Il 25 novembre in tutta Italia hanno scioperato i lavoratori della sanità, della scuola, dei servizi educativi 0-6 e del trasporto pubblico locale. Settori essenziali in cui da maggio niente di ciò che era necessario fare è stato fatto da parte del governo centrale e dei governi regionali. Per lo stesso giorno l’USI (Unione Sindacale Italiana) ha proclamato lo sciopero generale nazionale fornendo copertura a tutti i lavoratori, indipendentemente dal sindacato a cui sono iscritti e indipendentemente dall’essere iscritti o meno a un sindacato. Nella giornata si sono tenuti presidi e mobilitazioni in molte città d’Italia, in particolare nelle piazze di Roma, Milano,

Napoli, Bologna, Genova, Trieste, Pisa, Livorno, Catanzaro. Le mobilitazioni messe in campo hanno riguardato in particolar modo la sanità pubblica, in ginocchio proprio a causa dell’incapacità e dell’irresponsabilità politica del governo centrale e dei governi regionali e dello smantellamento del SSN perpetuato da decenni.

Il P.CARC ha partecipato e sostenuto i lavoratori che il 25 sono scesi nelle piazze, davanti a presidi sanitari e ai palazzi di governo; lo ha fatto invitando ad aderire e partecipare tutti gli altri lavoratori e i comitati in difesa della sanità in loro sostegno.Perché abbiamo sostenuto lo sciopero e promosso l’adesione anche tra iscritti ad altri sindacati e tra chi non ha tessere sindacali?

Perché mobilitazioni come quelle del 25 novembre sono importanti, perché lo sciopero, e soprattutto lo sciopero generale, in questa fase è un’arma importante nelle mani dei lavoratori proprio per costituire un fronte ampio, tra colleghi, tra lavoratori e anche con gli utenti. I presidi e le mobilitazioni di quella giornata sono state occasione per alimentare uno scambio di esperienze, il confronto e l’organizzazione sia tra colleghi al di fuori dell’azienda, sia tra diverse categorie di lavoratori. È stata occasione per portare fuori dalle aziende e allo scoperto denunce sulle condizioni di lavoro, per poterlo fare collettivamente e quindi difendendosi dalla repressione individuale. Occasioni come queste sono quindi momenti utili per avviare e consolidare la collaborazione e la costituzione di gruppi di lavoro che possono individuare problematiche urgenti e soluzioni da mettere in campo dentro le aziende e nei quartieri. La copertura fornita dall’USI a tutti lavoratori in questo senso è stata l’occasione affinché anche gli utenti dei servizi pubblici in sciopero potessero sostenere le loro mobilitazioni e perché quindi si alimentasse il coordinamento anche tra lavoratori e comitati e organizzazioni popolari in difesa dei servizi pubblici. 

I lavoratori delle aziende pubbliche e gli operai delle aziende private devono usare ogni occasione simile per organizzarsi e coordinarsi; perché questo è l’aspetto principale e decisivo per mettere mano alle misure di emergenza che sono necessarie.
Possono farlo partendo dall’organizzarsi all’interno di ogni azienda, al di là delle tessere e delle bandiere su questioni e punti concreti, per le loro condizioni di lavoro e per le sulle misure necessarie a far fronte all’ emergenza per il benessere della collettività.
Organizzarsi in ogni ospedale, scuola e azienda significa concretamente alimentare la collaborazione tra i lavoratori, l’individuazione collettiva dei problemi e delle soluzioni sempre più adeguate. Già questo crea le condizioni e pone le basi perché quel gruppo di lavoratori possa metterne in campo alcune e possa fare pressioni affinché altre ne vengano messe in campo.

Possono farlo anche organizzandosi al di fuori dagli ospedali, dalle scuole e dalle aziende, nei quartieri e sui territori. In particolare per quanto riguarda la sanità il coordinamento con gli utenti è un terreno fertile. Gli utenti hanno tutto l’interesse a supportare i lavoratori della sanità; ne sono esempi i comitati di parenti e amici delle vittime da Covid che sono nati in questi mesi e che offrono il loro sostegno e la loro solidarietà ai lavoratori affinché denuncino tutto quanto accade dentro le strutture sanitarie; così come il coordinamento del personale sanitario con le brigate di solidarietà che ha dato vita alle brigate mediche dal nord al sud del paese per prendere in mano l’emergenza sanitaria e mettere in campo quanto necessario a assicurare un’assistenza sanitaria territoriale.

Questa è la forza del coordinamento e della collaborazione sempre più responsabile che deve avvenire su ogni territorio e quindi su scala nazionale.

Questa è anche la via per portare i sindacati di base ad agire sempre più unitariamente costituendo un fronte unico nella pratica. La piazza di Napoli ne è stata esempio con la contemporanea la mobilitazione di USB e SI Cobas. Se pur con mobilitazioni non partite in maniera unitaria, nella pratica i due sindacati hanno agito unitariamente, aprendo anche a un comunicato congiunto sulla morte per Covid di Gennaro di Leo, lavoratore della Sim Salerno. Gli esponenti sindacali possono essere spinti ad assumere un ruolo nella promozione e nel sostegno di simili organizzazioni all’interno delle aziende e sui territori, mettendo al servizio di lavoratori e delle masse popolari il loro operato. Alcuni mesi fa, in occasione di un presidio contro lo smantellamento dell’ospedale di Pontremoli organizzato dal Comitato di Salute Pubblica del territorio, è stato proprio il coordinatore regionale dell’USB a rilanciare le parole d’ordine della necessità di costituire comitati in difesa della sanità composti da utenti e lavoratori per la ricostruzione di un SSN.

Già da alcune delle esperienze di organizzazione e coordinamento tra lavoratori della sanità, utenti e brigate di solidarietà sono nate mobilitazioni per il commissariamento dal basso della sanità di regioni come la Lombardia e la Campania  affinché a gestire la sanità regionale siano uomini e donne di loro fiducia, da esponenti di organizzazioni come Emergency a esponenti sindacali; ovvero chi li supporta e li sostiene nelle loro azioni.

Per la salute pubblica oggi serve costituire sempre più un fronte ampio perché è collaborando sempre più tra colleghi, tra lavoratori del pubblico e delle aziende private, tra utenti che si riesce a gestire l’emergenza trovando di volta in volta, di quartiere in quartiere le azioni necessarie da mettere in campo e gli strumenti per farlo. Il P.CARC sostiene e organizza chiunque voglia mettersi su questa strada. Ogni compagno, attivista o cittadino responsabile non può che appoggiare e supportare senza riserve una sempre maggiore e efficace collaborazione.

Uniti si vince!

 

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