Come prima dell’emergenza Covid-19, ma più di prima, la classe dominante alimenta divisioni e contrapposizioni fra classi, settori e categorie delle masse popolari. La concorrenza per accedere ai sussidi e agli aiuti alimenta la guerra fra poveri in un contesto in cui aumentano la povertà, la precarietà e l’insicurezza per tutti, tranne che per i padroni.

Fra i politicanti borghesi di ogni schieramento e colore è in atto la corsa a cavalcare il malcontento e a speculare sulla situazione, ognuno per portare acqua al mulino di una fazione della classe dominante. Un esempio lampante è stata la discussione sulla regolarizzazione di 600mila immigrati: da una parte i razzisti di Lega e Fratelli d’Italia che erano contrari perché “a lavorare nei campi bisogna mandarci prima gli italiani” (intendendo con “italiani” i disoccupati e – soprattutto – i percettori del Reddito di Cittadinanza, costretti a lavorare alle condizioni degli immigrati irregolari sotto la minaccia di perdere anche questo sussidio); dall’altra Italia Viva e la “borghesia progressista” che in nome dell’antirazzismo di facciata hanno permesso di perpetuare il sistema di sfruttamento e caporalato che vige nelle campagne del sud Italia. Attorno a queste due posizioni si sono determinati due schieramenti solo apparentemente contrapposti: “pro immigrati o contro gli immigrati”.

Ma la realtà è ben diversa da quanto ci vogliono far credere: né razzisti, né progressisti hanno infatti mai posto in discussione la libertà dei capitalisti di spremere i lavoratori, italiani o immigrati che siano, per 2 euro l’ora per poi gettarli via. Su questo sono tutti d’accordo e la vera questione che fa da sfondo non è la lotta fra italiani e immigrati, ma quella fra lavoratori e padroni!

Sentiamo ogni giorno politicanti e opinionisti fare montagne di discorsi per difendere questa o quella categoria (i ristoratori, i commercianti, le P.IVA, gli artigiani), ma gli incendiari dei talk-show sono gli stessi che hanno partecipato attivamente alla promozione delle politiche economiche e fiscali che hanno spolpato quelle categorie che oggi pretendono di rappresentare e di difendere, sono gli stessi che, ancora una volta, fanno promesse che non possono e non vogliono mantenere, è gente che per costruirsi consenso elettorale (o “popolarità”) si erge a paladina degli interessi di una parte delle masse popolari contro quelli di un’altra, ma che mai e poi mai mette in discussione gli interessi dei padroni.

Ognuna di queste manovre, che venga dalla Lega o da Fratelli d’Italia, dal PD o dal M5S, ha come unico risultato la guerra fra poveri. Chiunque alimenta, per qualunque motivo e con qualunque argomento, la contrapposizione fra settori delle masse popolari è un servo dei padroni. è al carro di quei padroni che sono in fila ordinata per ricevere aiuti di Stato per miliardi di euro benché non ne abbiano bisogno (FCA sta suddividendo un utile di oltre 5 miliardi di euro e pretende 6,5 miliardi di euro di finanziamento pubblico), non ne abbiano i requisiti (hanno sede legale e fiscale all’estero) e addirittura abbiano, al contrario, responsabilità dirette nel disastro in cui versa il paese (i Benetton, responsabili del crollo del ponte Morandi, non solo pretendono 2 miliardi di finanziamento pubblico, ma approfittano delle reticenze del Governo a revocare loro la concessione di Autostrade per intentare causa ed evitare il provvedimento!).

Noi siamo comunisti, puntiamo a unire quello che la classe dominante vuole dividere e contrapporre. Siamo ben consapevoli che fra un operaio e un bottegaio ci sono tante differenze, come fra un professionista e un dipendente pubblico, ma tutti sono accomunati da due cose che valgono molto di più degli elementi di divisione: 1. sono tutti oppressi dalla stessa classe di parassiti che li spreme; 2. hanno tutti bisogno di un cambiamento della società perché le “delizie” del capitalismo sono diventate, per chiunque, insostenibili.

Per quanto le speculazioni dei politicanti borghesi fanno e faranno presa sulla parte più arretrata e disperata delle masse popolari, le condizioni oggettive sono per esse una scuola e l’azione dei comunisti sulla parte più avanzata alimenta la loro mobilitazione rivoluzionaria. Per questo motivo sosteniamo attivamente e partecipiamo, con l’unico limite delle forze a disposizione, alle mobilitazioni di tutti i settori delle masse popolari, anche a quelle in cui cercano di infiltrarsi organizzazioni reazionarie e neofasciste. Ogni metro di terreno che lasciamo indietro lo consegniamo alle forze borghesi e reazionarie. Ogni metro di terreno che riusciamo a presidiare e in cui riusciamo ad intervenire è un potenziale pezzo del fronte unitario che, attorno alla classe operaia, unisce tutte le masse popolari contro la borghesia imperialista e che fa suo l’obiettivo di imporre un proprio governo di emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

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