollevare le condizioni psicologiche degli utenti e far svolgere a noi operatori le attività in un clima più sereno.

Lavoratori e lavoratrici ANFFAS di Firenze

 

 

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