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Ex-ILVA: mobilitazioni in tutta Italia

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 2, 2020
in Resistenza n. 6/2020
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Nel gruppo dell’ex ILVA, rilevato da Arcelor Mittal, la “fase 2” è partita con la richiesta di proroga della Cassa-integrazione per lo stabilimento di Genova. Il pretesto è ovviamente l’emergenza sanitaria, ma i lavoratori denunciano che il lavoro c’è, che legare la CIG al Covid-19 torna bene, in termini di costi, ai padroni e che essa potrebbe essere preliminare alla chiusura dello stabilimento. A seguito dell’annuncio della proroga, il 15 maggio scorso, è partito lo sciopero culminato nel corteo del 18 maggio: 500 lavoratori hanno violato il divieto di manifestazione imposto dal Governo e hanno sfilato per le strade arrivando fin sotto la Prefettura.

Il corteo era aperto da uno striscione che recitava a chiare lettere: “I lavoratori non sono una merce, non siamo schiavi di Mittal!” e Armando Palombo, coordinatore delle RSU dello stabilimento, ha espresso al megafono il pensiero di tanti operai: “Non si può sempre tacere di fronte a chi abusa di tutto!”.

La mobilitazione è continuata nei giorni seguenti con scioperi a scacchiera.

La risposta forte di Genova ha contagiato lo stabilimento di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, dove il giorno seguente gli operai hanno dichiarato lo sciopero a oltranza per le stesse motivazioni (imposizione della CIG senza alcun piano di rilancio della produzione e senza garanzia alcuna sulle effettive coperture finanziarie dell’ammortizzatore). Il blocco delle merci messo in atto dagli operai di Novi è stato ulteriormente rafforzato dalla solidarietà degli autotrasportatori, entrati a loro volta in sciopero. Al presidio fuori ai cancelli della fabbrica ha partecipato anche il sindaco della cittadina, Gian Paolo Cabella.

La protesta infine è arrivata anche a Taranto, dove molti operai hanno scoperto di essere stati messi in CIG solo una volta arrivati in azienda, quando hanno scoperto che il badge per timbrare l’entrata era stato disattivato. Anche in questo caso la protesta ha dato il via a uno sciopero, il 22 maggio, con presidio fuori la Prefettura.

Gli operai di tutti gli stabilimenti ex ILVA denunciano che la direzione aziendale sta mandando in malora la produzione e gli impianti, per imporre la chiusura definitiva.

La mobilitazione operaia ha costretto il Governo a convocare le parti al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) il 25 maggio scorso e per l’occasione, i sindacati confederali hanno dichiarato ulteriori 4 ore di sciopero a livello nazionale in tutte le aziende del gruppo. Il deputato ligure Edoardo Rixi, della Lega, ha avanzato l’ipotesi del ricorso alla golden power, strumento rafforzato con il Decreto Liquidità del 9 aprile: se la siderurgia fosse inserita tra le attività strategiche, il Governo potrebbe rilevare quote di capitale e riprendere almeno in parte il controllo dell’azienda.

Ma la golden power rappresenta comunque una soluzione transitoria, che permetterebbe a nuovi capitalisti, pronti a spolpare ancora un po’ l’osso, di farsi avanti e che consentirebbe peraltro all’attuale proprietà di essere indennizzata, nonostante essa abbia giocato sporco.

L’incontro al MISE si è concluso sostanzialmente con un nulla di fatto. L’azienda non ha presentato alcun piano, la CIG è stata confermata e il Governo sta assecondando in tutto e per tutto Mittal.

I lavoratori ormai non considerano più la proprietà come un interlocutore affidabile e chiedono sempre più apertamente al Governo di avviare la nazionalizzazione (il gruppo Italsider è già stato, in passato, a gestione statale), perché risulta sempre più evidente che Arcelor Mittal vuole tagliare la corda magari dopo aver incassato ancora qualche milione di euro! Gli scioperi sono quindi ripresi e con essi anche il blocco delle merci. I sindacati confederali denunciano il rischio di tensioni sociali e non garantiscono di poterle controllare.

La lotta per prevenire e contrastare le mosse del padrone, l’organizzazione e il coordinamento operaio, sono la spina dorsale per costruire un futuro produttivo diverso. Imporre la nazionalizzazione delle principali aziende in dismissione nel settore della siderurgia è la prospettiva che lega la mobilitazione degli operai di Genova, Novi Ligure e Taranto al progetto per un coordinamento nazionale della siderurgia, promosso dagli operai di Camping CIG a Piombino (vedi articolo Piombino).

Sono anche queste lotte e il loro coordinamento che possono aprire la strada a un cambiamento profondo della struttura produttiva del nostro paese, mettendola così al servizio degli interessi delle masse popolari.

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