Il 24 ottobre scorso, la Riscossa Popolare Campania 2020 in Galleria Principe di Napoli. Non una festa, come gli altri anni, ma, stante l’emergenza in corso e le misure di autotutela necessarie, tre giorni di dibattiti per l’organizzazione e il coordinamento di comitati operai e popolari, unici in grado oggi di tutelare gli interessi generali della classe operaia e delle masse popolari. Tre giorni di incontro e di confronto, distanziato socialmente, ma unito negli interessi di classe e di massa, per rafforzare la rete dei comitati popolari per la Sanità pubblica e il loro intervento; per costruire il fronte di forze solidali contro la chiusura dello stabilimento Whirlpool di Napoli e sostenere la battaglia di lavoro e dignità di quegli operai; per dimostrare come le masse popolari organizzate possono dirigere aspetti crescenti della loro stessa vita sociale e farlo in piena sicurezza e ben meglio di come non fanno le autorità vigenti.

Fare fronte all’emergenza sanitaria che continua e che si aggrava, indice qual è della più generale crisi economica, sociale e politica, significa, infatti, organizzare e organizzarsi, coordinarsi e coordinare operai, lavoratori, masse popolari. Non delegare oltre ad autorità costituite che hanno dimostrato non solo di non saper né poter risolvere problemi legati all’organizzazione della vita sociale in relazione all’emergenza, ma, al contrario, di essere esse stesse parte del problema. Costituire e costituirsi, invece, come nuove autorità pubbliche che mandino avanti la produzione di beni e servizi che la classe dominante chiude, taglia, delocalizza, lascia che vadano alla malora e che organizzino parti crescenti proprio di quella vita sociale collettiva la cui agibilità politica, democratica e sindacale è oggi messa  in discussione da politiche securitarie e terrore diffuso ad arte a mezzo stampa.

Farlo senza “autocensurarsi” né lasciandosi paralizzare dal timore del contagio da Covid-19 o dalla repressione autorizzata da “leggi speciali” e “coprifuoco” promanati da autorità non in grado di gestire questioni sociali se non come mere questioni di ordine pubblico. Farlo, però, nell’adozione e nel rispetto rigoroso di ogni dispositivo di protezione individuale, di prevenzione collettiva qual è il distanziamento sociale necessario, di sanificazione ambientale e igienizzazione costante.

È così, con questi contenuti ed in queste forme di autotutela individuale e collettiva che si è svolta la Riscossa Popolare Campania 2020.

Nella difesa proprio di quegli spazi di agibilità politica, democratica e sindacale che oggi sono sotto l’attacco di un nuovo DPCM che cancella i momenti e i luoghi dell’organizzazione e autorganizzazione sociale, ma nulla dispone in termini di prevenzione e sanificazione sui luoghi di lavoro e della produzione, potenziamento e sicurezza dei trasporti pubblici, garanzie ospedaliere e sanitarie.

Nel rilancio del fronte dei comitati popolari per la Sanità, dalla cui assemblea del 23 ottobre ne escono rafforzati in termini di unità d’azione (dalla Consulta Popolare per la Salute e Sanità del Comune di Napoli come ambito di coordinamento al patto d’azione combinata tra il Comitato San Gennaro, quello del Pascale, il comitato Case Nuove per la riapertura del Loreto Mare, gli infermieri del Cardarelli e la la lista degli OSS di quello stesso ospedale, fino ad arrivare alla presa d’impegno dello storico SLL e la testimonianza attiva, sul funzionamento della sanità nei sistemi socialisti, del Consolato della Repubblica bolivariana del Venezuela a Napoli).

Nella strutturazione di un fronte di forze solidali con gli operai Whirlpool Napoli che, il 31 ottobre prossimo, si schiererà ai cancelli dello stabilimento, contro la chiusura a sostegno militante di quanto decideranno di fare quegli operai.

Nella realizzazione della “Tenda della salute”, attiva per tutti i giorni dei dibattiti in agenda, dove medici, paramedici, infermieri, personale sanitario, attivisti sociali hanno garantito una corretta informazione su prevenzione del contagio e gestione dell’emergenza sanitaria negli interessi delle masse popolari.

Contestualmente, la nostra partecipazione, in delegazione, alle mobilitazioni indette in giornata dal Patto d’Azione per il Fronte Unico di classe, sotto la sede di Confindustria, in Piazza dei Martiri. Convinti che, ovunque collocati, sia tempo di schierarsi e prendere posizione al fine di non lasciare un metro, un soldo o un uomo nelle mani di chi gestisce la politica negli interessi di pochi. Mentre le masse popolari, infatti, sono costrette ad assembrarsi per ragioni di spostamento, lavoro o accesso alle cure mediche, è su di esse che la classe dominante scarica ogni responsabilità quanto a tutela della salute e prevenzione per un virus che, oltre alle vittime che ha già mietuto direttamente o indirettamente, ha fatto “sparire” questioni sociali che oggi sono mine pronte a esplodere e che, di fatti, stanno esplodendo.

La fine del blocco dei licenziamenti, il mancato scorrimento delle liste per l’assunzione di personale medico e sociosanitario che altro non aspetta che andare a rinforzare il sottorganico in cui versano i nostri ospedali, la chiusura annunciata di stabilimenti cruciali per l’economia e la tenuta sociale di interi territori (come il caso della Whirlpool di Napoli o della DEMA di Nola), i rinvii a tempi indefiniti della CIGS, la fine delle misure di contrasto alla povertà come il Reddito di Cittadinanza e la chimera del lavoro per precari e disoccupati o, ancora, i risparmi terminanti nel precedente lockdown, le rinnovate chiusure forzate delle attività commerciali e ricreative, le promesse governative di “ristori” per le partite iva e i piccoli lavoratori autonomi stanno infiammando lo scontro sociale nei nostri territori e città. Operai e lavoratori combattivi si organizzano dentro le aziende e fuori, gli studenti scendono in piazza con i precari e i disoccupati, settori sempre più trasversali e larghi delle masse popolari, dai commercianti a piccoli proprietari, muovono in agitazione diffusa. Lo Stato risponde con multe e manganello. La stampa ufficiale, facendo proprie le veline di Prefetto e Questura, grida alle violenze. I sindacati di regime intimano agli operai di non partecipare a iniziative pubbliche che non siano le loro.

Anche questo sta accadendo in questi giorni, come proprio nel caso del dibattito operaio della Riscossa Popolare Campania 2020 in agenda il 24 ottobre: le segreterie del sindacato confederale, appena prima dell’inizio dei lavori dell’iniziativa e subito dopo che giornali in cerca di scoop avevano additato il Partito dei CARC e altre organizzazioni che stanno promuovendo le mobilitazioni organizzate del periodo come “frange estremiste e violente del movimento” e “titolari degli scontri”, hanno, infatti, imposto agli operai Whirlpool che sarebbero dovuti intervenire di declinare, agli altri già presenti di ripiegare.

A quegli operai, stressati da una parte dall’osservanza delle indicazioni diramate dalle loro centrali sindacali di riferimento cui sono costretti per il mantenimento di quell’unità che pure devono preservare in un momento decisivo della lotta qual è questo e, dall’altro, dalla volontà loro propria di partecipare, di contare ed avvalersi del fronte di forze con loro solidali che stiamo costruendo, diciamo che l’unità è e resta un valore, l’unanimismo al ribasso no. Diciamo che siamo comunque con loro e con loro sempre solidali, ma anche che i diritti e le conquiste che operai e lavoratori, storicamente, hanno strappato ai padroni e alle loro autorità, dallo Statuto dei Lavoratori al Sistema Sanitario Nazionale, ossia quei diritti e quelle conquiste che i padroni e loro autorità oggi stanno eliminando, li hanno strappati lottando senza farsi legare le mani dalle regole dei padroni, delle loro autorità, dei loro enti, agenti e agenzie. Diciamo che è il sindacato ad essere strumento degli operai e non già viceversa. Diciamo che le segreterie sindacali forse per troppo tempo hanno “concertato” diritti più che organizzare la lotta. Diciamo che se al tempo della Resistenza antifascista o nell’“all’autunno caldo” e poi negli anni Settanta gli operai e i lavoratori fossero stati al dettame delle leggi vigenti, avessero lottato solo nel quadro delle compatibilità del sistema dell’epoca, si fossero limitati a mediare a oltranza magari continuando a fidarsi delle autorità costituite, ebbene con ogni certezza non avremmo avuto né stato sociale né conquista alcuna. Diciamo che la violenza, dalla quale le burocrazie sindacali, sedute al caldo delle loro poltrone, prendono comodamente le distanze e vi condannano quanti oggi lottano per un’alternativa di classe, di sistema, di potere, non è quella di una piazza rumorosa o di uno striscione che, per giunta, dice la verità. È, invece, quella della media dei quattro morti al giorno sul posto di lavoro – una guerra sporca che i padroni conducono contro la classe operaia e le masse popolari – è quella dello smantellamento dei sistemi pubblici di Scuola e Sanità che alimentano dispersione sociale e pandemia; è quella fatta di grandi opere speculative che devastano un Paese già in totale dissesto idrogeologico; è quella della mancata predisposizione di qualsivoglia misura preventiva per far fronte all’epidemia pur di mantenere il regime dei profitti dei padroni; è quella di una multinazionale americana che, dopo aver intascato decine di milioni di soldi pubblici dai quali ha ricavato centinaia di milioni di utili, decide unilateralmente, disdettando ogni impegno preso e contratto firmato con le parti sociali, di chiudere uno stabilimento produttivo come quello Whirlpool di Napoli, fottendosene del disastro sociale che ne verrà, ben al di la della perdita, già drammatica di per sé, di 450 posti di lavoro, in territori già devastati dalla deindustrializzazione e dalla conseguente espansione di degrado e Camorra.    

La verità è che tanto i padroni e lo Stato loro comitato d’affari che le direzioni sindacali troppo spesso e da troppo tempo integrate e complici in quel sistema politico temono il legame tra lavoratori e comunisti. Perché è quel legame che, unico nella Storia, ha spezzato il loro sistema di privilegi e di potere. È il legame che ha portato alla vittoria della grande Rivoluzione d’Ottobre, alla creazione dell’URSS e alla prima ondata della rivoluzione proletaria in tutto il mondo. È il legame che ha portato alla vittoria contro i nazifascisti nel 1945. È il legame che ha dato forza al movimento operaio in tutto il mondo e che ha permesso e portato alle conquiste di civiltà e benessere strappate nel secolo scorso in tutti i paesi imperialisti. La verità è che la forza dei lavoratori sta nel legame con i comunisti e nel legame con altri operai e il resto delle masse popolari. Un legame di Storia e d’acciaio.

A quel legame ci rifacciamo e facciamo appello. Un legame che non si spezza per ordine di chicchesia se lo si cura e ci si investe, ma, al tempo stesso, un legame che non viene da sé, ma si costruisce. Come la rivoluzione.

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