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Sull’arresto del militante No Tav Emilio Scalzo

Sezione di Torino by Sezione di Torino
Luglio 9, 2020
in Sezione di Torino
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Sull’arresto del militante No Tav Emilio Scalzo

Lunedì 9 luglio il compagno Emilio Scalzo è stato messo ai domiciliari. Emilio è un militante del movimento No Tav noto in tutta la Valsusa e in tutta Italia per la sua determinazione e la sua fierezza nel combattere lo scempio del territorio e le speculazioni che stanno dietro alla “grande opera” del Tav.

Emilio è stato messo ai domiciliari a seguito di un inasprimento di un provvedimento precedente (divieto di dimora) con il quale il Tribunale di Torino ha cercato di bloccare il suo contributo alla lotta No Tav. Ma fermare Emilio non è possibile, perché è una persona che ha sperimentato e visto con i propri occhi l’arroganza, la violenza e l’ingiustizia di questo sistema e adesso non può più fare finta di niente, non può abbassare la testa.

L’arresto di Emilio è arrivato dopo una serie di iniziative messe in campo dal movimento No Tav in occasione della ripresa dei lavori per allargare il cantiere che si trova tra i comuni di Chiomonte e Giaglione: già da due settimane è nato un presidio No Tav nella zona dei “mulini” vicino al cantiere, si sono svolte manifestazioni di protesta in varie città della valle contro la militarizzazione del territorio e sono state fatte azioni di disturbo.

L’arresto di Emilio è uno dei tanti tentativi di intimidire il movimento No Tav.

L’emergenza sanitaria per il Covid-19 ha messo in evidenza che le risorse disponibili vanno riversate con urgenza in settori come la sanità pubblica, che invece negli ultimi decenni ha subito solo tagli, con gli effetti devastanti che abbiamo visto durante la pandemia. Una grande opera che serve evidentemente solo a produrre profitti per le grandi ditte di costruzioni e per tutti i personaggi (politici, criminalità organizzata) ad essa collegati non è compatibile con gli interessi della collettività. Le masse popolari del nostro Paese hanno bisogno di sanità e istruzione di qualità ed accessibile a tutti, di un lavoro utile e dignitoso, di un ambiente sano e non soggetto a devastazione e inquinamento.

I Sì Tav hanno ricevuto dei duri colpi in queste ultime settimane:

– la Corte dei Conti europea ha riconosciuto che il Tav avrebbe un impatto grave sull’ambiente (per l’enorme emissione di CO2 in fase di realizzazione) e che i costi sono molto maggiori di quelli preventivati in fase di progettazione;

– il nuovo sindaco di Lione, Gregory Doucet, appena insediato ha subito dichiarato di essere fermamente contrario alla realizzazione dell’opera.

Quindi è ovvio che Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin, costruttrice del tunnel Tav) e i suoi amici in questo momento si sentano alle strette e cerchino in ogni modo di darsi da fare per non perdere i fondi previsti per l’avanzamento dei lavori.

Però ogni passo che i capitalisti fanno per difendere con le unghie e con i denti i loro profitti possiamo rivoltarglielo contro. Anche i nostri compagni colpiti dalla repressione continuano dalla loro posizione ad alimentare la lotta.

Lanciamo una campagna contro la repressione, raccogliamo la solidarietà in tutto il Paese, mobilitiamo tutti coloro che insieme a noi lottano per fermare le grandi opere inutili e dannose, uniamoci a chi pretende investimenti nella sanità pubblica, uniamoci a chi lotta per un lavoro utile e dignitoso. Abbiamo un nemico comune: si chiama capitalismo.

Solo nella lotta per abbattere questo sistema e per costruirne uno nuovo nell’interesse delle masse popolari possiamo dare una spinta decisiva per vincere ogni singola battaglia.

Il Governo Conte non ha rispettato le promesse fatte: ha ceduto alle pretese di Telt (nonostante l’esito negativo dell’analisi costi-benefici e nonostante le critiche della Corte dei Conti europea), ha lasciato le autostrade in mano ai Benetton (nonostante la responsabilità della strage del ponte Morandi), ha continuato a concedere finanziamenti di miliardi di euro agli Agnelli-Elkann (nonostante la loro palese volontà di portare alla chiusura FCA e di investire unicamente nella speculazione finanziaria).

Più il movimento No Tav si porrà alla testa della costruzione di un governo d’emergenza popolare, più ha speranza di mettere una pietra tombale sul criminale progetto del tunnel Tav in Valsusa.

La situazione è favorevole per avanzare su questo terreno.

Solidarietà a Emilio Scalzo e a tutti i militanti No Tav colpiti dalla repressione: questi compagni sono il nostro orgoglio! Costruiamo una campagna contro la repressione per raccogliere forze e passare al contrattacco. Il momento è favorevole, possiamo farcela!

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