La Questura di Torino perquisisce due compagni del Partito dei CARC per il reato di “minacce”

01.10.2020

Nella mattina di ieri la Questura di Torino ha fatto irruzione nelle abitazioni di due compagni della sezione di Torino del Partito dei CARC, Andrea Gozzi ed Alessandro Della Malva. Con la pretestuosa motivazione della “ricerca di armi e esplosivi”, sono state perquisite le abitazioni dei due compagni ed è stato sequestrato loro (in maniera arbitraria ed immotivata) materiale politico, supporti digitali e i propri computer. A seguito della perquisizione i compagni sono stati portati in Questura e qui trattenuti per diverse ora con il pretesto della notifica dei verbali della perquisizione e della denuncia per “minacce”.

La perquisizione segue il controllo di polizia subito dai nostri due compagni la sera del 29 settembre a seguito del quale è stata emessa contro di loro una sanzione amministrativa per affissione abusiva.

Con questa azione repressiva la Questura di Torino si è strumentalmente avvalsa della vicenda delle minacce dei giorni scorsi alla giudice Elena Bonu per colpire due compagni la cui responsabilità consisterebbe nella diffusione di un manifestino del Comitato di Partito “Antonio Gramsci” del (nuovo)PCI. La stampa nella giornata di ieri si è occupata della questione per associare la diffusione di questo manifesto alla vicenda dei bossoli inviati alla giudice Elena Bonu. Denunciamo l’intossicazione mediatica e rispondiamo che i nostri compagni non meritano criminalizzazioni nè sanzioni amministrative nè procedimenti bensì un encomio. Abbiamo appreso della diffusione di questo manifestino dai giornali che ne hanno parlato e pubblicato foto. Ebbene, dovessero rivelarsi vere le accuse nei loro confronti, diciamo loro che hanno fatto bene a diffondere un manifestino che giustamente chiama in causa la mafia del TAV che siede in Prefettura, Tribunale e Questura, additando nomi, cognomi e volti di suoi esponenti che hanno ruolo cardine nella repressione che si accanisce contro il movimento NO TAV.

Che 10, 100, 1000 manifestini dello stesso tenore e tipo circolino!

Che tutti sappiano chi sono gli esponenti delle autorità che in nome della legalità e della sicurezza imperversano contro il movimento NO TAV!

Sono gli stessi che sistematicamente ed omertosamente “non vedono, non sentono e non parlano” di fronte alle infiltrazioni della ndrangheta nei cantieri TAV, di fronte ai pescecani che lucrano sulla chiusura delle fabbriche (non un giorno di carcere per i Goldstein, Di Bari & co che hanno spolpato la ex Embraco di Riva di Chieri), di fronte alle morti sul lavoro (l’ultima che ha raggiunto le cronache il 10 settembre a FCA Mirafiori), di fronte alle mille ingiustizie (legali ed illegali) che colpiscono lavoratori e masse popolari del territorio torinese.

Smascherare gli accusatori del movimento NO TAV, come si afferma nel manifestino del CdP “Antonio Gramsci”, non è solo giusto ma perfino necessario per allargare il fronte della solidarietà ed isolare chi nel campo delle autorità orchestra l’inasprimento della repressione contro chi si batte per la difesa dell’ambiente e per un futuro dignitoso.

Il movimento di solidarietà con il movimento NO TAV si allarga. Giudici e poliziotti che hanno condannato Dana Lauriola a due anni di carcere, hanno sollevato un macigno che gli sta ricadendo addosso. La solidarietà si estende e la causa NO TAV fa proseliti.

Ogni tentativo di divisione tra buoni e cattivi va rispedito al mittente così come vanno rispedite al mittente le provocazioni che media, giudici e poliziotti, reiteratamente negli anni,  attuano contro il movimento NO TAV prendendo spunto dall’invio di ferraglia tramite posta prioritaria.

Solidarietà per Alessandro e Andrea!

No alla repressione contro il movimento NO TAV!

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