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In tutta Italia mobilitazioni per il 25 aprile e per il Primo maggio

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Maggio 4, 2020
in Resistenza n. 5/2020
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Il 3 aprile la Direzione Nazionale del P.CARC ha lanciato l’appello ai partiti e alle organizzazioni comuniste, ai sindacati di base e alla sinistra dei sindacati di regime, ai movimenti affinché tutti promuovessero iniziative virtuali e reali, nella “Settimana Rossa” dal 25 Aprile al Primo Maggio.

L’obiettivo era di infondere fiducia ai tanti compagni martellati da settimane dalla propaganda di regime e creare condizioni più favorevoli alla mobilitazione e all’organizzazione delle masse popolari.

Scriviamo questo articolo a ridosso del Primo Maggio e ancora stiamo raccogliendo informazioni e notizie sulla miriade di iniziative, mobilitazioni, attività che hanno caratterizzato quella giornata e tutta la settimana. Di seguito ne riportiamo alcune, un elenco parziale da cui emerge chiaramente, però, il movimento pratico da rafforzare ed estendere nella battaglia della “Fase 2” aperta da governo e padronato.

“Nessuna lapide rimanga spoglia” è stata la parola d’ordine a cui, spontaneamente o in modo organizzato, hanno risposto migliaia di persone in tutto il paese. In ognuna di queste iniziative, collettive o individuali, batte il cuore della Resistenza e vivono i suoi insegnamenti e valori.

A Milano molti organismi hanno animato in tutti i quartieri iniziative di vario genere. Da Niguarda (zona nord) a Stadera (zona sud) è impossibile fare un resoconto esaustivo. Segnaliamo qui il corteo delle Brigate di solidarietà per l’emergenza, che si è combinato con il lavoro distribuzione di generi di prima necessità, e l’iniziativa nella zona Ticinese che è stata bloccata dalla celere. Nel pomeriggio, da migliaia di balconi, dai quartieri popolari della periferia fino a quelli più centrali, in seguito all’appello dell’ANPI, è stato un susseguirsi di canzoni e cori. La mobilitazione suscitata da piccoli gruppi che sono scesi in strada a omaggiare le lapidi dei partigiani e a intonare Bella ciao e Fischia il vento ha coinvolto migliaia di persone in vari quartieri di Bologna (in particolare al Pratello sono scesi in strada a centinaia), e Roma, dove ha preso vita una “passeggiata” molto partecipata. In entrambi i casi nel rispetto delle distanze di sicurezza. Hanno fatto “il giro del mondo” le immagini degli infermieri dell’ospedale Maggiore di Parma e del Pronto Soccorso di Massa che hanno cantato Bella ciao e la “sfilata” in carrozzina, spinti dagli infermieri, degli anziani della RSA con il tricolore al collo e il pugno chiuso alzato (città sconosciuta, però).

Anche a Napoli, in città e nell’hinterland, si sono moltiplicate le iniziative di gruppi ristretti, ma organizzati capillarmente. Multe e denunce ad alcuni antifascisti attivi nelle Brigate di solidarietà e inquietanti visite domiciliari di Forze dell’Ordine e Ufficiali Giudiziari per identificare i disoccupati del Movimento 7 novembre che alcuni giorni prima avevano organizzato un presidio in piazza per rivendicare misure efficaci contro la miseria e l’abbandono sociale. A Trento un gruppo di antifascisti è sceso in strada, nel quartiere San Pio X, si sono rapidamente aggiunti alcuni abitanti fino all’arrivo di un ingente quantitativo di celere e Digos. Gli agenti hanno provato a fermare e identificare i presenti, ma senza esito: il gruppo è riuscito ad allontanarsi.

Segnaliamo le iniziative di vari circoli ARCI, molti dei quali vivono nell’incertezza di poter riaprire, che anche senza il supporto delle ordinarie attività sociali hanno promosso iniziative per il 25 Aprile, come a Firenze ha fatto il Circolo SMS di Rifredi. Iniziative di operai e lavoratori si sono svolte in molte aziende alla vigilia del 25. Dai portuali di Genova ai tranvieri di Milano (con commemorazioni alle lapidi dei tranvieri partigiani in vari depositi), fino alla Pignone di Firenze in ricordo degli operai deportati dopo gli scioperi del 1944.

 

Le mobilitazioni per il Primo Maggio sono iniziate diffusamente già giorni prima, con le iniziative promosse in tutto il paese dal SI COBAS e dalla rete di organismi che ha aderito al Patto d’Azione lanciato il 20 aprile dallo stesso sindacato. Anche in questo caso è impossibile menzionare tutte le iniziative che si sono intrecciate, rafforzando ognuna le altre. Di particolare rilevanza tre movimenti di carattere generale: 1. la mobilitazione dei lavoratori della sanità e la solidarietà che hanno raccolto dai lavoratori di tutte le altre categorie (a tal proposito è doveroso segnalare il presidio del personale sanitario alle Molinette di Torino per denunciare le condizioni di lavoro); 2. gli scioperi che il 30 aprile il Primo Maggio hanno interessato vari settori, primo fra tutti quello della logistica (con risultati importanti in particolare in Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Campania.); 3. le proteste e le manifestazioni che hanno messo chiaramente sul banco degli imputati Confindustria (come a Napoli e Pisa) e le istituzioni borghesi (la Regione Lombardia a Milano). Torino è stata attraversata dal breve corteo promosso dal SI COBAS e da un “corteo selvaggio” animato dai riders con le biciclette. Mobilitazione dei riders anche a Bologna. A Roma presidio dei movimenti per il diritto alla casa. Da Napoli, con numerose mobilitazioni nei quartieri popolari (Scampia, Sanità) promosse dagli organismi del territorio, a Trieste, dove la polizia è intervenuta per disperdere un presidio nel quartiere San Giacomo, la “Festa dei Lavoratori” è stata una giornata di lotta che ha perfettamente contraddistinto i due campi della società: il campo delle masse popolari e quello della borghesia imperialista. Prima del Primo Maggio, anche se spesso senza rivendicare alcun legame con la tradizione e i valori che esso incarna, in centinaia di città è andata in scena la protesta delle Partite IVA e dei commercianti che denunciano lo stato di abbandono da parte di governo e istituzioni. Esse sono la dimostrazione che lo scontro fra le classi è una condizione oggettiva e l’emergenza provocata dal Covid-19 lo acuisce spingendo tutta la società a posizionarsi o sotto la direzione della classe operaia oppure sotto la direzione della borghesia imperialista.

 

FASE 2

A quali condizioni lavorare? Tre strumenti per resistere nelle aziende

  1. Ci sono le condizioni di sicurezza? La FIOM ha elaborato una “check list” per i RLS, ogni lavoratore può usarla per verificare se ci sono o meno le condizioni di sicurezza.
  2. Attenzione alle mascherine! Costituire comitati di controllo operaio per verificare la validità dei DPI e segnalare sistematicamente casi di speculazione sui prezzi che spesso non sono neanche adeguate a proteggere dal contagio.
  3. Senza condizioni di sicurezza, astenersi dal lavoro, una guida per farlo. La guida e il modulo collegato preparati dai compagni della Camera del Lavoro dell’exOPG di Napoli raccolgono consigli di giuristi del lavoro su come “astenersi” dai lavori svolti in assenza di misure di sicurezza.

Sul sito del P.CARC i collegamenti a tutti i documenti

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