Farsi megafono delle masse, rappresentarne le lotte nelle istituzioni o proporsi come mediatori tra esse e le istituzioni, di per sè non significa lavorare nei loro interessi. Movimento 5 Stelle (M5S), Potere al Popolo (PaP) e Terra si uniscano in un fronte contro le Larghe Intese!

Il 20 e 21 settembre prossimi, oltre al referendum sul taglio dei parlamentari (per le cui nostre indicazioni per il SI rinviamo al comunicato nazionale del Partito dei CARC Referendum 20 e 21 settembre. Al di la del risultato, il compito immediato è costruire il fronte anti larghe Intese), si svolgeranno le elezioni regionali. La nostra regione, la Campania, sarà interessata da questa tornata, la cui importanza particolare attiene alle ripercussioni che essa avrà sul piano nazionale, dove i vertici della Repubblica Pontificia puntano a usarle per ristabilire equilibri e rapporti di forza fra i tre principali attori politici di fase: il PD e i suoi satelliti, il polo Berlusconi (di cui la Lega ha preso la testa a scapito di Forza Italia) e il M5S (che, in ragione del risultato che ha ottenuto alle elezioni politiche del 2018, ha un ruolo imprescindibile per il governo nazionale).

Per noi comunisti la campagna elettorale è stato un ambito e un’occasione in più per ragionare e agire su come usare anche le elezioni regionali per alimentare la lotta per il Governo di Blocco Popolare e la costruzione di Amministrazioni Locali di Emergenza. Un discorso che abbiamo riassunto essenzialmente in tre aspetti che fanno oggi da guida delle nostre valutazioni di fase e delle stesse nostre indicazioni di voto riportate in questo comunicato.

  1. Usare la campagna elettorale come contesto per la mobilitazione e il rafforzamento delle organizzazioni operaie e popolari, per sostenere la loro azione e il loro ruolo portandole ad agire come se fossero vere e proprie Nuove Autorità pubbliche che organizzano parti crescenti della vita sociale delle masse popolari.
  2. Usare la campagna elettorale mettersi al servizio delle masse popolari e ai loro interessi, per sostenere la loro organizzazione e mobilitazione e individuare i candidati più vicini ed espressione di quegli interessi al fine di spingerli a fare subito quello che promettono di fare se e quando eletti.
  3. Promuovere la costituzione di un fronte comune contro le Larghe Intese (intendendo per tale lo schieramento di partiti, liste e candidati che va dal PD al polo Berlusconi e che, in Campania, in una finta alternativa tra De Luca e Caldoro, ha governato gli ultimi 10 anni) formato da tutti quei partiti, quelle liste e quei candidati che hanno partecipato alla campagna elettorale con ruolo positivo e concreto (non solo testimonianza, non solo declamazioni e promesse a fini elettorali) nella mobilitazione delle masse popolari, (ci riferiamo tanto alla lista M5S che alle liste di PaP e di Terra).

Queste forze, per quanto di diverso orientamento politico e pur presentandosi in concorrenza tra loro alle elezioni, hanno tutte proclamano la difesa dei lavoratori e del sistema produttivo contro lo smantellamento di settori strategici per le economie e la tenuta sociale della Campania, intervenendo in vertenze cruciali come quella della Whilpool di Napoli, della Jabil di Caserta o della DEMA di Pomigliano, ma anche a tutela e rappresentanza dei tanti lavoratori a partita IVA nei settori dell’industria turistica e del commercio.

Si sono schierate contro le grandi opere inutili e dannose denunciando speculazioni e clientele connesse a progetti-truffa come il traforo del Partenio o quello del raddoppio dei binari EAV che prevede il traforo collina di Varano nello stabiese. Si sono riproposte di difendere i diritti e la salute dei lavoratori e dell’ambiente, denunciando ad esempio le criticità ambientali della zona del Sarno o, ancora, l’affare dello smaltimento dei rifiuti tra discariche e inceneritori.

Hanno dato battaglia, più di tutto, contro la criminale e clientelare gestione della Sanità pubblica da parte del governo regionale uscente; le mancanze strutturali e gravi nel sistema di sicurezza per gli operatori sanitari (i primi che pagano lo scotto dell’esposizione al contagio da Covid19); il mancato scorrimento delle liste OSS quando, negli ospedali, ce n’è evidente bisogno; le speculazioni edilizie e sanitarie connesse alla costruzione di sistemi modulari integrativi come nel caso dell’Ospedale del Mare di Napoli o di quelli degli ospedali di Caserta e Salerno per giunta mai entrati in funzione a fronte, invece, del depotenziamento, quando non proprio della chiusura, di ospedali irrinunciabili come il San Gennaro o il Loreto Mare sempre a Napoli; i provvedimenti repressivi nei confronti dei lavoratori della Sanità imbavagliati con i vincoli di “fedeltà aziendale” pur di non far trapelare le condizioni vergognose in cui versano gli ospedali e, quindi, le responsabilità politiche di chi ne ha avuto competenza; il finanziamento pubblico a strutture sanitarie private convenzionate per servizi mai erogati.

Sono forze politiche che hanno preso posizione e fatto schieramento, inoltre, contro le multe e i processi che stanno piovendo su esponenti politici e sindacali, ma anche attivisti sociali, operai e lavoratori per la violazione degli assurdi dispositivi previsti dal lockdown che tenevano aperte le fabbriche, ma negavano di fatto i diritti costituzionali di sciopero, assemblea, manifestazione.

Il punto non è farsi portavoce del malcontento delle masse popolari per trasformarlo in mozioni o proposte di delibere in consiglio regionale come punta a fare il M5S, né tantomeno proporsi quali “intermediari” tra le lotte sociali e le istituzioni come punta a fare la lista Terra (due declinazioni della linea della sponda politica); non è candidare esponenti delle lotte perché entrino all’interno delle istituzioni borghesi, poiché essere esponente di una lotta non significa necessariamente portare avanti gli interessi generali della propria classe, né tantomeno è realistico pensare che “rappresentare le lotte” spinga gli operai, i lavoratori e le masse popolari a costruire il proprio sistema politico e di potere indipendente e antagonista a quello della borghesia (basti pensare che esponenti di lotte come la Whirlpool o in difesa della sanità pubblica erano candidati sia con M5S o PaP, sia nelle liste di De Luca o Caldoro).

Far diventare senso comune delle masse popolari che il regime politico del paese imperialista in cui vivono è una democrazia, nel senso che la massa della popolazione è chiamata a decidere dell’attività dello Stato tramite rappresentanti che essa periodicamente elegge, è uno degli imbrogli più gravidi di conseguenze pratiche, di cui i riformisti si sono serviti in lungo e in largo per distogliere le masse popolari dalla lotta per instaurare il socialismo.

Fare gli interessi delle masse popolari, come M5S, PaP e Terra, si sono ripromessi di fare, significa oggi superare le concorrenze elettorali e unirsi in fronte anti Larghe Intese. Questo è il punto dirimente, poiché riguarda la prospettiva politica più generale e va al di là della tornata elettorale e di ogni singola battaglia: formare il fronte contro le Larghe Intese è possibile e di prospettiva, oltre che necessario e utile. Da questa campagna elettorale sono emersi, però, degli ostacoli evidenti per il raggiungimento che è utile porre in chiaro.

L’idea che il M5S, prima col governo M5S-Lega e poi con il governo M5S-PD, si sia ormai integrato nel sistema delle Larghe Intese è sbagliata. Quest’affermazione non tiene conto del fatto che stante la sua natura (prodotto del malcontento delle masse popolari verso i partiti delle Larghe Intese) per il M5S tale inglobamento ne avrebbe causato la frantumazione, in realtà la lotta è tutta aperta e solo la concorrenza elettoralistica o un giudizio superficiale possono provocare una tale cecità. A due anni e mezzo dalle elezioni politiche del 2018, il M5S ha sperimentato praticamente l’unica prospettiva che può perseguire per non soccombere alle Larghe Intese (e scomparire) è costituire, ad ogni livello, un asse con altre forze politiche che pure si oppongono alle Larghe Intese. Un asse che, per stare in piedi, per puntare al governo tanto regionale che nazionale – e, in previsione per Napoli, a prendere in mano l’amministrazione comunale per la quale i cittadini saranno chiamati a votare l’anno prossimo – deve necessariamente poggiare sul movimento delle organizzazioni operaie e popolari e attuare, ossia dargli forza e forma di legge, le misure di emergenza da queste indicate. Quello che serve all’interno del Movimento 5 Stelle sono uomini e donne che si mettano alla testa di questo processo e diano battaglia, senza paura di scontrarsi con i capi politici e senza paura di perdere dei pezzi perché nella situazione di barbarie e decadenza in cui siamo c’è più da conquistare che da perdere.

D’altro canto, per partiti e organizzazioni come PaP con la sua lista indipendente, il PRC, Sinistra Anticapitalista, il PCI, e l’area DemA organizzatesi nella lista Terra e, fuori da questa tornata elettorale, finanche il PC, al di là della concorrenza in chiave elettoralista e della tendenza prevalente a porsi in concorrenza con il M5S, hanno da ragionare e agire su come incalzarlo e incoraggiarlo a compiere una rottura netta con le Larghe Intese. Quindi, “allearsi” politicamente, anche dopo le elezioni e indipendentemente dagli esiti elettorali con il M5S (ossia con la parte di esso che mal digerisce l’abbraccio prima con la Lega e poi con il PD), che per un insieme di motivi è diventato il rappresentante sul terreno elettorale del malcontento e dell’opposizione alle Larghe Intese, è il modo concreto di “riscattarsi” agli occhi delle masse popolari, di dare prova di essere realmente contro le Larghe Intese.

Tanto per il M5S che per le altre forze anti larghe Intese, dunque, non solo il candidarsi a rappresentare le istanze e le lotte sociali nelle istituzioni o limitarsi ad averne candidato alcuni esponenti nelle proprie liste, ma promuovere a ogni livello la partecipazione delle masse popolari organizzate alle attività politiche, sociali e di controllo popolare sull’operato istituzionale. Per fare cosa? Per fare fronte agli effetti più gravi della crisi, partendo dall’adozione di misure concrete per contrastare innanzitutto la disoccupazione (dare a tutti un lavoro utile e dignitoso), per la difesa dell’apparato produttivo (lotta contro la chiusura, la delocalizzazione, lo smantellamento o la “morte lenta” della produzione industriale) e per la garanzia di servizi sociali essenziali (una Sanità pubblica, universalmente garantita e di qualità su tutto). Una misura pratica di questo processo è la risposta positiva e la partecipazione anche del M5S e di Terra alla giusta azione di controllo popolare dei seggi lanciata da PaP per il 20 e 21 settembre!

Per ragionare di futuro bisogna essere spregiudicati. Per dirla con Lenin, bisogna avere chiaro che bisogna “destreggiarsi, stringere accordi, compromessi con i diversi gruppi di proletari, con i diversi partiti di operai e di piccoli padroni. Tutto sta nel saper impiegare questa tattica allo scopo di elevare e non di abbassare il livello generale della coscienza proletaria, dello spirito rivoluzionario del proletariato, della sua capacità di lottare e di vincere”.

Il Partito dei CARC ha partecipato a questa campagna elettorale con l’obiettivo di rafforzare il percorso per la costruzione del fronte comune contro le Larghe Intese. Lavora affinché questo percorso prenda piede e slancio anche oltre il momento elettorale. Su questo terreno e contenuto chiama a schierarsi, anche dopo le elezioni e su obiettivi di prospettiva, tanto la parte migliore del M5S che la parte migliore delle forze politiche che fanno riferimento al comunismo come PaP il PRC, Sinistra Anticapitalista, il PCI che fa capo ad Alboresi, il PC che fa capo a Rizzo.  

Su questa base e con questo obiettivo, con la parola d’ordine “non un uomo, non un metro, non un voto alle Larghe Intese” e convinto che non basta usare le elezioni per “creare scompiglio nel campo nemico”, ma bisogna usarle per far avanzare il movimento pratico attraverso cui gli organismi operai e popolari assumono il ruolo di Nuove Autorità pubbliche, nonché in considerazione del complesso degli argomenti qui trattati, il Partito dei CARC – Federazione Campania, chiama e invita a votare e far votare, con voto disgiunto:

 

Per la Presidenza di Regione Campania:

in tutte le circoscrizioni

Movimento 5 Stelle – Valeria Ciarambino

 

Per i candidati al Consiglio regionale campano:

nella Circoscrizione di Napoli

Potere al Popolo – Giuliano Granato

Potere al Popolo   – Clementina Sasso

oppure

Terra – Stefania Fanelli

 

Nella Circoscrizione di Salerno

Indicare preferenza lista Potere al Popolo

 

Nella Circoscrizione di Caserta

Movimento 5 Stelle – Eduardo Siciliano

 

Nella Circoscrizione di Avellino

Potere al Popolo – Giuliano Granato

Potere al Popolo– Marzia Pirone

 

Nella Circoscrizione di Benevento

Potere al Popolo – Ivana Ibelli

 

 

La Segreteria Federale del Partito dei CARC – Federazione Campania

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here