Pubblichiamo di seguito la lettera che la Federazione Toscana del P.CARC ha scritto al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud a seguito della richiesta di spiegazioni sulla partecipazione di una delegazione del P.CARC al presidio organizzato da Liberiamo l’Italia il 9 maggio sotto la Prefettura di Firenze. Riteniamo utile dare risalto alla lettera perché tanti compagni, tanti comunisti afferenti a varie aree e partiti ci hanno criticato per il nostro intervento sugli organismi “sovranisti”, ed è quindi utile rimettere al centro la questione dei compiti dei comunisti e della tattica e strategia per la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese.


Firenze, 21.05.20

 

A Leonardo Bargigli e ai compagni del CPA,

grazie per averci scritto e per la richiesta di spiegazioni, perché ci permette di trattare con voi e altri compagni di alcune questioni che riguardano i compiti dei comunisti e così elevare il dibattito e il confronto per la rinascita del movimento comunista nel nostro paese.

Come sapete e come abbiamo più volte detto e scritto, come Partito dei CARC seguiamo l’attività di organismi come Liberiamo l’Italia e interveniamo alle loro riunioni e manifestazioni come quella del 9 maggio scorso sotto la Prefettura. Questa scelta è stata dettata dal fatto che Liberiamo l’Italia (LIT) è un aggregato formato da lavoratori autonomi, studenti, operai e pensionati, da masse popolari che si sono avvicinati all’ambito del sovranismo (che è ben diverso dal nazionalismo) perché vi hanno visto un’alternativa rispetto alla politica delle Larghe Intese e al declino del M5S, per organizzarsi e contrastare le politiche dell’UE e lo strapotere delle multinazionali che saccheggiano il tessuto produttivo del paese, lasciandosi dietro capannoni vuoti e disoccupazione: vedi i casi recentissimi di Mittal, ThyssenKrupp (i cui padroni assassini sono a piede libero). E man mano che ci interveniamo, ci rendiamo anche conto che molti elementi sono una “base rossa”: masse popolari che vengono dal campo del movimento comunista ma che sono rimaste deluse e amareggiate dall’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria e dal vecchio PCI: alcuni di loro si definiscono comunisti e aspirano al socialismo, rivendicandolo esplicitamente. Questo per dire che di rossobrunismo c’è poco (mentre per quanto riguarda Vox ad oggi non c’è nessun rapporto, oltre a quello che era in corso con una loro neo iscritta proveniente dal M5S, con cui abbiamo subito messo in chiaro distanze, divergenze e differenze da quanto cercano di propinare: lungi dal “doversi giustificare”, ma è una dovuta precisazione)

Al di là di quelle che sono le idee e la concezione di chi promuove e partecipa a LIT come ad altri aggregati, l’elemento fondamentale da tenere in considerazione è quello che riguarda i compiti dei comunisti oggi. I referenti del movimento comunista sono le masse popolari (a partire dalla classe operaia), prescindendo dal fatto che oggi aspirino o no al socialismo. Lo sono per condizioni oggettive, perché i loro interessi sono contrapposti a quelli della classe dominante. Quindi il nostro intervento non deve limitarsi a quelli che già oggi si dichiarano comunisti, altrimenti non dovremmo andare nemmeno davanti alle fabbriche e alle scuole.

Il punto è che, invece che escludere o denigrare le masse popolari, i lavoratori, gli studenti che partecipano a questi movimenti certamente contraddittori, bisogna valorizzare la spinta positiva che li ha portati a organizzarsi e incanalarla verso la costruzione della rivoluzione socialista. Il tema della sovranità nazionale è estremamente importante anche per il movimento comunista cosciente e organizzato: non c’è socialismo senza sovranità nazionale, come ci ha insegnato l’esperienza dell’Unione Sovietica di Lenin e Stalin! Lottare oggi per la sovranità nazionale, legandola alla lotta di classe in corso, significa innanzitutto:

– tenere aperte le aziende e farle funzionare sotto il controllo degli organismi operai e popolari, cioè produrre cosa è necessario al paese secondo un piano definito pubblicamente;

– difendere l’apparato produttivo da svendite e delocalizzazioni delle multinazionali;

– nazionalizzare la produzione e la distribuzione di tutti i servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti, ecc.);

– preservare il territorio e difendere l’ambiente dalle speculazioni che la classe dominante perpetra oggi su larga scala (TAV, TAP, ecc.);

– rompere con UE, NATO e Vaticano: istituzioni che vessano le masse popolari italiane e non con le loro enormi ingerenze in campo economico, politico e finanziario.

Quindi, per chi si dichiara comunista, diventa decisivo che le masse popolari si mobilitino sempre di più su questi punti, a prescindere da quali siano le loro idee politiche o concezioni di partenza. La lotta per la sovranità nazionale e per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato diventa ancora più urgente alla luce dell’emergenza e del conseguente aggravamento della crisi da Covid19; vediamo oggi che ampi settori delle masse popolari scendono in piazza (partite IVA in primis oltre agli operai) in cerca di risposte. Se non gliele diamo noi, gliele darà qualcun altro che non fa parte del nostro campo. La mobilitazione e l’organizzazione collettiva che dovranno mettere in campo su questi ambiti, grazie alla guida e al sostegno dei comunisti, rappresenteranno una scuola pratica in cui eleveranno anche la loro coscienza, la loro capacità di organizzazione e la loro visione del mondo. Per questo facciamo valere il principio che i comunisti devono essere ovunque ci siano le masse popolari per contenderne mente e cuore al nemico di classe. Più che denigrare gli operai, i lavoratori e le masse popolari “sovraniste”, quindi, bisogna puntare organizzarle!

Il vuoto in politica non esiste: ogni spazio che il movimento comunista cosciente e organizzato non occupa è un campo che sarà occupato dalla classe dominante per le sue manovre sporche e reazionarie. È una lezione che ricaviamo anche dall’esperienza del primo movimento socialista e comunista in Italia se pensiamo, per esempio, all’impresa di Fiume (sulla quale vi invito a leggere questo interessante articolo)

Oggi, compagni, bisogna lottare per uscire dalla crisi nella quale la classe dominante ci sprofonda, bisogna lottare per organizzare l’enorme e contraddittorio movimento delle masse popolari che si esprime in mille forme da un capo all’altro del paese. Non possiamo fare a gara a chi è più rosso, più puro, più comunista, ma far convogliare tutto ciò che c’è di positivo nell’enorme fiume della rivoluzione socialista. Per questo indichiamo come misura tattica per il nostro paese la costituzione di un Governo di Blocco Popolare, formato dalle organizzazioni operaie e popolari che prenda il posto dei governi emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti. Tutti i movimenti rivendicativi e di protesta, di ogni gruppo sociale scontento perché i suoi interessi sono calpestati dal capitale finanziario, oggi noi comunisti possiamo e dobbiamo indirizzarli verso questa strada.

Come diceva Lenin nel 1916, “Colui che attende una rivoluzione sociale “pura” non la vedrà mai, egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione.”

Siamo disponibili a ulteriori incontri e discussioni, in particolare sui quattro temi che il nuovo Partito Comunista Italiano indica – e noi condividiamo – essere fondamentali per l’elevazione del dibattito e l’unità del movimento comunista, che rinasce dal fuoco della lotta di classe che cova sotto la cenere di una società capitalista giunta alla sua fase di crisi acuta e terminale.

 

Un saluto a pugno chiuso!

 

Per la Segreteria Federale Toscana del P.CARC

Gaia Dondoli

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