Gli scorsi 20 e 21 settembre anche in Toscana si sono tenute le elezioni regionali e il referendum sul taglio dei parlamentari, che hanno portato alla vittoria il SI ed Eugenio Giani del PD alla presidenza della Regione.

Non ci soffermiamo in questo comunicato sulla vittoria schiacciante de SI al referendum (69,96%), ma questo dato insieme a ai risultati delle regionali (non solo in Toscana) confermano la crisi del sistema politico delle Larghe Intese che escono da queste elezioni tutt’altro che rafforzate.

Rispetto alle ultime consultazioni regionali del 2015, infatti, il PD ha perso più di 53mila voti (anche a fronte di un aumento di votanti di circa il 13%), così come anche Forza Italia che ne ha persi 43mila. Fratelli d’Italia è cresciuto di 167.000 (drenati in parte da Forza Italia), mentre la Lega ne guadagna 137.547. Il “successo” della destra, in particolare della Lega, è dovuto anche all’aver attinto al bacino del M5S, che rispetto al 2015 ha praticamente dimezzato i voti presi e all’aver raccolto il voto di tanti toscani che volevano vedere finito il regno del PD che negli ultimi decenni ha solamente portato a un peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari.

Se invece esaminiamo il campo delle forze politiche che in qualche modo si oppongo ai partiti delle Larghe Intese, i risultati sono stati abbastanza eloquenti. Il M5S di Irene Galletti, come scritto sopra, ha dimezzato i voti, perdendone 87mila rispetto al 2015 e pagando i continui cedimenti alla Lega prima e al PD poi, soprattutto in una regione dove l’antagonismo con il PD è sempre stato marcato e dove il PD ha cercato in ogni modo di soffocarli senza riuscirci. A livello locale il M5S ha pagato anche lo smantellamento di fatto dei meet-up e l’allontanamento di molti militanti. Si conferma la tesi per cui ogni volta che il M5S cede alle Larghe Intese perde consensi, ogni volta che se ne distacca invece li aumenta.

Tommaso Fattori con Toscana a Sinistra (lista alla quale hanno aderito anche PRC e PaP) ha perso la metà del suo elettorato e 39.598 voti, rimanendo di fatto escluso dal Consiglio regionale dove era entrato alle scorse elezioni. Ha pagato il cedimento alla narrazione del PD che ha fatto leva sulla paura del fascismo e sul contrasto al razzismo della Lega. Così facendo ha veicolato di fatto due messaggi, entrambi sbagliati: ha fatto innanzitutto intendere che il PD sia qualcosa di diverso dalla Lega, il male minore, quando invece il PD, soprattutto nella nostra regione è da sempre il principale fautore delle politiche di lacrime e sangue a danno delle masse popolari. Il secondo messaggio è che il “voto utile” a Giani serviva per scampare al pericolo fascista. Toscana a Sinistra non ha compreso che cedendo nei fatti alla narrazione falsa e strumentale del PD, non ha sconfitto la Lega (che è anch’essa un partito delle Larghe Intese) perché il motivo principale dell’esistenza e crescita della Lega sono le politiche del PD!

Per quanto riguarda i partiti della falce e martello, non possiamo fare un paragone con le scorse regionali perché né il PC, né il PCI erano presenti. Possiamo però fare un raffronto tra i voti dei due partiti: insieme la falce e martello ha raccolto   32.624 voti, ma il PC con Salvatore Catello ne ha presi 14.424 in più del PCI di Marco Barzanti. Ora, al di là delle percentuali, il dato da prendere in considerazione è che decine di migliaia di persone nella nostra regione hanno votato per i comunisti: adesso vanno organizzati, portandoli a partecipare attivamente alla lotta di classe e alla ricostruzione del movimento comunista.

Noi del P.CARC non ci siamo candidati alle elezioni, ma abbiamo comunque condotto la “nostra” campagna elettorale, che va ben al di là delle indicazioni di voto che abbiamo dato. Abbiamo utilizzato questi mesi di maggiore attenzione generale alla politica con l’obiettivo di rafforzare il lavoro di mobilitazione e organizzazione della classe operaia e delle masse popolari per la costruzione di Amministrazioni Locali di Emergenza e del Governo di Blocco Popolare. Per questo abbiamo condotto delle operazioni specifiche anche nell’ottica di mettere a contributo per questo obiettivo anche tutti gli esponenti politici e candidati di quelle forze che si dichiarano contro le Larghe Intese e dicono di voler agire negli interessi delle masse popolari. I partiti a cui ci rivolgiamo sono: M5S, Toscana a Sinistra, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista e Potere al Popolo.

Abbiamo agito nell’ottica della costruzione di un fronte contro le Larghe Intese: questa è stata la parola d’ordine che abbiamo agitato e il contenuto delle iniziative di lotta a sostegno dei lavoratori su cui abbiamo chiamato pubblicamente i candidati a intervenire, confluendo, al di là delle differenze politiche, per sostenere gli interessi delle masse che dicono di voler difendere e rappresentare.

Adesso la campagna elettorale si è conclusa, ma la necessità della costruzione del Fronte contro le Larghe Intese si fa ancora più impellente e le forze politiche che si dichiarano contrarie ai disegni di PD, Lega e simili, se vogliono essere coerenti con le loro dichiarazioni, devono agire in questo senso. Ciò non significa formare un grande cartello elettorale o un’unione dei partiti della sinistra, ma significa agire nella pratica come un fronte, un’alleanza a sostegno dei lavoratori, delle masse popolari, degli studenti, dei disoccupati e di tutte le iniziative che metteranno in campo pe contrastare l’incedere della crisi. Agire in questa direzione è l’unica prospettiva per ciascuna di queste forze politiche, per non perdere ulteriormente consenso e seguito da parte delle masse popolari, cosa in una qualche misura già sancita dall’esito del voto alle regionali.

Un elemento di riflessione ulteriore vogliamo portarlo ai militanti, sostenitori ed elettori del Partito Comunista e del Partito Comunista Italiano e a tutti quelli che hanno “la falce e martello nel cuore”. La partecipazione alle elezioni e alle istituzioni della democrazia borghese hanno avuto un ruolo molto importante nella nascita e nello sviluppo del movimento comunista di massa. Ma oggi la riduzione della lotta di classe a queste attività porta i comunisti fuori strada. Se guardiamo all’esperienza del vecchio PCI, anche quello che era un partito grande, forte e radicato tra le masse popolari si è concentrato nel migliorare le condizioni di vita delle masse popolari e della classe operaia e ha cercato di ampliare la loro partecipazione agli istituti della democrazia borghese (partiti, elezioni, assemblee rappresentative) e guadagnare seguito ed egemonia come mezzo per condizionare l’azione del governo e dell’apparato statale in senso favorevole alle masse. Ma non è riuscito a fare il passo in più, non è riuscito a far progredire il nostro paese verso il socialismo. Noi facciamo tesoro dell’esperienza eroica e gloriosa del vecchio PCI per alimentare e rilanciare la rinascita del movimento comunista, superandone i limiti e guidando le masse popolari a prendere sempre più in mano la direzione delle loro vite.

Oggi il movimento comunista è debole e va ricostruito, per questo momenti come quello delle elezioni vanno usati non per entrare negli istituti della democrazia borghese, ma per alimentare la mobilitazione e organizzazione delle masse popolari e così costruire nuovi rapporti di forza tra le classi. Fare tutto ciò è possibile e necessario e lo facciamo mobilitando le masse popolari a costituire Amministrazioni Locali d’Emergenza che rompano con l’asservimento al governo centrale e inizino ad agire su spinta di una rete diffusa di organizzazioni operaie e popolari che indicano loro, caso per caso, i provvedimenti da prendere e che si mobilitano per la loro attuazione. Questo movimento va esteso a livello nazionale fino a imporre un Governo di Emergenza Popolare che attui le misure necessarie.

Questo è il passaggio necessario per avanzare nell’instaurazione del socialismo nel nostro paese e su questo progetto politico chiamiamo a partecipare e a lottare tutti coloro che vogliono farla finita con l’oppressione dei padroni.

Il socialismo è il futuro dell’umanità!

 

Federazione Toscana del P.CARC

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