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[Modena] Lettera aperta al Consiglio Popolare: esperienza d’avanguardia con un futuro luminoso. Un contributo al dibattito

Federazione Emilia Romagna by Federazione Emilia Romagna
Dicembre 6, 2020
in Federazione Emilia Romagna, Federazione Emilia Romagna
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Alle compagne e ai compagni del Consiglio Popolare di Modena

Da metà ottobre il nostro paese è entrato a pieno titolo nella seconda ondata della pandemia da Coronavirus con un picco di mortalità superiore alla prima ondata: la gestione dell’emergenza sanitaria (che alimenta e aggrava anche quella economica e ambientale, per non parlare dell’acutizzazione della crisi politica del sistema politico borghese) dimostra il fallimento delle Autorità attuali, a Modena così come nel resto del Paese. In città e provincia, territorio maggiormente colpito in Regione durante questa seconda ondata (e la strage nelle CRA e RSA ne è una drammatica conferma), è necessario invertire la rotta, alimentando l’organizzazione dal basso, delle masse popolari e della classe operaia. Nella fase odierna, sono solo due le vie che abbiamo di fronte: la via dei capitalisti e da quella delle masse popolari organizzate. La prima via porta alla catastrofe, la seconda apre al futuro.

Il Consiglio Comunale di Modena a guida PD con alla testa il sindaco Muzzarelli non è che la “sponda politica” di padroni e padroncini locali. È espressione di un criminale sistema di interessi – il “sistema Modena” – che investe ogni aspetto del tessuto produttivo e sociale del territorio: dall’esternalizzazione dei nidi cittadini, alla strage nel carcere Sant’Anna fino alla repressione e allo sfruttamento nella Logistica e nel settore Carni. Ma queste “istituzioni” locali, svuotate di rappresentanza popolare e sorde nei confronti di cittadini e lavoratori, non godono più della fiducia di chi il territorio lo vive. Questo è oggettivamente un appiglio (uno spiraglio) di cui approfittare.

Si potrebbe pensare che il nemico sia in grado di dirigere la fase e che la forza repressiva che mette in campo sia un sintomo di forza della classe dominante stessa. Ma attaccando a testa bassa e con forza il SI Cobas, questo sistema rende evidente quanto in realtà teme la costruzione di una nuova governabilità dal basso che muove i primi passi. I problemi sul lavoro, le denunce e le multe ai lavoratori, l’agibilità politica e sindacale, la sicurezza nelle scuole e nella Sanità sono tutti aspetti comuni: sono una questione pubblica che riguardano l’intera città e come tali vanno trattati, perché la vera sicurezza è avere un lavoro utile e dignitoso per tutti, prevenire e limitare i contagi e non rimetterci in salute e lavoro per il profitto dei padroni. Ecco l’importanza del Consiglio Popolare! Per questo abbiamo sostenuto, internamente ed esternamente, la costruzione del Consiglio Popolare: perché rappresenta un’esperienza di organizzazione collettiva e popolare avanzata che può fare scuola (e quindi da far conoscere anche in altri territori).

Il principio cardine che guida (in parte e a tratti) il Consiglio Popolare è che per risolvere i vari singoli problemi serve sì coordinarsi ma anche iniziare a ragionare su una diversa gestione del territorio, oltre la sola denuncia. Per questo la questione determinante è ragionare, politicamente prima che organizzativamente, su come far sì che il Consiglio Popolare diventi ciò che ad oggi è in embrione: una vera e propria nuova autorità pubblica del territorio, punto di riferimento per la classe operaia e per il resto delle masse popolari della città e dei quartieri. Per fare questo salto è necessario definire e indicare pubblicamente misure pratiche nell’interesse della masse popolari e darsi i mezzi per costruire l’organizzazione e la mobilitazione necessaria per farle applicare.

Perché tutto ciò abbia gambe bisogna superare la sola (mantenendola) dimensione delle iniziative di piazza assembleari e iniziare ad intervenire più internamente nel tessuto cittadino. La storia di riscossa operaia e popolare del secolo scorso, dai Soviet fino ai Consigli di Fabbrica degli anni ‘70, insegna che la centralità del lavoro va fatto sull’organizzazione delle masse popolari e, in particolare, sui lavoratori. Lo stesso Consiglio Popolare è un derivato della solidarietà alla battaglia ad Italpizza che ha dato vita a un’assemblea permanente. La situazione attuale crea condizioni nuove e sempre maggiori per intervenire nel tessuto cittadino: la realtà è ricca e in continua trasformazione e questi ultimi mesi hanno visto lo sviluppo di sommovimenti in tutto il corpo della società!

Definire, impostare e prendere misure pratiche e concrete è in dialettica con l’allargamento del raggio d’azione del Consiglio Popolare e il legame con la città. Il questionario che è in corso di stesura è uno strumento importante, perché significa “andare” a raccogliere elementi per individuare le azioni concrete da fare e costruire contemporaneamente la rete di nuove forze, energie, risorse per realizzare le misure che le stesse masse indicheranno come necessarie. Dare poi contenuto a queste misure è ciò che farà del Consiglio Popolare quel centro autorevole, quel punto di riferimento che è oggi in potenza (ha già iniziato, nella pratica, a esserlo).

In quest’ottica, l’approccio può e deve cambiare: è il Consiglio che deve andare nei quartieri e davanti ai posti di lavoro. È vero, è nato “in contemporanea” al Consiglio Comunale e farlo in Piazza Grande porta con sé un’importante carica simbolica ma può iniziare anche a fare assemblee (più piccole, ma è la costanza e la continuità che danno prospettiva) in altri quartieri della città (magari popolari), promuovendo un lavoro di conoscenza e di relazioni con diffusioni e banchetti sul posto.

Inoltre, andare davanti alle aziende (fin dalla CNHi che è la principale fabbrica del centro ed è del gruppo FCA – ex FIAT – quindi ha un peso politico che altre non hanno) e all’ospedale per andare direttamente alla fonte, ai lavoratori, con veri e propri volantinaggi e diffusioni. Anche così si raccolgono nuove collaborazioni, forze e interesse. La fase di sconvolgimenti è un contesto favorevole.

Mappare la sanità privata in città (contro la narrazione della mancanza dei posti letto) e sviluppare una Tenda della Salute (col supporto di personale sanitario e abitanti del quartiere per diffondere corrette informazioni sul Covid-19 e sulle giuste pratiche di prevenzione; dare chiare indicazioni ai lavoratori per il contenimento e la prevenzione del contagio nelle proprie aziende; conoscere i problemi sanitari, economici, psicologici che gli abitanti del nostro quartiere stanno affrontando in solitudine fin dall’inizio dell’emergenza, indirizzando a percorsi di supporto) significa prendere posizione su una questione largamente sentita dalle masse popolari dando un indirizzo al che fare per superare l’emergenza sanitaria (oltre la denuncia).

Se si vuole dirigere la città bisogna intervenire nella città, legandosi soprattutto alla classe operaia, motore e cuore della nostra opera. Così facendo, si creano anche le condizioni per una nuova e superiore organizzazione interna, sempre più funzionale allo scopo (che è l’aspetto guida) del Consiglio Popolare.

Viva il Consiglio Popolare!

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