In questi giorni ACLI e ARCI hanno prodotto una nota congiunta contro l’approvazione dell’articolo 108 della Legge di Bilancio 2021. Con l’introduzione di questo articolo, le associazioni no profit e del terzo settore dovranno necessariamente aprire una partita IVA e sostenere ulteriori costi e adempimenti burocratici.

La riforma andrà a incidere pesantemente sui circoli, sulle case del popolo e su tutte le associazioni culturali, sportive, ecc. che svolgono un ruolo importante nella vita delle masse popolari. Questo lascito del vecchio movimento socialista e comunista è forte soprattutto in una regione come la Toscana, dove, guardando solamente alla zona di Firenze, si contano circa 300 circoli ancora attivi.

Facendo i dovuti distinguo con le associazioni legate alle strutture religiose che molto spesso godono di entrate e fondi ben più di altre, il patrimonio di circoli ARCI, strutture e case del popolo è sotto attacco da decenni. Se pensiamo solo a quanto successo nel 2020, i circoli sono stati i primi a chiudere (insieme alle scuole) e tutt’oggi hanno le porte sprangate. Addirittura per un periodo era stata prevista una normativa diversa per i bar e ristoranti presenti all’interno dei circoli, che dovevano rimanere chiusi, rispetto a quelli che esercitavano attività commerciale “pura” che invece potevano almeno fare asporto e consegna a domicilio. Tutto questo nonostante nel corso dell’anno non ci siano state notizie di contagi in questi luoghi!

Per non parlare del regime economico, ora ulteriormente peggiorato, che costringe questi circoli e case del popolo a indebitarsi per migliaia di euro, a inserire all’interno dei locali aggeggi come le slot machine, a ospitare feste private, ecc. per raccogliere i soldi per rimanere a galla. Negli ultimi anni decine di circoli hanno chiuso non per mancanza di frequentatori ma per motivi economici, perché le istituzioni prevedono che queste strutture vengano gestite come delle vere e proprie attività commerciali, come delle aziende che devono produrre utili.

Poco importa che circoli, case del popolo, circoli ricreativi, giovanili e sportivi rappresentino dei presidi territoriali importanti per tutte le masse popolari, che permettono loro di avere dei punti di riferimento e di aggregazione. Nella nostra regione in particolare i circoli vengono frequentati da persone di tutte le età: dai ragazzi che si vedono tra loro per giocare a biliardino, a calcetto e prendersi una birra invece di stare attaccati a pc e telefonino in casa, ai lavoratori che si ritrovano per pranzo o una volta finito il turno, agli anziani che trovano un posto dove parlare con gli altri, discutere di politica e spesso dare un senso alle loro giornate. Per non parlare del fatto che i circoli ospitano una quantità di attività che vanno dallo sport popolare a corsi di italiano per stranieri oppure di hobbistica di vario tipo, fino alle iniziative culturali e politiche: cosa estremamente importante in un mondo dove per ogni cosa bisogna pagare, dove tutte le attività “specificamente” umane sono di fatto negate alle masse popolari.

Detto questo, già appaiono più chiari i motivi per cui la classe dominante vuole smantellare questo tessuto che fa parte della storia del nostro paese. La borghesia, infatti, non può accettare il fatto che sopravvivano luoghi dove le masse popolari si ritrovano, discutono e magari si organizzano pure per far fronte ai loro problemi; per la borghesia è un problema il fatto che ci siano posti che di fatto sono anche presidi popolari di controllo dei quartieri. Allora li smantella pezzo dopo pezzo, non direttamente perché questo comporterebbe la reazione delle masse popolari, ma in modo subdolo e schifoso, strangolandole nelle maglie della burocrazia e dell’economia di mercato. E di questa operazione uno dei fautori è il PD che è al governo, lo stesso PD che è presente in moltissimi circoli ARCI e non, più che per necessità (il PD ha tutti i soldi del mondo per prendere sede in altri posti) per mantenere il controllo su quello che accade dentro ai circoli, per dare un indirizzo politico al circolo stesso. Evidentemente non basta più, quindi si prova a chiuderli direttamente.

In questo secondo lockdown i circoli e le sedi delle associazioni popolari sono talvolta diventati anche presidi della solidarietà popolare, facendo da base per le brigate di solidarietà, per la raccolta alimentare o come luogo dove i più giovani possono studiare data la chiusura di scuole e biblioteche. Sembra assurdo che i negozi possano rimanere aperti fino a tardi per permettere di fare shopping, mentre questi luoghi così fondamentali debbano stare chiusi! Ma la questione qui non è né di tipo sanitario (la scusa degli assembramenti non regge più), né di buonsenso, ma politica ed economica. L’inserimento dell’articolo 108 nella Legge di Bilancio lo conferma.

Cosa possiamo fare quindi per difendere i circoli? Le masse popolari e i comunisti in particolare devono spingere per la loro riapertura, innanzitutto spingendo presidenti e frequentatori a utilizzare i circoli per le varie attività, sempre in sicurezza. È illegale? In un certo senso sì, ma è totalmente legittimo. Le masse popolari hanno visto bene con la prima e ancora di più durante la seconda ondata del Covid in cui siamo tutt’ora immersi che le istituzioni hanno fallito, hanno abdicato al loro ruolo e non hanno preso nessuna misura veramente efficacie per prevenire i contagi o curare adeguatamente i malati. L’unica cosa a cui si è pensato è quella di tutelare i guadagni di Confindustria e dei grandi padroni, cosa che negli ultimi mesi in particolare è palese per tutti (infatti nessuna fabbrica o azienda è stata chiusa, mentre circoli, scuole, teatri, palestre, ecc. sì).

Facciamo appello a tutti i gestori dei circoli ARCI e delle case del popolo della Toscana e del Paese, a tutti i presidenti e consiglieri, a tutti coloro che i circoli li frequentano a ribellarsi a queste leggi vessatorie e a non pagare tasse e tributi, non basta più chiedere o indignarsi! La base per poterlo fare è quella dell’organizzazione, è quella di far diventare ogni circolo luogo di mobilitazione delle masse popolari, così come devono diventarlo ogni fabbrica, scuola e quartiere. Solo cominciando a prendere in mano direttamente e iniziando a gestire dal basso parti della loro vita quotidiana che le masse popolari potranno porre le basi per un governo d’emergenza del paese che metta fine agli effetti più gravi della crisi.

Che tutti i circoli riaprano subito! Non cediamo ai ricatti della classe dominante, non accettiamo queste imposizioni ingiuste e vessatorie! Che i luoghi di sana aggregazione delle masse popolari si moltiplichino invece che chiudere!

 

Partito dei CARC Federazione Toscana

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