Nei giorni scorsi, alla vigilia degli Stati Generali, abbiamo intervistato Eleonora Evi, europarlamentare del M5S eletta in Lombardia. Le sue riflessioni sono di estremo interesse per tutti coloro che vogliono capire non solo la natura delle contraddizioni che il M5S sta affrontando, ma anche le prospettive possibili.

Gli Stati Generali sono uno snodo importante nel percorso del M5S, ma anche per le sorti del governo Conte 2. Vuoi inquadrarli nella situazione di questo periodo? Che aspettative hai rispetto al loro esito?

Inizio dicendo che avevo grandi aspettative. Uso il verbo passato perché una serie di condizioni e procedure mi fanno dubitare che gli Stati Generali portino al cambiamento di cui c’è bisogno e in cui speravo.

L’esigenza di un momento di bilancio, di confronto e di decisione esisteva da tempo, a mio parere già prima delle elezioni europee del 2019, che infatti hanno avuto risultati molto al di sotto delle aspettative. Già in quel periodo erano emersi problemi e questioni politiche strettamente legati alle scelte del capo politico, Luigi Di Maio.

Da quando il M5S è diventato forza di governo, Di Maio ha via via assunto un ruolo di primo piano e decisivo. Ha varie volte preso decisioni in modo arbitrario, scavalcando principi, valori e prerogative di democrazia interna del M5S, come ad esempio la consultazione on line degli attivisti. Ad esempio, all’epoca ci fu la questione dei cinque capilista: anziché rispettare le scelte degli attivisti e il responso delle votazioni on line per i candidati, li ha imposti con la formula che avrebbero dovuto essere “eccellenze della società civile”.

Ma il discorso è più generale: anche la scelta dei due “compagni di governo” – prima la Lega e poi il PD – e il contenuto dell’azione di governo del M5S sono state questioni poco discusse, poco dibattute e decise dall’alto.

Questo ha determinato che si presentasse una serie di problemi che potevano essere evitati: secondo me il bisogno di un chiarimento e di una discussione ampia e profonda esisteva quindi già da molto tempo.

Tuttavia, gli Stati Generali sono anche l’occasione per pensare al futuro del M5S. E questo, inevitabilmente, comporta di ragionare anche sul futuro del governo Conte 2 e più in generale sul futuro del governo del paese. 

Su questo, credo sia evidente che stiamo vivendo una situazione di grave difficoltà, complessa e delicata.

Stanno per arrivare ingenti somme di denaro con il Recovery Fund e quei soldi devono essere usati bene. Per usarli bene è necessario avere un’idea precisa del tipo di paese che dobbiamo diventare, delle storture che bisogna eliminare, dei problemi che bisogna affrontare.

Credo profondamente che fare fronte alla pandemia significhi avere fiducia che si possa rinascere. Ma la rinascita può solo essere sostenibile.

In questo senso la presenza del M5S al governo del paese è imprescindibile. Temo molto una risalita della destra e temo anche la possibilità di accordo fra la destra e il PD per fare fuori il M5S, una situazione che abbiamo già conosciuto – le famose Larghe Intese. Il ruolo del M5S è quindi molto importante. Dovremo essere il cane da guardia rispetto alla rinascita del paese, dovremo avere un ruolo di controllo, ma anche di guida.

Il mordente, la forza e l’efficacia nell’imprimere la nostra visione del paese in modo forte e il nostro ruolo è proprio la caratteristica che via via il M5S ha perso per strada. In questo senso, il M5S non sta più rendendo giustizia ai suoi programmi, ai suoi elettori e ai suoi attivisti, ha perso la sua identità.

Più precisamente cosa intendi con “il M5S ha perso la sua identità”?

Ha perso identità nel senso che il M5S era nato per essere il cane da guardia del rispetto delle regole nell’interesse dei cittadini, per contrastare le manovre arbitrarie del potere che governa il paese sulla base di gruppi di interesse anziché sulla base di una linea politica chiara e trasparente. Invece è come se fosse stata persa la bussola. Faccio esempi sulla base della mia esperienza al Parlamento europeo, questioni che ho toccato con mano.

Recentemente c’è stata la votazione su una risoluzione che includeva anche il forte richiamo all’utilizzo dei soldi del MES e su un importantissimo dossier che riguarda la Politica Agricola Comunitaria (PAC) che va nella direzione opposta dal sostegno ai piccoli produttori e favorisce enormemente le grandi aziende e i grandi allevamenti intensivi, va nella direzione opposta al sostegno dello sviluppo sostenibile ed ecologico di cui c’è invece disperato bisogno per preservare la natura e la biodiversità.  Ebbene, solo in cinque del M5S abbiamo votato contro, insieme ai Verdi e a gran parte della sinistra radicale, il resto del gruppo parlamentare ha votato a favore, insieme al PD e a tutte le altre forze politiche italiane e alla maggioranza del parlamento europeo…

Pensiamo poi al fatto che il M5S al governo ha permesso la nomina di Descalzi a capo dell’ENI… al di là del giudizio sulla persona e sulle vicende giudiziarie, la questione è legata anche alla prospettiva di futuro su cui si ragiona: non è possibile sottoscrivere che il futuro dell’ENI sia legato alle fonti fossili e mettere alla guida qualcuno che incarna proprio quella strada: è un passo indietro, non è un passo avanti!

Stessa cosa potrei dire per Profumo… personaggi che non dovrebbero essere confermati da una forza politica che io vorrei rappresentare, di cui faccio parte e che aveva dei valori, che ha fatto delle battaglie e che dimostra, appunto, di aver perso la bussola

Quali sono le cause della crisi di identità e della “perdita della bussola”, a tuo avviso?

Temo che alcune persone elette fra le nostre file, una volta entrate “nei palazzi” non si sono più occupate di realizzare i programmi che ci eravamo dati e neppure di far crescere il M5S. Attenzione, per far crescere intendo aumentare la capacità di portare in quei palazzi le istanze della base, dei cittadini, e di usare i palazzi per capire meglio, più a fondo, quali fossero i problemi e quali le strade per affrontarli e risolverli. Mi spiace dirlo, ma ne sono convinta: hanno preferito “pensare al proprio”, che poi vuol dire scegliere di posizionare conoscenti e persone di fiducia in un certo posto, un ministero o una partecipata ad esempio, per costruirsi una propria rete di relazioni di fiducia. Hanno dimenticato i motivi per cui sono stati eletti e hanno pensato in ottica personalistica.

Questo ha avviato una serie di conseguenze a catena. La principale è dimenticare il ruolo degli attivisti sui territori e ragionare solo in ottica di logiche di palazzo e, in una certa misura, partitocratiche, alimentando il distacco fra base ed eletti.

Riprendo un discorso: le procedure per scegliere i candidati per le Regionali sono da questo punto di vista esemplari. Parliamo della Liguria, il caso più eclatante: le indicazioni della base sono state eluse e per una manovra di palazzo il capo politico, Di Maio, ha imposto un candidato che avrebbe dovuto essere “civico” – Sansa – in ottica dell’accordo con il PD. Ecco, una parte importante della base, forse il nucleo storico di attivisti, ha presentato una sua candidatura e ha preso la sua strada…

C’è un fatto su cui riflettere: candidare persone che non provengono dal M5S, che non conoscono la nostra storia, le nostre battaglie, che non hanno alcuna esperienza di attivismo sul territorio comporta il fatto che poi, se queste persone sono elette non si sentono vincolate alla base e al Movimento e finisce che ascoltano i grandi gruppi di interesse. Ritorno sull’esempio della PAC al parlamento europeo: probabilmente eccetto noi cinque che abbiamo votato contro, nel gruppo parlamentare del M5S non sono ricordate o conosciute le battaglie storiche e i parlamentari si accodano a Confagricoltura.

Quando c’è stato da votare un emendamento per l’abolizione dei sussidi alle fonti fossili è stata convocata con urgenza una riunione per discutere come votare. Ho sentito dire “non si può votare perché Confagricoltura non vuole”… mi sono messa le mani nei capelli! Queste sono le dinamiche esistenti: eletti che non hanno minimamente chiara la linea da seguire e si fanno orientare dalle classiche istanze delle grandi associazioni di categoria. Chiaro quindi che il M5S ha problemi: è inquinato dall’interno!

In vista degli Stati Generali è stato proposto un documento che poi ha preso il nome di “Piattaforma Di Battista”. Esso contiene una serie di punti attraverso cui il M5S dovrebbe ritrovare la sua identità. Parlando con vari attivisti, pure critici nei confronti della linea Di Maio, hanno commentato che si tratta di una piattaforma giusta, ma a tratti velleitaria. Che riflessioni fai, anche al di là della Piattaforma Di Battista, sul fatto che un programma giusto venga percepito come velleitario? Di fatto questo è un nodo che il M5S ha già affrontato quando è andato al governo…

E’ chiaro che realizzare proposte giuste, e che a volte appaiono “irrealizzabili”, comporta di dover considerare e mettere in conto i compromessi e il fatto che la loro realizzazione è un percorso in cui bisogna imparare anche a conciliare su alcune cose. Però ci sono delle linee rosse che bisogna darsi e che non bisogna oltrepassare per nessun motivo. Ecco, questo è quello che è mancato al M5S. E’ successo che il M5S non ha definito precisamente quali fossero quelle linee e non ha avuto il coraggio di non cedere su questioni essenziali.

Io credo che anche in questo caso il discorso riguarda il legame con la base, che deve essere un faro, sempre.

Se ci fosse stata partecipazione dal basso, il M5S al governo avrebbe fatto scelte diverse. Ad esempio vedi la nomina di Descalzi a capo di ENI. Sono convinta che se ci fosse stata una consultazione su Rousseau non sarebbe mai passata. E quel responso avrebbe dato al M5S la forza di andare dalla controparte e dire “per noi è no, cerchiamo un altro profilo”… e magari su base meritocratica.

Rousseau ha certamente molti limiti e difetti, ma per una precisa volontà politica di Di Maio è stata usata poco e male… Un uso diverso avrebbe permesso agli attivisti di avere voce in capitolo su questioni importanti e in definitiva è quello che auspico per il futuro del M5S.

Chiarimoci, la democrazia diretta non è il fine, è anzi uno strumento che che va combinato con la democrazia rappresentativa. Però affinché funzioni bisogna dotarsi degli strumenti e i primi a farlo dobbiamo essere proprio noi.

Analizzando dall’esterno il M5S abbiamo individuato quattro aree politiche, diciamo quattro “correnti”: l’ala governista di Di Maio, l’ala Di Battista, una corrente “Fico” che sta al centro e poi “Parole guerriere”. Ce ne sono altre? Al di la dei personaggi con cui vengono definite per comodità, quali sono le loro caratteristiche? In definitiva, comunque, rimaniamo convinti che la questione principale sia il rapporto con la base e il protagonismo degli attivisti…

Le aree, o correnti, che hai indicato sono più o meno giuste, anzi ce n’è anche qualcuna in più… C’è da dire che le aree esistenti non sono mai ben definite, al di la dei personaggi che danno loro il nome, e questo di certo non favorisce il dibattito interno perché non c’è tanta chiarezza. Le pratiche democratiche e il dibattito franco quindi ne risentono.

Ma è vero che in definitiva la questione principale è il rapporto tra la base e i portavoce. Ricordo un episodio: quando tempo fa io e altri proponevamo di fare assemblee, Vito Crimi ci rispose “assemblea? Che parola vecchia! Le assemblee non servono, abbiamo la piattaforma”. Però la piattaforma non l’abbiamo usata! Quindi, insomma, il progetto era proprio un altro…

Penso che chi oggi dirige il M5S punta ad avere un partito – non un movimento – che porta il suo bacino di elettori in dote al governo di turno, sia esso di centro-destra o di centro-sinistra pur di mantenere lo spazio che si è conquistato grazie ai programmi del M5S. E questo è tristissimo!

Torniamo un attimo agli Stati Generali: tu quindi non hai fiducia che possano servire a invertire la rotta?

Ho detto prima che avevo grandi aspettative, ma ora non ho fiducia. Ho una piccola speranza che gli Stati Generali rimettano la nave sulla giusta rotta, ma questo può avvenire a una sola condizione: l’azzeramento dei vertici attuali. E parlo sia dei vertici pubblici che dei vertici “in ombra”… perché ci sono pure quelli. Ecco, vanno azzerati, tutti. Bisogna cambiare.

Questa è la proposta che ho fatto all’assemblea della provincia di Milano degli Stati Generali. Ho già detto prima del fatto che la sfiducia che nutro nasce anche dalle procedure che sono state scelte per la discussione. Ecco un esempio: io ho fatto la proposta di azzeramento degli attuali vertici e ha ottenuto il sostegno di molti attivisti, ma alla fine è andata persa e non arriverà all’assemblea plenaria.. questo perché il lavoro è impostato in modo che da ogni assemblea territoriale venga fuori un documento di sintesi generica che non fa emergere proposte, controproposte, lotta, ma è invece conciliatoria. Quel documento vincola l’intervento dei delegati territoriali: cioè i delegati della Lombardia, ma anche della Campania, del Piemonte, della Toscana, devono intervenire attenendosi al contenuto di quel documento redatto come “sintesi delle assemblee”… Ecco fatto: è stato eliminato il confronto e sono state cancellate le basi della democrazia!

Considerate che dei trenta che hanno diritto di parola, solo uno è un attivista della base: 29 sono parlamentari o ex parlamentari, ministri o ex ministri… insomma tutta gente che avrebbe potuto già darsi da fare per intervenire senza aspettare e che non ha certo bisogno della passerella degli Stati Generali per spiegare ciò che pensa!

Quindi, cosa ne uscirà? In tanti chiediamo – anche io – una forma collegiale per la direzione del Movimento. Ci manca solo che la costituzione di un collegio di direzione avvenga sulla base della conferma degli attuali vertici… pertanto l’azzeramento degli attuali vertici è una condizione per il successo degli Stati Generali.

Siamo all’ultima domanda. Abbiamo parlato molto della relazione fra eletti e base e del ruolo degli eletti al servizio dei cittadini. Stante la situazione di emergenza sanitaria, economica e sociale di questo periodo e la gestione che ne ha fatto, ad esempio, la Regione Lombardia crediamo sia importante che gli eletti usino i loro poteri per sostenere le mobilitazioni e le rivendicazioni dei lavoratori e dei cittadini. Ad esempio, tu sei disposta a partecipare a ispezioni negli ospedali lombardi, nelle sedi delle aziende municipalizzate di servizio come ATM e Trenord?

Io confermo che bisogna ricostruire, rafforzare e tenere ben saldo il legame fra eletti e cittadinanza. Purtroppo il parlamentare europeo non ha poteri ispettivi e in questo senso non posso far valere alcuna particolare prerogativa. Quello che posso fare e farò è partecipare a iniziative simili e mettere al loro servizio la rete di contatti che ho fra gli eletti del M5S, per lo meno a livello regionale.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here